Cappella di S. Maria di Costantinopoli  Canosa
Cappella di S. Maria di Costantinopoli Canosa
Storia e dintorni

Il culto agreste tramandato dai nostri padri

Festa della Chiesa di Costantinopoli

Era il 1° Martedì di Marzo dell'Anno 733 quando approdò dall'Oriente, da Costantinopoli, l'icona di Maria SS. dell'Odegitria, che diventerà Patrona di Bari fino ad essere incoronata nel Febbraio del 1984 da Papa Giovanni Paolo II. Ho avuto la gioia di essere presente alla storica cerimonia, avvenuta alla presenza di numerosi Vescovi e Autorità civili a Bari e abbiamo in seguito elaborato un progetto formativo con la visita di alunni di Scuola e genitori in Piazza Odegitria nella visita della Cattedrale di Bari, dove è venerata l'icona. Sono le radici del culto a Maria SS. dell'Odegitria proveniente da Costantinopoli, che si diffuse nel territorio e germogliò nella Chiesa di Canosa, prima nella Cappella di S. Maria di Costantinopoli in periferia a Canosa e in seguito nella edificazione della Chiesa di Costantinopoli, che oggi rivive tra dimenticanze laiche il culto popolare della Festa di Costantinopoli. Un documento dell'Archivio Prevostale della Cattedrale San Sabino di Canosa di Puglia(BT), trasmesso dall'Architetto Michele Menduni da Firenze attesta nell'Anno 1637 al tempo del Prevosto Giacomo Siliceo le radici storiche ed ecclesiali: "per grande devozione per la Vergine Maria di Costantinopoli e della sua Chiesa sita fuori le mura della Città a Pietra Longa, fondata dai loro antenati ed onorati di servizi e di messe per le infinite grazie ricevute, volendo perpetuare tale devozione" e deliberando di donare un censo al Capitolo della Chiesa di San Sabino per "celebrare in perpetuo nella Cappella di S. Maria di Costantinopoli due messe cantate l'anno: l'una nel primo martedì di Marzo, l'altra nel martedì della terza festa della Pasqua di Pentecoste". Con l'amico Franco D'Ambra, avvalendoci della sua competenza dei siti agresti la Contrada PIETRA LONGA si individua presso Pozzo Lantenna, sulla via antica della Chiesa di Costantinopoli in direzione della via della Transumanza, dove si benedivano gli armenti e dove era rimasto il rudere di un menhir, che deriva nel lessico dal bretone men – hir , "pietra lunga".

L'icona dell'Odegitria approdata dall'Oriente e quindi legame di intercultura e unità cristiana, è presente nel Museo Bizantino Cristiano di Atene con la preziosa immagine della "Panaghìa Odeghetria", della "Tutta Santa" (pan-aghiòs) che "indica la Via", "odòs" (via) e "egheter" (guida). Nelle radici cristiane bizantine abbiamo riscoperto nel 2015 gli acronimi in greco dell'icona con gli studenti del Liceo Statale Enrico Fermi di Canosa, guidati dalla professoressa Giulia Giorgio con la condivisione della dirigente scolastica , professoressa Nunzia Silvestri, che stimò la valenza formativa ed il legame tra Scuola e Territorio tra Storia, Cultura, Arte e Religiosità popolare. Le lettere riportate sono il sigillo delle icone bizantine: ΜΡ ΘΥ, (trasl. Metèr Theoù), Madre di Dio. Dal Greco ci accostiamo al Latino della lapide storica dell'800, nel titolo della "Madre di Dio da Costantinopoli", "DEIPARAE DE COSTANTINOPOLI". Ma è la lapide documentale a ricordare a noi eredi e custodi il "rusticanum cultum" (il culto agreste), "a maioribus traditum" (tramandato dai nostri padri). Nella Cattedrale di San Sabino una lapide documentale del 1821 posta nella Cappella di Sant'Antonio attesta anche la devozione a Maria SS. di Costantinopoli ed invita il visitatore: "guarda attentamente e leggi diligentemente" (attente conspice ac diligenter perlege) "questi due tempietti ora dedicati a devozione di Santa Maria da Costantinopoli" ( nunc in honorem Sanctae Mariae e Costantinopoli ex devotione MDCCCXXI).

Nel 2015 incontrammo in Chiesa nonna Costanza ultraottantenne che disse. "oggi è il mio onomastico, e vengo in Chiesa ogni primo martedì di Marzo", nella memoria di un nome un tempo molto diffuso a Canosa. E con gioia incontriamo oggi primo Martedì di Marzo del 2018 la novantenne nonna Costanza, più infossata nelle membra, ma lucida e memore di quell'incontro con gli Studenti ed oggi gioiosa con l'incontro con il vescovo della Diocesi di Andria, Mons. Luigi Mansi all'uscita dalla Chiesa.Nella stessa il Vescovo, con don Saverio Memeo, ha celebrato la Santa Messa alle ore 11,00, con una grande partecipazione di fedeli di tutte le Parrocchie. Il Vescovo ha concluso la Liturgia Eucaristica auspicando che "il Vangelo si faccia preghiera". C'erano bambini, donne, uomini, famiglie ad attestare il culto "rusticanum" tramandato dai nostri padri e all'uscita dalla Santa Messa un sole primaverile di Marzo con l'azzurro del cielo ha fatto da cornice a questa Festa di Primavera.

La Chiesa del '700 di Maria SS. di Costantinopoli, riedificata nell'800, da parte del Canonico Benedetto Forina, diventò luogo di una festa di paese, fra tradizione e devozione, nel saluto della Primavera, tra l'erba verde dei campi di periferia e i mandorli in fiore, presso gli ovili degli allevamenti di pecore e capre, presso gli anfratti tufacei del sito, con il tufo a vista nell'esterno ed interno della stessa Chiesa. Il Canonico Benedetto Forina a devozione fece realizzare una pregevole statua di San Benedetto con il dito sulle labbra ad indicare la regola monastica del silenzio dei Benedettini riportata nel Cap. VI "De Taciturnitate", che educa all'uso della parola e alla spiritualità del silenzio. L''immaginario del popolo rievocava in dialetto nel passato il sapore in festa delle 'nocelline' e delle castagne al forno: "San Benedìtte / mànge le castàgne e stàtte cìtte" (San Benedetto, mangia le castagne e stai zitto). Alle nostre aspettative del restauro della statua il Parroco Don Saverio Memeo col sorriso ha risposto di "aver fiducia nella sua opera". Attendiamo!

Nella Chiesa è anche esposta e venerata la statua di Sant'Elena che regge la Croce: è la madre dell'Imperatore Costantino, venerata nella Chiesa di Costantinopoli, curata a devozione da una nipote del Canonico Forina, di nome Elena, nel 1933. La Santa regge la Croce in quanto portò da Gerusalemme a Roma le reliquie della Santa Croce. Una pregevole Cappella funeraria legata alla Chiesa custodisce le spoglie mortali di famiglie dei fondatori Forina, che meritano di essere conosciute e custodite nella parola iscritta sull'esterno: REQUIEM, dove il RIPOSO eterno è memoria e tradizione nel verbo "tradere". "Tramandare" non solo per ricordare la memoria, ma per rivivere le radici dei Padri, dell'Odegitria di Bari, dell'Oriente Bizantino, così radicato a Canosa e in Puglia. Abbiamo bisogno di fare Festa oggi, non tanto nelle ricorrenze consumistiche, ma soprattutto nei documenti e monumenti storici, nelle radici culturali e spirituali e nei valori cristiani, coesione di festa del Popolo. Manca la Festa del territorio, un tempo promossa dai Comitati civici, dal Comune, dalle Associazioni, ma la Festa rivive nella Processione dell'Icona dell'Odegitria nelle strade del quartiere alle ore 17,30 odierne. Siamo fieri e coltiviamo con dignità il nome di un rione e di una Chiesa che corrisponde al nome della Città di Costantinopoli, oggi Istanbul, in Turchia,nelle radici del Cristianesimo e nel legame di intercultura tra Oriente e Occidente. Il Canto dei Fedeli al mattino si è concluso con l'invocazione, che decodifica la radice lessicale greca della Madonna di Costantinopoli: "Santa Maria dell'Odegitria, indicaci la via di Gesù". È mezzogiorno, l'ora dell'Angelus, l'amico Sabino Mazzarella nel servizio volontario registra l'audio della Campana che rintocca a martello per tre, cinque e sette volte la preghiera mondiale dell'Angelo del Signore a Maria SS. AVE MARIA!
Buona Festa di Costantinopoli
Maestro Peppino Di Nunno
Madonna  CostantinopoliVescovo della Diocesi di Andria Mons. Luigi MansiSan Benedetto CanosaChiesa di Costantinopoli -CanosaNonna Costanza con il Vescovo Mons. MansiIl Parroco Don Saverio MemeoProcessione Maria SS. dell’Odegitria  CanosaFiori di devozione
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