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Politica

Le organizzazioni politiche lontane dall'elettore

La “babele” delle interviste televisive

In Italia, il nome dell'informazione, costruiamo "confusione" mediante lo "sfriguliare" di giornalisti (ormai immagine!) "e opinionisti" anch'essi (immagine) che presumono di "leggere" i pensieri o, meglio le parole dei vari leader politici. Campagne mediatiche che attraverso opportuni intercalati servizi giornalistici introducono o aggravano le "domande" e le "considerazioni" dei componenti inconciliabili spesso anche diffusori, a costo zero, dei propri testi. È un mezzo per legare ai piccoli schermi: sfaccendati, disoccupati, pensionati, casalinghe provocando più reazioni che riflessioni. La mancanza di riflessione genera o un pensiero disarmante di rassegnazione o una rivendicazione di un popolo incapace di discernere ma, sospinto ad un unico pensiero "tutti fuori". È la spinta "popolistica" allo sfascio radicale piuttosto che alla riconsiderazione serena, dialogante e migliorativa. È come essere in una "guerra distruttiva" piuttosto che ad un composizione ragionata e conciliativa. Ma... non sarebbe più utile sovrastare la ragione all'istinto? Terminato il "gossip" politico da un avvio certo (!), claudicante per le riserve che sottendono ad un programma concordato il cammino sarà spedito? La necessità di una regia conciliativa fa sorgere i dubbi per cui alla speranza di un cambiamento sicuro si aggiunge il timore di un'ulteriore sfiancamento sociale. La colpa è delle organizzazioni politiche da anni verticistiche, lontane dall'elettore.
Domenico Di Pinto
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