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Scuola e Lavoro

Iva, per la Puglia un peso da oltre due miliardi di euro

Lo studio di Confartigianato Imprese Puglia

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Il gettito Iva in Puglia ammonta a 2 miliardi 284 milioni. E' quanto emerge dalla seconda indagine sulle dichiarazioni Iva, condotta dal Centro Studi di Confartigianato Imprese Puglia su dati del Dipartimento In particolare, l'anno scorso in Puglia, sono state presentante, per via telematica, ben 340.630 dichiarazioni Iva da parte di lavoratori autonomi, ditte individuali e società pugliesi. Rappresentano il 6,34 del totale nazionale delle dichiarazioni (5.373.864). Rispetto all'anno precedente sono state 25.202 in più, registrando così un incremento dell'8 per cento.

Il volume d'affari dichiarato è diminuito di 3,2 miliardi di euro, pari ad una flessione del 4 per cento: da 79,9 miliardi a 76,8. Il totale degli acquisti e, in piccola parte, delle importazioni, risultante da 306mila dichiarazioni, ha superato i 61 miliardi, con una media di 199mila euro, ma in calo del 12,6 per cento rispetto al dato precedente (228mila euro). La somma dei versamenti periodici, degli acconti e del saldo, risultante da circa 215mila dichiarazioni, fornisce l'ammontare dei versamenti totali che hanno superato i due miliardi, con una media di 10.628 euro (nel 2012 era di Il valore aggiunto fiscale si aggira attorno ai 15 miliardi e mezzo. L'Iva di competenza, intesa come saldo tra Iva a debito e Iva detraibile, segna un rialzo del 4 per cento e supera il miliardo e 638 milioni. L'imposta dovuta ha raggiunto i 2,4 miliardi, in crescita di 56 milioni, pari al 2,4 per cento in più rispetto all'anno precedente; mentre quella a credito (quando la differenza tra Iva a debito e Iva detraibile risulta negativa) si è fermata a 787 milioni. Il totale dell'Iva dovuta è stata di 526 milioni, in aumento del 7,4 per cento, (l'anno prima era di 490 milioni); mentre quella a credito è stata di poco superiore al miliardo e mezzo.

Sono stati richiesti a rimborso 144 milioni, in calo del 17 per cento, rispetto all'anno precedente (173 milioni). La richiesta è pervenuta da oltre duemila contribuenti, per una media di 62mila euro. Aumenta, di poco, il «credito utilizzato in compensazione nel modello F24» (cosiddetta compensazione orizzontale) che ammonta a 1,4 miliardi. A partire dal primo gennaio 2010, le disposizioni del decreto legge 78/2009 hanno previsto la possibilità di compensare i crediti Iva superiori a 10mila euro a decorrere dal giorno 16 del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione annuale (per i crediti superiori ai 15 mila euro si ha anche l'obbligo di chiedere l'apposizione del visto di conformità).

«Questi dati, elaborati dal nostro Centro studi regionale – spiega Francesco Sgherza, presidente di Confartigianato Imprese Puglia, – dipingono uno scenario di non immediata comprensione. Quello che è certo è che, ancora una volta, l'incremento dell'imposizione fiscale, in questo caso tramite l'aumento dell'Iva, si è rivelato un'arma a doppio taglio. La sostanziosa crescita del numero delle dichiarazioni nella nostra regione è un segnale positivo – sottolinea – ed è indicativo del fatto che il tessuto produttivo pugliese, nonostante la congiuntura economica, è ancora vitale e può contare anche sull'apporto di tanti lavoratori autonomi e professionisti. Non v'è dubbio – aggiunge il presidente – che la crisi, se da un lato ha prodotto una drastica riduzione del lavoro dipendente subordinato, dall'altro ha portato ad una sempre maggiore attenzione alle iniziative di autoimprenditorialità, peraltro oggetto di interessanti sostegni finanziari anche a valere sui fondi comunitari. Tuttavia – prosegue – a questo incremento nel numero delle dichiarazioni non corrisponde un equivalente aumento del volume d'affari, che anzi è in evidente calo, esattamente come l'entità degli acquisti, la cui caduta verticale è quasi interamente riferibile al mercato interno. E' più che mai necessario agire per spingere nella direzione della ripresa dei consumi specie di quelli interni, non soltanto attraverso i recenti tentativi di incremento del potere d'acquisto, ma anche attraverso la riduzione percentuale della stessa Iva, il cui incremento fino al 22 per cento – conclude Sgherza – ha comportato più effetti collaterali che benefici».
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