Ospedale di Canosa
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Comitato Cittadino Spontaneo B619:"un'intera città è stata illusa della salvezza del suo ospedale"

Non si può credere, ci si ferma al chiedersi perché della scelta di chiudere la pediatria canosina. Eppure Elena Gentile in primis ha visitato i reparti a Canosa

Elezioni Regionali 2020
Diceva Totò: "Siamo uomini o caporali?" Il messaggio, sintetizzato in una singola frase, è eloquente. Suonano infatti strane le parole di Elena Gentile, attuale assessore regionale alla Sanità, dopo che ha sostituito da qualche mese Ettore Attolini, "silurato" dalla giunta Vendola. Il dialogo sembrava avere più spessore, senza nulla togliere al predecessore, anche e soprattutto per la vicinanza della Gentile al territorio canosino, essendo lei nota esponente politica cerignolana. Ma quelle rassicurazioni sul cosiddetto "piano di riordino ospedaliero" sono – per voler essere lievi – una montagna di non verità.

Più che riordino trattasi di confusione, quasi che il piano sia stato stilato da scimmie ammaestrate nel cliccare tasti di una macchina da scrivere. Scelte a dir poco incompetenti o scellerate. Siamo al paradosso: sulla costa restano aperti Bisceglie e Barletta, con la poco distante Andria a fare da avamposto nell'entroterra. Tre ospedali che distano pochi chilometri l'uno dall'altro, lasciando l'interno composto dalle varie Spinazzola, Minervino, Canosa e San Ferdinando in balia di sé stesso.
Non si può credere, ci si ferma al chiedersi perché della scelta di chiudere la pediatria canosina, con una squadra attiva di 16 medici facenti capo all' ospedale di Andria ed alternabili tra le due aree. Le motivazioni sono fallaci: per farla breve "non c'è personale". Da quando 16 dottori sono pochi per due ospedali, di cui uno dei due (quello rimasto aperto, ovviamente) presenta condizioni alquanto fatiscenti?

E che dire di ortopedia, invece: a Canosa in un anno sono stati compiuti gran parte degli interventi di fratture di femore nell'anziano sul totale dell'intera provincia. Ciò non è bastato: quali sono questi motivi misteriosi, interessi e riverenze per accontentare il nome altisonante di turno? Senza ipocrisie lo si può tranquillamente dichiarare, evitando pagliacciate che spettano ai circensi.
In pratica Canosa, contrariamente alle più rosee previsioni dovute ad azioni lievi e forti che hanno fatto da corposa cassa di risonanza, si è vista spogliata giorno dopo giorno del suo patrimonio. Presa in giro come un pubblico che assiste impotente alle torte in faccia scagliate contro dai clown.

Un'intera città è stata illusa della salvezza del suo ospedale. In più riprese, da oltre un anno. Donne, bambini, anziani e anche amministratori: tutti insieme hanno manifestato uniti e compatti, per muovere le acque e rallegrarsi delle risposte, del tempo guadagnato, delle speranze e delle corsie preferenziali. Corsie meritate da Canosa, polo centrale e centralizzato della provincia BAT.
Canosa, quantomeno fino ad un anno fa, disponeva di un nosocomio funzionale e funzionante. Lo stesso è stato però mutilato gradualmente, sotto l'ossimoro del rumoroso silenzio che si tende a mantenere per tenere a bada gente che, alle spalle, viene tradita e capace di esplodere una volta scoperto l'inganno.

Eppure Elena Gentile in primis ha visitato i reparti a Canosa, Vendola ha inaugurato persino quello di ostetricia e ginecologia nel 2009 con una vasca che altre strutture avrebbero invidiato. Milioni di Euro per mantenere l'eccellenza (quella ora lasciata solo a qualche polo particolareggiato), per permettere ai canosini di vantarsi, per una volta, di un orgoglio in un settore che esula da quello archeologico (e anche su questo ci sarebbe da discutere).

Con tutto il rispetto, sono stati aperti reparti dai nomi fantascientifici a Barletta (per ironia del destino, a capo di uno di quelli c'è proprio il presidente del consiglio comunale canosino). Ma quelli "essenziali" (ovverosia quelli che qualsiasi ospedale dovrebbe detenere) vengono chiusi a Canosa per essere dislocati, soprattutto, ad Andria. Una mossa astuta, complimenti: si ribadisce - senza discutere alcunché verso l'operatività del poliambulatorio del capoluogo – che questa operazione, tutt'altro che chirurgica e precisa, va a sovraccaricare una struttura che sostiene già il peso di 100.000 individui residenti nel solo comune di Andria.
Aggiungerne altri cui prodest? Affievolirebbe il flusso di emergenze e degenti? Logicamente no.

Tempo fa si rimaneva indignati quando malati anche contagiosi rimanevano nei corridoi esposti ad ogni agente atmosferico. E ora introduciamo questa tradizione nella BAT? Si è già pensato di montare appositi letti a castello, per caso? Dove andranno a finire persone che provengono da Minervino, Spinazzola, Canosa, San Ferdinando? Direttamente negli obitori o straborderanno anche quelli, mostrando al pubblico cadaveri in decomposizione? Già, cadaveri. Come quello di una bambina curata male proprio al nosocomio andriese, rimandata in fretta e furia a casa perché "non era un caso urgente". Tragica fatalità.
O troppi casi da gestire, chi può dirlo.

Canosa quindi permane "un paese per vecchi", depauperato e bistrattato. Medicina e geriatria permangono (a questo punto chissà per quanto altro tempo e in quali condizioni).
Ma gli interventi non saranno più possibili e nella zona dedicata agli anziani sono al servizio appena quattro specialisti. Ora bisogna percorrere almeno 25 km in auto per giungere in ospedale in caso di gravi ferite da operare, quando ormai si è rimasti dissanguati dopo rotture di acque di gestanti o profonde ferite di contadini.

I "perché" vengono snobbati con mancate risposte o con sorrisini che celano un "prendere tempo" che ora non garantisce più fiducia. Persino Giovanni Gorgoni, il gran capo dell'ASL BAT, da sempre attento e vicino alle sorti del "Caduti in Guerra", non si è reso conto che i 10 giorni predetti sono passati e le porte di ostetricia e ginecologia sono serrate. L'avanguardia degli strumenti annullata con una carta bollata, l'efficienza dei parti sparita. Solo una nascita su tre avveniva con cesareo a Canosa, contro le percentuali del 45, 50 e 60 rispettive di Andria, Barletta e Bisceglie.
Statistica che abbassava la media provinciale, dando modo di dimostrare quanto, stando a ritmi, il reparto fosse più esperto nell'evitare un rischioso intervento per madre e nascituro.

Niente più dottori, niente più personale esperto. Solo desolazione, voluta da gente che si erge superiore solo per il potere che detiene. Un gioco al massacro nei cui confronti non si può rimanere inerti. Si dimostra che Andreotti vedeva lungo nel "pensar male: si faceva peccato, ma spesso la si azzeccava". D'altro canto sbagliava nel dire che "il potere logora chi non ce l'ha". Più logoro è chi del suo potere si fa forte. I cittadini diventano marionette nelle mani dei loro rappresentanti. Che, in realtà, da rappresentare hanno ben poco.
I fili si stanno spezzando.



Marco Tullio Milanese – Ciro Franza
Comitato Cittadino Spontaneo B619
a tutela dell'Ospedale di Canosa di Puglia
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