Etiopia
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Italiani brava gente (mica tanto)

Si celebra la Giornata della Memoria in Etiopia

Il 19 febbraio si celebra la Giornata della Memoria in Etiopia, si ricorda la strage di Addis Abeba, in cui persero la vita, per mano di nostri connazionali, un numero imprecisato di etiopi, che secondo le fonti più attendibili si attesta intorno ai 3000. L' Italia conquistò l'Etiopia nel corso della guerra del 1935-36. Il 19 febbraio 1937, a seguito di diversi atti dimostrativi, il viceré decise di regalare delle monete d'argento ai bisognosi della capitale, in onore della nascita del primo figlio di Umberto II di Savoia, Tuttavia, nel corso dell'evento alcuni rivoltosi, nascostisi tra i bisognosi, lanciarono diverse bombe a mano sulla schiera di generali presenti, misti tra italiani ed etiopi, provocando grande scompiglio. Vi furono alcuni morti e diversi feriti. La reazione del regime fu, naturalmente, violentissima, e vennero schierate le camicie nere, che uccisero migliaia di civili e diedero fuoco a interi quartieri, aiutate anche dai civili italiani fagocitati dal regime. L'esercito improvvisò dei campi di concentramento, dove deportare tutti gli Eritrei in possesso di armi, mentre le strade, per tre giorni, furono un vero e proprio bagno di sangue.

Naturalmente questo evento, oltre a generare il malcontento nella popolazione autoctona, diede una scusa agli Italiani per aumentare il controllo. Purtroppo, negli anni il regime commise atti contro ogni tipo di diritto umano. Ciò che più spaventa della strage di Addis Abeba, a distanza di 84 anni, è l'indifferenza e il tentativo di insabbiamento che l'Italia ha cercato di protrarre per decenni. Peraltro, tale pratica è stata messa in atto nei confronti di tutta la campagna in Etiopia e in Africa in generale. Secondo molti nostri concittadini, i crimini nel Corno D'Africa non sono mai stati commessi e, anzi, sono stati i "poveri Italiani a subire". Solo nel 1996, lo Stato Italiano ammise di aver utilizzato gas nervini durante gli scontri con gli abissini. Tuttavia, nonostante tutto ciò, soltanto negli ultimi anni tali argomenti sono giunti all'opinione pubblica, iniziando timidamente a comparire anche nei libri di storia.

Una simile omertà è figlia del giustificazionismo e del revisionismo storico che gli Italiani fanno su loro stessi, soprattutto negli ambienti di destra. Oggi lo stesso principio porta la nostra popolazione a non interrogarsi sulle condizioni degli immigrati nei centri di accoglienza o rende così semplice puntare i riflettori contro l'ultimo straniero, quando si verifica un furto e/o un omicidio. Perché tutto questo esercizio sulla Giornata della Memoria in Etiopia? Per imparare dai nostri errori, ed anche perché, come tutte le Giornate in cui si Ricorda... Chi dimentica è complice.

Dobbiamo ricordare le nefandezze commesse per non voltarci più dall'altra parte, soprattutto quando vediamo l'ennesimo episodio di razzismo. Dobbiamo imparare ad interrogarci (positivamente) sulle condizioni degli immigrati e su ciò che succede loro una volta arrivati qui. In Italia, il razzismo è un retaggio culturale e va molto oltre gli insulti per strada o la tifoseria calcistica di due partiti di destra. Il razzismo in Italia è congenito ed ereditario, colpisce chiunque non appartenga alla ristretta cerchia di affetti di cui siamo circondati. Il campanilismo, il nonnismo e la paura dell' "uomo nero" sono facce dello stesso mostro e devono essere sconfitte congiuntamente. La lotta al razzismo, che ognuno può portare avanti lavorando in primis su se stessi, è in Italia tra le più difficili da combattere, poiché questo male è radicato nel corpo sociale come un cancro. Lo stivale è incrostato di fango, come quello degli immigrati che lavorano in condizione di schiavitù nelle nostre bellissime campagne.
Danilo Dell'Aere
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