Coronavirus
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Covid: crolla la speranza di vita (?) 

Le riflessioni di Danilo Dell'Aere

Il rapporto curato dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane dimostra che l'epidemia da Covid-19 ha bruciato nel giro di 15 mesi la speranza di vita conquistata dagli italiani negli ultimi 10 anni. Non solo, nel caro prezzo pagato dal Paese alla pandemia entrano pure l'aumentata mortalità per cause come demenze e diabete (sempre i soggetti deboli subiscono l'urto maggiore) e il crollo del Pil di almeno 5 punti percentuali in un anno.

Questo è quanto emerge dal nuovo Rapporto curato dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane che opera nell'ambito di Vihtaly, "spin off" dell'Università Cattolica di Roma. La riduzione della speranza di vita della popolazione è stata calcolata in -1,4 anni, con punte di -2,6 in Lombardia tra gli uomini e -2,3 in Valle d'Aosta tra le donne.

A livello nazionale la variazione tra il 2019 e il 2020 di questo indicatore è stato pari a -1,4 anni per gli uomini e -1,0 anni per le donne. Il documento mostra poi che lo scorso anno in Italia ci sono stati oltre 746 mila decessi, "un numero elevato osservando la serie storica degli ultimi 10 anni, con un incremento di oltre 101 mila decessi rispetto all'anno precedente".

L'analisi della mortalità da Covid, resa attendibile dalla strutturazione per età della popolazione, evidenzia che la Valle d'Aosta (246,1 decessi per 100.000 abitanti) e la Lombardia (208,6 per 100.000 abitanti) hanno sperimentato una mortalità più che doppia rispetto a quella media nazionale (103,9 per 100.000abitanti).

La pandemia ha concorso al peggioramento delle condizioni di salute di persone in condizione di particolare fragilità, come dimostra l'aumento, rispetto alla media 2015-2019, di altre cause di morte, quali demenze (+49%), cardiopatie ipertensive (+40,2%) e diabete (+40,7%).

Il Rapporto sottolinea che "le conseguenze della pandemia sull'economia sono state devastanti: nel 2020 il Pil è diminuito del 5,1% rispetto al 2019, a causa, in parte, del rallentamento delle attività produttive e dei consumi. Le attività che hanno subito maggiormente la crisi sanitaria sono quelle relative ai settori legati al turismo e alla cultura con una riduzione del 19% rispetto al 2019." Credo sia il momento ideale per ricordarci che lo Stato è ognuno di noi e che per la ripartenza è necessario essere coesi e fare la nostra parte.
Danilo Dell'Aere
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