San Matteo: Patrono della Guardia di Finanza

Dal Museo Storico, una pagina documentale

venerdì 21 settembre 2018 18.03
Nel Centenario della Grande Guerra e nella ricorrenza di San Matteo, Patrono della Guardia di Finanza evochiamo una pagina documentale tratta dal Museo Storico. Il maggio 1915 era un momento poco felice per gli Stati dell'Intesa, che si ritrovavano sulla difensiva su tutti i fronti. La situazione strategica del "nostro Esercito, che pur sovrastava per consistenza quello nemico, non era felice in quanto le quattro Armate che lo componevano dovevano affrontare la battaglia su un fronte di circa 690 chilometri", difficile per asperità naturale e pericoloso per la sua conformazione a doppio semicerchio, conformazione che poteva favorire la penetrazione avversaria su uno dei due salienti, come puntualmente avverrà nel maggio 1916 e nell'ottobre 1917. La Guardia di Finanza partecipò al conflitto con un contingente piccolo rispetto all'immane massa dei combattenti italiani, ma rilevante se paragonato al suo organico. Si trattava di un contingente di 12.000 finanzieri (il 40% dell'organico del Corpo) inquadrato in 18 battaglioni (ridotti nel 1916 rispettivamente a 9 e 2 e 9.000 uomini) impegnati sui vari settori del fronte italiano ed in Albania. I rimanenti furono impiegati nell'interno del territorio, in Tripolitania e nel Dodecanneso negli ordinari compiti di servizio e nella difesa costiera. Anche nella ingente massa delle Forze Armate italiane questo relativamente piccolo gruppo, idealmente raccolto attorno alla sua giovane bandiera (consegnata al Corpo dal Re il 2 giugno 1914) si fece onore e diede un contributo non secondario alla vittoria.

Il 21 settembre, la Guardia di Finanza festeggia il Patrono San Matteo. La memoria del 21 settembre del Santo è tratta dal martirologio geronimiano del VI sec. . Matteo, il pubblicano, detto anche Levi (Mc 2,14; Lc S,27) passò dal banco delle imposte alla sequela del Maestro Gesù che gli aveva detto: "Vieni e seguimi" (Mt cap. 9, 9). Il documento papale che attesta il riconosciuto patrocinio, reca la data del 10 aprile 1934 ed è firmato dal cardinale Eugenio Pacelli (futuro Papa Pio XII). Il Pontefice che accolse l'istanza avanzata dal Comandante Generale e sostenuta dall'Ordinario Militare del tempo era Pio XI.

SANCTUS MATTHAEUS APOSTOLUS ET EVANGELISTA ITALORUM MILITUM AERARIAE REI TUENDAE PATRONUS CONSTITUITUR. - PIUS PP. XI.

Nel titolo e nel testo l'appellativo dei Finanzieri evoca "i Militari dell'Erario". Il lemma latino della "res aerariae", rimanda nelle radici alla lingua latina della Chiesa e alla civiltà latina dell'Antica Roma, dove l'erario, aerarium, costituiva le casse dello stato, come riportano Cicerone e Tacito: "pecuniam in aerarium referre o redigere" (portare denaro nelle casse dello stato). Fu il Comandante Generale dell'epoca, Luigi Cicconetti, (supremus dux militum) ad inoltrare alla Santa Sede Apostolica la richiesta del " riconoscimento di un celeste patrono, come le altre Forze Armate" del Regno d'Italia , come attesta il documento papale: exponendum Nobis curavit dilectus filius supremus dux militum rei aerariae praepositorum in Regno Italico.

"Questi militari, in luoghi alpestri ai confini della patria o lungo i lidi dei mari, spesso menano vita durissima o piena di pericoli" (in alpestribus locis ad patriae fines sive ad maris litora, asperrima saepe et periculis plena ducitur vita); "sostenuti dai loro Comandanti hanno tuttavia bisogno del Divino conforto e in maniera particolare di protezione celeste" (divino tamen solacio ac caelesti praesidio peculiari modo indiget).

Pertanto "con la pienezza del Nostro Potere Apostolico" (Apostolicae Nostrae potestatis plenitude), "abbiamo deliberato di esaudire" (exaudire decrevimus) la domanda del Comandante Generale dei sopra detti Militari, "affinchè abbiano un intercessore presso Dio" (ut habeant apud Deum intercessorem). "Costituiamo e dichiariamo Celeste Patrono presso Dio del Corpo dei Finanzieri Italiani l'Apostolo ed Evangelista S. Matteo che, come si legge nel Vangelo, prima di essere chiamato dal Nostro Signore Gesù Cristo alla Sua sequela, esercitava le funzioni di pubblico esattore dei redditi dello Stato" (S. Matthaeum Apostolum et Evangelistam, qui, ut legitur in Evangelio, antequam a Christo Domino ad sui sequelam vocaretur, publicani munere fungebatur, italorum militum aerario praepositorum caelestem apud Deum Patronum constituimus ac declaramus).

Il tempo rievoca la memoria e si fa storia; l'oblio si fa meditazione e diventa educazione. Alla Direzione del Museo Storico della Guardia di Finanza di Roma, al Maggiore Gerardo Severino; al concittadino, Generale di Divisione Vito Augelli, Comandante Regionale Puglia della Guardia di Finanza; al Gruppo Guardia di Finanza di Barletta, al Colonnello Maurizio Favia; a tutti i militari canosini delle Fiamme Gialle operanti in Italia e all'estero:Onore all'impegno, al servizio, alla dedizione, al sacrificio di oggi della Guardia di Finanza!
Cav. Giuseppe Di Nunno