Stilus Magistri

In una civiltà dove la tecnologia digitale, lascia poco spazio alla manualità!

Apprezzo il mondo della scuola elementare e media, dove scorgo tante maestre

In una civiltà dove la tecnologia digitale, essenziale per il progresso, lascia poco spazio alla manualità, avvertiamo l'esigenza di riscoprire il valore delle mani come espressione dell'Homo Faber, presente nella filogenesi dell' Homo Sapiens. Cinquanta anni fa tra sartorie, fabbri e vasai la manualità era un fondamento culturale a cominciare dai bambini e dalla calligrafia, presente come disciplina nella Pagella scolastica.

E' meraviglioso leggere l'Archivio storico del Comune nell'800 e nel 900 e apprezzare la scrittura degli atti pubblici, dove la mano sembra un computer . Manualità è anche arte, gioco, individualità che porta la firma del soggetto e non possiamo pensare ad un futuro tecnologico che deprima questa connotazione dell'intelletto.
Sembra a volte un aspetto riservato all'età infantile, ma abbiamo bisogno sempre di decoratori, di orafi, di artigiani, di musicisti, ... di bambini che sappiano ancora fare un aquiolne e giocare, sognare, imparare e far parlare il proprio Io.

Apprezzo il mondo della scuola elementare e media, dove scorgo tante maestre (i maestri nel genere maschile sono in estinzione!) brave e capaci di far parlare anche le mani dei nostri bambini.


Diamoci le mani!
Un aquilone per studiare
Tra i banchi di scuola si leggono i libri,
sui banchi di scuola si scrivono i libri,
pagine del sapere che scoprono la nostra cultura,
pagine del sapere che scoprono la nostra natura.

Ma non basta il sapere,
occorre il saper fare
perché in ogni bambino c'è l' homo faber,
due mani dentro l' homo sapiens
non solo per digitare, ma anche per fare
a cominciare dall'arte della scrittura e del disegno
che negli antichi popoli sono un profondo segno.

Oggi a scuola ragionando in una lezione
abbiamo appreso una bella invenzione
quando gli antichi Cinesi fecero l'aquilone.

Così il giorno dopo abbiamo fatto un aquilone
piccolo e fragile nella sua dimensione
con un foglio bianco di carta
quasi il vestito di una sarta,
piegato con geometria in diagonale,
ritagliato nella coda a spirale,
decorato nella faccia inferiore,
rinforzato nei bordi anteriori
fissato in equilibrio ad un filo di cotone
con l'intrepida attesa di vederlo in azione.

Così come le ali di Icaro,
nel sogno geniale di Leonardo
correndo in giardino al soffio del vento
con la gioia creativa della mente
vola nell'aria il piccolo aquilone
svolazza, ricade, gioca e risale
col battito delle mani in finale.

Vestita di azzurro la Scuola è anche un sorriso,
il sorriso dei bambini è il più bello,
forse domani crescendo non avranno più tempo.
Se pensiamo che non c'è tempo nei Programmi
ricordo le parole di Gioacchino Petracchi
dove l'animo di un bambino per sapere si emoziona,
dove l'animo di un bambino per sapere si affeziona
e non è solo una pura intelligenza.

Se pensiamo che non c'è tempo per il sorriso,
allora domani verrà anche la noia di imparare
e resterà solo il comando di imparare
e nessun bambino dirà più "che bello studiare!"
Sapere, saper fare, saper essere ,
sapere nella storia di un aquilone,
fare con le mani questa invenzione
sorridere ed esultare entusiasti
vedendo alla fine una pagina di scuola
volare sopra le ciglia nell'aria
intelligente, libera, felice… -
Ciao Bambini! - in alto vi dice.

Canosa di Puglia, 19 gennaio 2009


maestro Peppino Di Nunno (stylus magistri
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