Stilus Magistri

Il soldato innamorato al bivio di Tirana

Memoria dei deportati militari nei campi nazisti

Il 27 gennaio, l'Italia ha celebrato la memoria dello sterminio degli Ebrei nella dignità di questo popolo legato alla nostra storia, riflettendo sui crimini compiuti "nel cuore dell'Europa cristiana" violentando il progresso e i valori, che ancora oggi insegnano a tutti ed educano le nuove generazioni. Ma non abbiamo ascoltato riflessioni e documentazioni sui "deportati militari italiani nei campi nazisti", dopo l'Armistizio del Settembre 1943. Non è solo un richiamo della coscienza civile, morale e storica dei Soldati italiani rimasti fedeli allo Stato e alla Patria, ma un vincolo giuridico della stessa Legge del Parlamento Italiano che istituisce la Giornata della Memoria. Infatti, la Legge 20 luglio 2000, n. 211 sancisce l'Istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. La legge composta da due soli articoli così prescrive all'art. 2: "In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all'articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell'Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinchè simili eventi non possano mai più accadere".

Nella memoria "...e dei deportati militari italiani nei campi nazisti", abbiamo svolto un'offerta formativa agli Studenti del Biennio dell'Assemblea d'Istituto del 27 Gennaio scorso del Liceo "Enrico Fermi" di Canosa, con l'accoglienza del coordinatore Professor Sabino Facciolongo e della Dirigente Professoressa Nunzia Silvestri tra Scuola e Territorio e soprattutto con la meritevole partecipazione e condivisione dei giovani studenti con cui abbiamo fatto lettura dei documenti storici di un Soldato canosino Lomuscio Giuseppe, deportato e legato a sua moglie e ai suoi genitori attraverso le cartoline postali inviate dal Campo di prigionia militare del Lager-Bezeichnung a Nord delle Germania nella Regione Wohsen. Era una posta controllata e soggetta alla censura del "prisonnier de guerre", come leggiamo in tedesco e francese in una cartolina postale. In questa Memoria è auspicabile lasciare una traccia permanente oltre il giorno del 27 intitolando una strada quale "VIA DEI DEPORTATI MILITARI", riconoscendo la sensibilità dell'Amministrazione Comunale nei confronti della storia dei singoli deportati di Canosa di Puglia(BT). Molti morirono nei Campi di prigionia nei duri lavori coatti, altri tornarono in patria e nella terra nativa nella propria famiglia, come avvenne anche per mio padre Giovanni del 1920, dato per morto senza corrispondenza. Questa memoria dei deportati militari ci lega ai Militari e all'Esercito Italiano di oggi, che non devono essere avocati solo quando intervengono nella Difesa o nelle operazioni di pace all'Estero, o nella Sicurezza di Milano o di altre Città, o nell'alluvione di Firenze, o nel salvare le vite umane nel recente tragico Terremoto e nell'emergenza dolorosa della nevicata, accanto agli "eroi" delle Forze Armate, Professionisti del Soccorso. Oggi nei giorni della Memoria vogliamo sfogliare la pagina di storia di una testimonianza di Soldato italiano, nostro concittadino, prima dell'Armistizio del Settembre 1943 e prima della Deportazione nei campi nazisti. Il soldato Giuseppe Lomuscio, come attesta il foglio matricolare, "soldato di leva classe 1920, contadino di Terza Elementare, arruolato il 9 Marzo 1940 nel 4° Reggimento di Genova Cavalleria", lascia la traccia di una fotografia in divisa nello studio fotografico di Roma in Via San Martino della Battaglia. In una licenza a Canosa del '42 si era sposato alle ore sei del mattino, quasi come 'fuggitivo', ma con tutte le regole, perché non c'era tempo da fare festa ed era ripartito come il "soldato innamorato", sbarcando da Bari a Durazzo, nella Campagna di Grecia. Il ricordo delle nozze e dell'amore è ancora vivente nella testimonianza della cara moglie Savina Morra di 93 anni, cui porgiamo la nostra onorificenza di popolo e di studio di storia.

Approdando in Albania, dove i Militari italiani hanno lasciato un ricordo di stima per il dialogo con la popolazione, se pure in clima di guerra, il Soldato Lomuscio invia una foto quale " ricordo del bivio di Tirana, Albania", come documenta la segnaletica alle spalle nella foto indicando la città di "MAZZARS" e come è scritto a matita sul retro della foto. Un'altra foto del Soldato risale al giugno del 1943 come è datato sul retro: "6 / 43 XXI" (era l'anno dell'Epoca Fascista); dopo tre mesi i 600.000 soldati italiani saranno disarmati, arrestati e deportati.Ma il Soldato innamorato canosino Lomuscio Giuseppe, che resta nel nome del nipote Giuseppe, mio ex alunno di Scuola, lascia la firma sulla foto dedicata ai suoi genitori: "un piccolo ricordo del vostro figlio, Peppino". È il ricordo che dedichiamo a tutti i genitori dei figli partiti "sotto le armi"e che dedichiamo oggi nella Memoria ai figli dei figli, ai giovani" in modo da conservare nel futuro dell'Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinchè simili eventi non possano mai più accadere". Costruiamo la pace, il progresso, la convivenza civile interculturale e la sicurezza del nostro Paese e dell'Europa!
Maestro Peppino Di Nunno
soldato Giuseppe Lomusciosoldato Giuseppe Lomusciosoldato Giuseppe LomuscioPrigionieri di guerraPrigionieri di guerraDal Campo dei prigionieri di guerraLettera al figlio,Soldato Lomuscio Giuseppe
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