Stilus Magistri

Il dialetto canosino sale in cattedra

I liceali leggono Omero e Filostrato

Nella presentazione del saggio linguistico "Sulle vie dei ciottoli del dialetto canosino" avvenuta nella Biblioteca comunale il 4 febbraio scorso con la partecipazione delle Istituzioni e Associazioni cittadine, il dialetto canosino è stato consegnato al paese con la storia del territorio, con la cultura popolare, approdando alla lingua italiana, all'etimologia del lessico dialettale, alle ricerche filologiche in latino e in greco, che ci hanno fatto riscoprire le radici sulla linea del tempo. Abbiamo ritrovato per esempio la "ferula" romana dallla "fréule" manesca; il genius cucullatus dal "Munecacìdde" della grotta tufacea sotterranea e del bosco del Veneto; il "mustriculum" romano per topi dal "mastrìlle" delle case del '900; l'askos caprino di Ulisse dalla "pédde del la crèpe" dei nostri nonni prima della Grande Guerra; la trottola dell'Olimpo dell'Antica Grecia dal "cùrle" dei giochi di una volta; "li cumbìtte de Selemòne" della bancarella di ze' Luigi ai cannellini di Sulmona portati da mia nipote Maria Rosa; il "lapis" d'Italia; il folleto delle Regioni d'Italia. Ed il verso delle cicale estive degli ulivi, da me ritrovato nei testi, è salito in cattedra, insieme alle radici elleniche del nome canosino di Maria Fonte, con la lettura dei passi da parte dei liceali della Classe 3 G, Sezione del Classico del Liceo Fermi di Canosa, con la guida autorevole della docente di Lettere, Prof.ssa Giulia Giorgio. È stata una meritevole partecipazione dei giovani Liceali, presenti e artefici della lettura dello studio che ha portato in cattedra il dialetto canosino: "grazie ragazzi!".

È stato "quasi teatro", come ha scritto il giornalista Paolo Pinnelli, insieme all'amico Bartolo Carbone, ma questo è stata la metodologia delle drammatizzazioni a Scuola di un dialetto che si fa teatro popolare, come avviene in tanti ambienti. Ringrazio quanti hanno concorso da tempo a valorizzare il dialetto canosino e che sono citati nel libro. Ringrazio per la presenza il Sindaco, l'Assessore alla Cultura, la Pro Loco, la Fondazione Archeologica Canosina, Mons Felice Bacco, la resdazione de " Il Campanile", la Biblioteca Comunale e Canosaweb, il primo portale cittadino. Ringrazio quanti hanno espresso condivisione del libro, come la BCC di Canosa-Loconia, a seguito della presentazione e gli inviti da Scuole di Canosa, di Andria, dai nostri Canosini trapiantati a Torino, tramite Fernando Forino e a Milano. Per il momento… sono costretto a sospendere il mio servizio agli inviti, impedito fisicamente e travagliato per una rovinosa e dolorosa caduta, precedente alla presentazione. Speriamo e preghiamo di superare, percorrendo questa Quaresima, giungendo a Gesù Risorto e alla filastrocca delle uova pasquali e du "Benedìtte" a tavola con le "scarcelle" riscoperte in una ricerca storica, ricordando "u celéppe" che montavo a mano da ragazzo con mia madre Rosetta, che saluto…. ma bisogna aspettare il sacerdote per la benedizione della casa!

Quel verso delle cicale degli ulivi canosini e pugliesi approda con Omero nell'Antica Grecia, insieme all'acquedotto dell'Ateniese Erode Attico, che attende pazientemente di essere ricollocato a ragione nella piazzetta di Imbriani. Seduto anch'io con voi, ascoltiamo gli studenti del Liceo.
Eloquenza delle cicale.
Le Cicale (τζιτζίκι ), simbolo anche di eloquenza, cantano in greco, come declama il poeta greco Omero nell'Iliade (libro III, vv.146-152). Il poeta presenta gli uomini eloquenti sulla sommità delle porte Scee delle mura di Troia :

ἥατο δημογέροντες ἐπὶ Σκαιῇσι πύλῃσι,
γήραϊ δὴ πολέμοιο πεπαυμένοι, ἀλλ᾽ ἀγορηταὶ
ἐσθλοί, τεττίγεσσιν ἐοικότες οἵ τε καθ᾽ ὕλην
δενδρέῳ ἐφεζόμενοι ὄπα λειριόεσσαν ἱεῖσι
Sedevano presso le porte Scee, gli anziani di Troia, / per la vecchiaia non combattevano più, ma parlatori / abilissimi, simili alle cicale, che nella selva, / stando sugli alberi, emettono una voce suadente.
Omero nello stesso Libro III dell'Iliade, v. 198-200, cita gli oratori simili alle cicale:
Ma tutti egregi dicitor, sembianti / Alle cicade, che, agli arbusti appese, / Dell'arguto lor canto empion la selva.
In dialetto canosino evochiamo il cicaleccio dell'insetto: "la cechèle cande e cande e po' scecàtte".


Fondélle (nome proprio f.). Sign. Fontella Et. lat. fons, fontis (m.). Il nome proprio di donne di Canosa di Puglia deriva dalla Patrona della Città, Maria SS. della Fonte, raffigurata nell'icona bizantina dell'Eleusa (Tenerezza), denominata Maria SS. della Fonte, per la presenza attigua del "magnificum fontem" dell'Acquedotto Romano del II sec. , edificato da Erode Attico, ateniese ((Ἡρῴδης Ἀττικός, 101-177).

Abbiamo ricercato le fonti letterarie in Latino nel Prevosto Tortora e in greco in Filostrato, che cita Kaniùsion, nel II sec. d. C. . Filostrato (Φιλόστρατος), Vite dei Sofisti (Βίοισοϕιστῶν), (2,1,5,551): Ωϰισε δέ ϰαί τό έν τῆ Ήπείρφ Ώριϰόν ύποδεδωκός ηδη ϰαί τό έν τῆ Ίταλία Κανύσιον ήμερώσας ϋδατι μάλα τούτου δεόμενον, Rinnovò Orico nell'Epiro che era decaduta e dopo in Italia rese abitabile anche Canusion che aveva senza dubbio molto bisogno di acqua. Abbiamo recuperato l'intitolazione di Piazza Erode Attico, con il monumento di Imbriani, dimenticata e cancellata nella metà del '900 a Canosa e oggi riscoperta con gli studenti del Liceo Scientifico Enrico Fermi di Canosa e con l'Amministrazione comunale, nel Centenario della fontana pubblica dell'Acquedotto Pugliese (1914-2014). Dalla cattedra ritorniamo "abbasce o sutterràgne" risalendo "o suttène o suprène", affacciati al balcone di strada.
Salute! Crè jà n'àute jùrne, se Gèse Crìste vòle.
maestro Peppino Di Nunno
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