Stilus Magistri

I colombi nel Campanile della Chiesa della Passione

Il titolo scritto d’inchiostro, di bronzo, di legno, di marmo.

Era la vigilia della festività di San Giuseppe del 1998, quando, con il consenso del Parroco don Peppino Luisi, risalii faticosamente tra nidi di colombi nel Campanile della Chiesa della Passione.

• Il sacro bronzo
Dalla lettura della campana sotto l'effigie di Maria SS. Addolorata emerse l'iscrizione: PRETIOSO SANGUINI I. C. ET SEPTEM DOLORIBUS VIRGINIS MARIAE -ANNO 1882 ( Al Prezioso Sangue di Gesù Cristo e ai Sette Dolori della Vergine Maria).

• L'inchiostro del manoscritto
Negli studi presso l'Archivio Storico della Chiesa ottocentesca, con don Saverio Manco nel 2011, ho ritrovato il titolo della Chiesa in un manoscritto del MDCCCLXXVI (1876) del Pontefice PIO IX, presente peraltro nel bassorilievo bronzeo della grande Campana della Cattedrale San Sabino dell'A.D. 1868. Il legame del culto dell'Addolorata trova anche le sue radici nella Cattedrale S. Sabino, custode della tela ottocentesca, che ritrae il Vescovo Patrono San Sabino con San Filippo Neri ai piedi della Vergine Addolorata, con il sigillo che figura sulla mantella della Confraternita dei Servi di Maria.
L'inchiostro del manoscritto attesta Ecclesiam sub titulo Sanctissimae Passionis et Pretiosissimi Sanguinis Dni Nri Iesuxti (Domini Nostri Iesus Christi).
Il titolo della "Passione" si ritrova anche nel manoscritto del MCMX, in Ecclesia, sic dicta, Passionis, eiusdem Civitatis Canusii, a firma del Vescovo Giuseppe Staiti, Episcopus Andriensis, che trasmette al Canonico Antonio Luisi, Collegialis S. Sabini Canusii, l'autorizzazione a costituire (erigi possit) la Confraternita di San Gerardo Maiella della Congregazione del Santissimo Redentore (Confraternita sub titulo S. Gerardi Maiella ex Congregatione SSmi Redemptoris).

• Lo stemma ligneo dei Redentoristi
Il manoscritto del 1910 è suggellato da due pregevoli fregi lignei, che si possono apprezzare all'interno del portale della Chiesa Rettoria della Cattedrale: in uno viene rappresentato lo stemma del Vescovo mons. Staiti, con il motto, "Deus meus, Fortitudo mea"; nell'altro è rappresentato lo stemma dei Redentoristi con le Croci del Calvario e con l'iscrizione del titolo della Chiesa: PASSIO D. N. I. C. (Passione di Nostro Signore Gesù Cristo).
Nella devozione a San Gerardo si ritrovano le radici devozionali dell'Ordine dei Redentoristi, sostenute dalle copiose lettere del Servo di Dio Padre Antonio Maria Losito nel primo decennio del 900, mentre vengono istituite le Associazioni dei Gerardini e delle Gerardine, nel culto attestato anche dalla statua presente in Chiesa, di cui noi stessi ricordiamo la Festa di San Gerardo con la memoria liturgica e con il festoso albero della Cuccagna, sulla strada di Via Busa, davanti alla Chiesa. Le lettere di Padre Losito sono state riscoperte dal maestro Giovanni Minerva.

• Le lapidi di marmo della facciata
Sulla facciata della Chiesa della Passione, dove un tempo c'erano dei manufatti, sono presenti nelle nicchie, cinque lapidi di marmo, che rappresentano i cinque Misteri Dolorosi della Passione di Cristo: quattro in basso e una in alto a rappresentare la Crocifissione.
Possiamo dire che il titolo della Chiesa, la Passione, è scritto sulla facciata.
All'interno della Chiesa corrispondono in alto quattro vetrate istoriate dei cinque misteri Dolorosi, che terminano nell'abside, con il gruppo scultoreo ligneo della Crocifissione, opera nel 1954 dell'Istituto d'Arte Sacra Giuseppe Stuflesser di Ortisei (Bolzano), come attestano le fonti archivistiche. Queste, oggi, riscoperte, attestano il nome proprio della Chiesa della Passione, da non riportare nel "comunemente detta della Passione".

• Le cinque Croci del Calvario
Nell'Archivio abbiamo ritrovato un manoscritto in Italiano e Latino, che riporta la liturgia della Visita al Calvario con le "Cinque Croci del Calvario": I- L'Agonia di Gesù nel Getsemani, II - La Flagellazione, III – L'Incoronazione di spine, IV – La Salita al Calvario di Gesù che porta la Croce, V – La Crocifissione e Morte di Gesù in Croce.
Le Cinque Croci del Calvario, presenti in diverse città, al termine delle Missioni dei Padri Redentoristi (es. Comune di Morra De Sanctis- Avellino), trovano conferma nella ricerca effettuata in questi giorni presso l'Accademia Alfonsiana di Roma. I Padri Redentoristi interpellati telefonicamente, ci hanno confermato la devozione ai cinque Misteri Dolorosi, che rimandano allo stemma della Congregazione con la Croce del Calvario. Leggendo poi lo stesso stemma, riscopriamo la firma dell'artista canosino, Giuseppe Antonio Lomuscio, che intervistato per telefono ci precisa: "circa venti anni fa, su committenza della Congregazione di Roma dell'Accademia Alfonsiana, ho dipinto questo stemma con il motto, Verbo et Opere".
La devozione alle cinque Croci del Calvario, trova le sue radici nella devozione a San Gerardo Maiella Redentorista (1726-1755) e suggella il Titolo della PASSIONE di Cristo, che dall'Agonia nell'Orto degli Ulivi termina con la Crocifissione e Morte in Croce.
A questa Passione di Cristo, a questa Via Crucis, si unisce nel mistero della Redenzione la Via Matris, dei Sette Dolori di Maria, l'Addolorata del Venerdì che precede la Domenica delle Palme, con la Processione e il Canto Madonna delle Lacrime e la celebrazione della Santa Messa del Vescovo della Diocesi, dai tempi di mons. Giuseppe Lanave ad oggi con mons. Raffaele Calabro.

"Ungevo le mani e il volto con albume d'uovo,- mi racconta in questi giorni mia madre Rosa Mastrapasqua di 88 anni, nata e cresciuta nella via della Passione – mi recavo a 14 anni, come 'discepola' di sartoria da 'Lucietta di Presidente', che abitava nella strada della Sagrestia e insieme facevamo a porte chiuse la Vestizione della Madonna, cui collaborò poi la nipote Nina Pompa.
Era bella la Madonna! La ricordo ancora oggi, come se l'avessi fra le mie mani!". Grazie, mamma per questa testimonianza!
Sarà il manto nero a vestire l'Addolorata, insieme al manto nero delle donne, che in preghiera e canto l'accompagnano in devozione per le strade di Canosa di Puglia, condividendo con le proprie lacrime, le Lacrime di Maria, della Madonna delle Lacrime, che sono "lacrime di dolore, di preghiera, di speranza", nelle parole di Giovanni Paolo II nel 1994, nel Santuario di Siracusa, le cui lacrime prodigiose di Maria del 1953, hanno visitato la Chiesa della Passione di Canosa e la Cattedrale nell'Anno del Signore 2011.
Così ricorda la devota custode della Chiesa, la pia donna anziana Maria Catano: "le lacrime avanti e la Madonna appresso".
Così seguiamo ogni anno nella devozione popolare e in condivisione i Dolori della Vergine Maria, legati a Lei nelle parole di Fede scritte sul cuore ardente del simulacro: I FIGLI ALLA MADRE.


Ricerche storiche religiose a cura del maestro Peppino Di Nunno
Si ringraziano gli amici Giuseppe D'Agnelli e Sabino Di Noia per la collaborazione fotografica.
Riproduzione vietata.
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