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Il Mare Nostrum non è più nostro

La lectio magistralis di Nunzio Valentino


Sabato 1 Luglio 2017 ore 16.56

Il Mediterraneo, il Mare Nostrum, è stato la culla della nostra millenaria cultura; con il tempo, però, i Popoli, legati per storia, commercio, lavoro a questo mare chiuso, ne hanno sporcato le origini. Lo hanno fatto letteralmente, inquinando e contaminando le sue acque, ne hanno degradato l'habitat, hanno sacrificato le sue coste con una massiccia, selvaggia urbanizzazione. Lo hanno fatto idealmente rovinando la integrazione tra i Popoli che solo un secolo fa c'era: I Francesi in Algeria, Tunisia, Marocco, gli Italiani in Libia, ma anche ad Aleppo in Siria, ad Alessandria di Egitto, gli Inglesi nelle aree più interne del Medio Oriente. Le spartizioni territoriali, fatte a tavolino da chi le guerre aveva vinto, hanno dato inizio alla rovina; dopo la Prima Grande Guerra, dopo la caduta dell'Impero Ottomano, dopo la Seconda Guerra Mondiale nascono in diverse fasi gli Stati Nazionali, più o meno protetti dai vincitori. Con gli Stati Nazionali il rapporto socio-culturale tra i Popoli del Mediterraneo è andato man mano deteriorandosi; compito della Politica Internazionale è rivitalizzare quel legame, farlo crescere con opere ideali e reali comuni, nel rispetto della dignità dell'uomo, senza distinzione alcuna di religione, di colore della pelle, di censo. Noi, donne ed uomini del Sud Italia, abbiamo bisogno del nostro mare, sbocco naturale della nostra cultura e del nostro lavoro. Non si può immaginare uno sviluppo della nostra Italia prescindendo dal suo Mezzogiorno, non esiste crescita non assistita del Sud senza una ampia apertura al Mediterraneo ed ai suoi Popoli .

La realtà di oggi è dolorosa : il Mare nostrum non è più nostro. Subisce una pericolosa minaccia ambientale, è teatro di morte, è luogo di transito dei migranti, disposti anche al sacrificio estremo nel tentativo di dare corpo alla speranza di raggiungere le coste Italiane, Greche, Spagnole. La Storia mostra con le lacrime il conto di alterne fasi di colonizzazione diretta o indiretta, di decolonizzazione, di Primavere Arabe, spesso fallite miseramente e nel sangue, di spartizioni, di guerre, del peso che, more solitu, tocca pagare alla povera gente. La guerra di religione è altra cosa; in una stampa medioevale che un bravo professore mi ha fatto rivedere a Porto Cesareo, Maometto e Gesù sono mostrati insieme, il primo su di un cammello, il secondo su un asino, entrambi in pellegrinaggio verso la casa del padre comune Abramo. Siamo una unica famiglia. La caduta dell'Impero Ottomano, lo smembramento politico e territoriale che ne derivò, il tutoraggio violento dei nuovi stati creati a tavolino dopo la prima Guerra Mondiale da parte di Inghilterra, Francia ed anche Italia, la seconda grande Guerra e le ulteriori suddivisioni, l'indipendenza, conquistata con il sangue, di Algeria, Tunisia, Marocco, la caduta del Muro di Berlino, la fine della Guerra Fredda, lo smembramento della ex Iugoslavia del maresciallo Tito, i colpi di Stato in Egitto e in Libia, la nuova via dell'Iran, il problema irrisolto ed alimentato ad arte del perenne conflitto Israelo-Palestinese, le sciagurate guerre contro il potere costituito da Saddam in Iraq e Gheddafi in Libia, la deposizione del Presidente Morsi in Egitto, la nuova dittatura del Presidente Erdogan in Turchia, la sproporzione tra ricchi e poveri, la fame, sono le cause progressive dell'attuale instabilità politica di quei territori, spiegano, non giustificano, le guerre .le armi, il terrorismo locale e di esportazione.

La convivenza di un secolo fa non poteva resistere, l'anello degli amici si è spezzato, la politica economica di avvicinamento rispettoso di Mattei e del Suo cane a sei zampe, distrutta. Le potenze coloniali man mano hanno lasciato il campo agli USA, rimasti unico arbitro dopo la caduta di Unione Sovietica e Iugoslavia. Il controllo delle fonti enormi di oro nero, il petrolio, giustificava ampiamente questa presenza fatta anche di armi e presidio militare, non solo di diplomazia. La novità di qualche anno fa è rappresentata dalla scoperta e sfruttamento negli States di petrolio da fracking delle rocce; gli Stati Uniti, grazie a questa situazione, sono divenuti i più grossi produttori al mondo di petrolio, surclassando Arabia Saudita, Iraq, Iran, Russia. Non era più necessario il controllo delle fonti di energia in Medio Oriente e l' America del Presidente Obama ha lasciato il campo, fatto l'accordo sul nucleare con l'Iran, ai nuovi incomers la Cina e la Russia. Il lavoro sporco di abbattere Gheddafi lo ha lasciato invece a Francia, Inghilterra, Italia: una guerra sciagurata che ha lasciato una terra divisa, dove le bande rivali si combattono giorno per giorno e difficilmente si riuscirà a creare uno stato unitario. Questa Libia è il luogo principale di imbarco dei migranti d'Africa che sbarcano, quando il mare è clemente e le carrette del mare tengono, a Lampedusa o in Sicilia, salvati dalle Ong e dalla nostra meritoria Guardia Costiera che, per le leggi del mare, sono obbligate all'intervento a fronte di richieste di aiuto.

Il Mare Nostrum non è oggi più nostro, è dominio di Cina, Russia e della nuova politica aggressiva del venditore di armi, il presidente Trump. La Cina è il volto soft di questa nuova egemonia. La politica della nuova presidenza Cinese del "One belt, one road", la nuova concezione di "Via della Seta", hanno reso i Cinesi leaders negli affari in Africa, in Iraq, in Iran ed adesso, con la operazione porto del Pireo, essi si apprestano a conquistare i ricchi mercati del nord Europa. Il raddoppio del Canale di Suez, con la portanza di novantasette grandi navi al giorno, permette ai Cinesi di evitare la circumnavigazione dell'Africa, con risparmio di tempo e denaro . Sulla rotta cinese verso i mercati del nord si potrebbero collocare i nostri porti di Taranto, Vibo, Augusta ma per il loro utilizzo servono fondali profondi e lavori di dragaggio, ma il progetto Tempa Rossa a Taranto insegna che non si danno autorizzazioni a dragare, preferiamo allungare a mare i pontili, assurdo ma è cosi! La Russia del nuovo zar, il Presidente Putin, è attenta al controllo politico e militare dell'area Medio Orientale, la disputa a cui è seguita una alleanza non scritta con la Turchia ha come solo scopo far saltare il controllo della Nato a sud. L' America di Trump, non interessata ai destini futuri della Nato, ha interesse a vendere le nuove sofisticate armi e cosi, dichiarando la lotta ai terroristi jihadisti, di fatto si è schierata con i Sunniti, relegando al ruolo di fiancheggiatori del terrorismo gli stati Sciiti, Iran e Qatar. Scenario, quello descritto, molto pericoloso, foriero di ulteriori conflitti che possono coinvolgere direttamente le tre grandi potenze.

Il grande assente è l' Unione Europea, dimentica nei fatti del nostro Mediterraneo. La situazione si complica ulteriormente con la scoperta di enormi giacimenti di gas nel mare Mediterraneo nelle acque territoriali di Egitto, Libano, Cipro, Palestina, Israele: il nostro mare è un mare chiuso, uno "stagno di gas", rubando l' idea di stagno a Socrate nel Fedone di Platone ; noi siamo le rane che di quello stagno, di quell'acqua hanno bisogno. Dobbiamo, come paese fondatore dell' Unione, creando massa critica con la Spagna, la Francia, la Grecia, invitare caldamente le Istituzioni e gli altri Stati membro a riconsiderare la politica comune per il Mediterraneo, riprendendo le azioni che la Presidenza Europea di Romano Prodi aveva considerato. Dobbiamo ricreare condizioni di vicinanza tra i Popoli, quell'anello degli amici che collaborano serenamente da uguali, finanziare una Banca del Mediterraneo, immaginare università condivise nord-sud, a funzionamento osmotico per docenza e studenti. La riconquista di una cultura condivisa è la sola via per una nuova integrazione dei nostri Popoli, occorre costruire ponti e non muri, facilitando il dialogo interreligioso, pensando al padre comune Abramo. Solo con il dialogo, ridando dignità, creando condizioni di lavoro e di vita nella loro terra, si riuscirà ad evitare le guerre, il terrorismo, le morti bianche in mare.Questa è la vera speranza dei nostri sfortunati e martoriati fratelli.
Nunzio Valentino
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