Canosa : lapide alla Spagnola
Canosa : lapide alla Spagnola
Storia e dintorni

Versi alle fosse della Spagnola

Nella ricorrenza del Centenario

Nella memoria del silenzio degli estinti nell'epidemia mondiale della Spagnola, rievochiamo questi versi scritti nel 2006, nella ricorrenza del Centenario del 2018. Nell'omaggio della corona di alloro si faccia rintoccare la Campana della Cappella Maggiore del Cimitero, del Campo Santo del 1842 consacrato "alla Madre di Dio che accoglie i defunti", "Deiparae defunto sospitanti", come recita l'iscrizione in alto che abbiamo riletto con l'amico Sabino Mazzarella. In quella epidemia morirono anche i due pastorelli di Fatima, i cui corpi riesumati furono trovati intatti. Alle ossa che riposano nelle fosse comuni del carnaio dedichiamo questo pensiero, questa preghiera.

Le Fosse della "Spagnola"

Nella luce del mattino
tra due filari di cipressi
vanno i nostri passi taciti
verso i Sacri Avelli
adorni di fiori e di preghiere
in un campo dove la Santa Croce
si staglia tra cielo e terra.

Arretra il tempo delle generazioni
e gli occhi si posano su un nudo campo
su dodici botole di pietra,
sacelli di tufo sotterrati,
memoria di un flagello mondiale
tramandato dagli avi senza giornale.

Il grembo della madre terra,
che conobbe il dolore della Grande Guerra,
accoglie il pianto di ogni famiglia,
il respiro di giovani, che non conobbero figli (1)
a cui fu negato il rintocco delle campane (2)
con il rito di una preghiera in Chiesa,
perché l'ora dell'addio cadde senza attesa,
priva anche della pietà di un legno. (3)
A loro la nuda terra si fece letto senza segno,
nascosti anche dal silenzio di Stato,
ma dolenti nel racconto tramandato.

Fosse comuni scavate in tutto il mondo,
è la storia dell'ipogeo più profondo,
su una Croce del Tagliamento è scritto (4)
UNITI NELLA MORTE
vinti e vincitori falciati dalla stessa sorte.

Oggi nel "silenzio degli estinti"
si posa la parola dei bambini,
di maestri, associati e genitori
che rievocano la vita nei grandi valori
su una memoria che si fa storia,
su una storia che si fa civiltà
in un giorno da ridona pace e dignità.

Una sentinella bruna riflessa di nero (5)
accanto richiama per tutti un pensiero,
reggendo fra le mani un fazzoletto giallo per l'ambiente,
segno di un impegno sociale cosciente
per la salute quotidiana di ogni vivente.
Parla di un tempo e del farmaco del "chinino",
per malaria e spagnola non c'era vaccino.

Una gentildonna Preposta nella Scuola fra noi è presente,(6)
vestita di nero per un silenzio assente,
i suoi occhi sono di madre fra i nostri genitori
vicina ai bambini e ai loro cuori.


Ero bambino nel racconto di mia nonna
che parlava di un fratello forte come "una colonna"…
"Tetucce morì alla Spagnòle", (7)
a 20 anni si fece muta la sua parola,
nonna Rosinella perse i capelli, ma sopravvisse
e oggi scrivo nella storia ciò che disse.
Per sepoltura né Chiesa, né bare,
sui carri in fretta in fosse comuni da sotterrare!

Oggi i bambini angeli custodi innocenti
nella storia sono presenti,
chini sui sepolcri di pietra
non leggono nomi, né volti,
ma posano un fiore come gesto d' amore,
figli di un nuovo secolo di civiltà,
bellezza nella loro bontà
sotto lo sguardo invisibile dell'Aldilà.
Pare che il tempo si fermi
e arretri di un secolo,
mentre il silenzio avvolge la Terra…
la mia mano distende una campana
da me toccata tra i "Sacri Bronzi"
per restituire il rintocco impedito,
per riconsegnare il rintocco dell'Addio
alla Regina delle Grazie, Madre di Dio. (8)
Anche i due pastorelli di Fatima volarono santi in cielo, (9)
periti nella Spagnola come aveva predetto la Signora del Bianco velo.

Una "requiem aeternam", una preghiera
sale ai defunti nell'eterna primavera,
nella fede del Cristo Signore
che ci dona sempre il Suo Amore.
Una nonna sconosciuta nei pressi con le mani giunte sul petto,
segno apparso di memoria, di fede e di affetto.

Tanti nomi ora sono in cielo come stelle
nella gioia dei bambini sorgono emozioni belle…
inviamo il plauso delle nostre mani
ai nomi che vivono tra ieri e domani.
Io credo, risorgeranno un giorno
e noi vivremo in Dio, a Lui intorno.

Dentro di noi continua il battito della vita
che pensa, che ama e dura infinita
e risuona nella luce… " E' bella la vita!"

Note
(1) Il virus uccideva soprattutto i forti, i giovani dai 15 ai 35 anni per la sproporzionata reazione immunitaria di autodifesa: "tempesta di citochina".
(2) Il Governo di Vittorio Emanuele Orlando vietò i rintocchi e i cortei funebri per la ragione militare e per la ragione sanitaria del contagio.
(3) Mancavano le bare ( a Roma e a Torino si giunse ad un picco di 400 decessi al giorno; a Canosa fino a 40) e furono scavate fosse comuni in tutte le città. A Canosa le fosse venivano chiamate in dialetto "la carnère", dove ponevano i cadaveri.
(4) Nella zona delle trincee del 1918 200 militari austro-ungarici, periti per la Spagnola, riposano presso il Cimitero di San Michele che riporta l'iscrizione IM TODE VEREINT (UNITI NELLA MORTE).
(5) É la dott.sa Carmelinda Lombardi, Presidente di Legambiente di Canosa, promotrice della cerimonia alla memoria.
(6) É la dott.sa Nadia Landolfi, Dirigente Scolastico del 2° Circolo dei bambini presenti, provata dal recente lutto familiare paterno.
(7) La nonna materna, Rosa Catalano, nata il 1900, riportò la testimonianza della morte del fratello maggiore (tetùcce) Catalano Nicola di anni 20, che riposa nella Cappella del SS. Sacramento.
(8) Iscrizione della Cappella Maggiore cimiteriale: DEIPARAE GRATIARUM DOMINAE DEFUNCTOS SOSPITANTI (Alla Madre di Dio, Regina delle Grazie, che protegge i defunti).
(9) Francesco e Giacinta Marto, cugini di Lucia Dos Santos, i pastorelli di Fatima del 1917, dopo un anno periscono nell'epidemia della Spagnola. Il corpo di Giacinta verrà esumato il 13 settembre 1935 e trovato intatto. Sono stati beatificati il 13 maggio del 2000 dal Papa Giovanni Paolo II.
Canosa, 1 novembre 2006
maestro Peppino Di Nunno


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