Gabriella Giglio
Gabriella Giglio
Crepuscolo letterario di Luciana Fredella

Gabriella Giglio presenta “Un anno di noi”

I proventi del romanzo per la Fondazione "Enzo e Lia Giglio"

Nei primi mesi di quest'anno si sono susseguite le presentazioni del romanzo di esordio di Gabriella Giglio dal titolo "Un anno di noi " per Apeiron Edizioni. "Un anno di noi " è la storia della nascita di un amore in età adulta. I protagonisti sono Sofia e Roberto: lei vedova, mamma di 3 figli straordinari, assolutamente impreparata e lontana dall'idea di un nuovo amore; lui un dongiovanni, padre di 2 figli altrettanto straordinari, molto conosciuto in Italia come disegnatore di fumetti. Loro vivono a Napoli e tra le pagine del romanzo sono riconoscibili alcuni personaggi noti che naturalmente non potevano mancare. Il romanzo non è diviso in capitoli, ma da date che scandiscono la vita della coppia sin dalla sua nascita. L'amore tra Sofia e Roberto è un amore maturo ma per certi aspetti ricorda molto il comportamento adolescenziale, per esempio nell'attesa di un sms, nella frase tormentone del romanzo, nelle gioie per le cose semplici… È cioè fresco, e affatto scontato. Ovviamente l'arco temporale è un anno e a pochi mesi dalla nascita della loro relazione, i due vanno a vivere insieme in Canada dove Sofia scopre una bella novità che però sconvolgerà apparentemente la vita della coppia. Nei ritagli di tempo di quest'ultimo periodo, pregno di impegni, l'autrice Gabriella Giglio ha risposto alle domande di Canosaweb per la rubrica "Crepuscolo Letterario" che si propone tra i suoi obiettivi quello di promuovere la lettura e far conoscere i nuovi scrittori. Classe Settanta, Gabriella Giglio è nata e vive a Napoli. È sposata ha 3 figli, è laureata in Economia e Commercio e dirige l'azienda di famiglia con successo, viaggiando per lavoro tra Stati Uniti e Svizzera. Oltre ad occuparsi dell'impresa familiare, nel 2016 ha creato la Fondazione "Enzo e Lia Giglio" che si occupa dei minori in difficoltà. Cura rubriche di Galateo per la rivista "Agorà" e per il canale web RoadTv Italia. È appassionata di lettura, moda, teatro e cucina e grazie alla sua conoscenza personale con vari autori, ha deciso di misurarsi con la scrittura che lei considera "terapia dei sentimenti".

Gabriella, lei è una donna d'affari, presiede la Fondazione dedicata ai suoi genitori (Fondazione Enzo e Lia Giglio) che si occupa del benessere dei bambini, viaggia tra la Svizzera, gli Stati Uniti e Napoli, quindi è molto impegnata oltre che essere sempre presente agli eventi organizzati nella sua bella Napoli. Quando ha pensato di dedicarsi alla scrittura? Nel momento in cui ho incontrato la storia di Sofia e Roberto nell'estate del 2016, ascoltando una canzone di Mina "Mi sei scoppiato dentro il cuore".

Sofia e Roberto sono due adulti che hanno rimesso in gioco le loro vite per un progetto comune. Le paure provate dalla coppia nel confronto tra i rispettivi figli, devo dire che sono reali e legittime, eppure lei ha una famiglia solida e ben unita. Come è riuscita ad entrare così in sintonia con quelli che sono i timori che spesso affrontano alcuni genitori quando devono unire famiglie molto diverse e che inevitabilmente sono legate ad un passato diverso? Se ci sono riuscita saranno i lettori a dirlo. Ho cercato di trattare il tema della famiglia allargata entrandovi in punta di piedi con il massimo del rispetto. Credo che proprio la solidità della mia famiglia, insieme alla mia sensibilità di donna e di madre, mi abbiano permesso di affrontare questi temi delicati.

Nel suo romanzo ci sono molti personaggi, tutti delineati e taluni riconducibili anche al suo privato, penso ad esempio al fratello di Sofia, Anacleto, che è il suo fraterno amico "zio Fabio". Con quale dei suoi personaggi ha avuto più difficoltà? Anacleto è stato il personaggio più semplice da presentare. La storia non è autobiografica, il romanzo sì. Per raccontare i vari caratteri ho attinto a piene mani alle mie emozioni ed ai miei ricordi, alla saggezza di mia madre, alla forza di mio padre, alla simpatia dei miei figli. La difficoltà più grande è stata non restare vittima del fascino di Roberto e farlo parlare. Nel seguito lui viene fuori ancora di più.

Leggendo il romanzo "Un anno di noi" è facile imbattersi in nomi riconducibili a personaggi di film e film di animazione. Come mai questa scelta? Una delle fonti di ispirazione del romanzo è la passione per il cinema, trasmessami da mio marito Paolo. Ancora, il nome della protagonista è stato scelto da mio figlio, Vincenzo Maria, che studia per diventare regista, in omaggio a Sofia Loren.

Una delle parti che ho trovato più tenere e che nello stesso tempo mi ha indotto a pensare, è stata quando Sofia, dovendo affrontare un trasferimento lontano dalla sua città, decide di portare con sé un baule con tutti quegli oggetti che l'avrebbero fatta sentire "a casa" nei momenti di sconforto. Lei viaggia spesso e spesso sta fuori per lunghi periodi, porta con sé qualcosa di Napoli oppure si sente a casa ovunque vada? Anche a me piace molto l'immagine del baule, come un pronto soccorso dell'anima. Viaggio molto. Sono fortunata a sentirmi casa in molti luoghi nel mondo. Comunque sia, porto con me un po' della mia terra ovunque vada.

La prefazione di "Un Anno di Noi" è firmata da Maurizio de Giovanni, ovvero uno scrittore di noir. Come mai ha pensato a lui per introdurre un romanzo rosa? Innanzitutto, sono una lettrice di noir e Maurizio de Giovanni è tra i miei autori preferiti. Nei suoi libri, in particolare, l'amore è raccontato nelle sue varie e profonde sfaccettature con delicatezza. Ancora de Giovanni è stato tra i miei primi sostenitori. Lui mi ha regalato una prefazione incantevole, gli sono molto grata. Infine, non definirei il mio un romanzo rosa, piuttosto una storia d'amore e di vita, a tratti anche fantasy considerato le incursioni dei personaggi di realizzata fantasia nella storia.

Il libro è arrivato alla seconda edizione. A cosa attribuisce il successo del suo primo romanzo? Alla bellezza della storia d'amore di Sofia e Roberto, che imparano a donarsi con entusiasmo portando con loro solo il bello del loro passato, senza alcuna eredità di rancore e noia delle storie precedenti.

Nelle interviste lei fa riferimento a delle amiche, le pink ladies che hanno supportato il suo progetto editoriale. Quanto sono state importanti per il romanzo? Se non ci fossero state? Il nome originario delle pink ladies è le fate madrine di Sofia, perché hanno seguito la gestazione della sua storia e la nascita del libro. Tutte loro sono state molto importanti per me e per Sofia. Senza? Non credo esista questa possibilità.

Il romanzo termina in maniera inattesa. Prevede un sequel? Dovremmo chiederlo ai lettori e al mio editore, Gianni Di Costanzo. Posso dire che Roberto, Sofia e gli altri personaggi hanno voglia di raccontarci ancora qualcosa. Ed io di ascoltarli.

Cosa sta leggendo Gabriella in questo periodo? Neanche a dirlo ho appena terminato Sara al tramonto di Maurizio de Giovanni.

Il suo compenso della vendita del romanzo viene devoluta alla Fondazione Enzo e Lia Giglio, con i proventi della prima edizione ha già realizzato qualcosa? Se si, cosa? Stiamo seguendo alcuni progetti, tra cui la Casa di Matteo, prima in tutto il sud d'Italia, che accoglie i bambini malati terminali che non hanno famiglia.

Progetti futuri? Vivere, che è la più emozionante delle avventure, continuare a scrivere, e occuparmi della Fondazione Giglio.
Complimenti Gabriella, a nome di tutta la Redazione di Canosaweb.
Luciana Fredella
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