Mons. Luigi Mansi della Diocesi di Andria
Mons. Luigi Mansi della Diocesi di Andria
Vita di città

La difesa di un diritto, attualmente negato.

L'appello di Mons. Mansi al presidente Emiliano sul riordino sanità

E' da alcuni anni che assistiamo alla lenta ed inarrestabile agonia dell'ospedale di Canosa di Puglia(BT), cosa già avvenuta per quello di Minervino Murge(BT). Come comunità cristiana siamo, per questo, allarmati e non possiamo rimanere indifferenti alla situazione, che già oggi è grave e che potrebbe appesantirsi ai danni, soprattutto, delle fasce più deboli e povere della popolazione. La cura della salute è un diritto fondamentale dei cittadini. Non può essere un privilegio a beneficio soltanto di coloro che possono ricorrere, in caso di bisogno, a strutture private o ad ospedali di città del Nord. Quando, qualche anno fa, si iniziò a parlare di piano di riordino ospedaliero, preoccupati di ciò che già allora si vociferava e cioè la chiusura del nostro ospedale, invitammo, per un confronto, a Canosa l'allora direttore generale dell'Asl Bat, il dott. Giovanni Gorgoni, il quale ci assicurò che il piano prevedeva la chiusura di alcuni reparti ed il potenziamento di altri, oltre ad un Pronto soccorso efficiente per la stabilizzazione del malato, seguita dall'eventuale ricovero in una struttura specializzata. Ora si parla, addirittura, di chiusura del Pronto soccorso e, per quanto riguarda il potenziamento di alcuni reparti, assistiamo solo ad una lenta agonia e al progressivo abbandono della intera struttura ospedaliera, che paradossalmente è oggetto, ancora oggi, di costosi interventi di ristrutturazione degli ambienti sanitari, che vengono, a conclusione dei lavori, lasciati inutilizzati. La comunità tutta fa appello alla sua sensibilità umana, presidente Emiliano, perché si fermi questo scempio e vengano garantiti, anche ai cittadini di Canosa e Minervino, i livelli essenziali di assistenza, così come vengono assicurati a tutti gli altri residenti nella nostra bellissima Italia. Servizi indispensabili, che, in questo territorio, vengono negati oramai da anni e scompariranno del tutto con i tagli della progettata conversione dei Punti di primo intervento in postazioni medicalizzate fisse del 118. Il vasto bacino di utenza sanitaria, mentre non è refrattario a comprendere le ragioni che stanno alla base del piano di riordino ospedaliero regionale e non è indifferente verso il bisogno del contenimento della spesa, è seriamente preoccupato, invece, dinanzi a un progetto sanitario che mira a privarlo del minimo per la cura della salute della gente. E questa non è, di certo, una questione di campanile. E', invece, la difesa di un diritto, attualmente negato. E' il grido di una comunità che non può rimanere indifferente alla crescita, immotivata, di morti connesse a patologie che la letteratura scientifica associa alla qualità ambientale di un territorio. Facciamo, per questo, appello a lei, governatore Michele Emiliano, affinché sospenda il provvedimento regionale in esame, che porterebbe inevitabilmente alla totale chiusura dei servizi sanitari a Canosa e a Minervino. Un progetto avviato sei anni fa con il piano di riordino ospedaliero, che ha tagliato i servizi. Che, ribadiamo, al momento sono al di sotto dell'essenziale e che sono motivo di forte preoccupazione nelle comunità, soprattutto nelle fasce più deboli e bisognose di maggiori cure: anziani e bambini. Ci rifiutiamo di ritenere accettabile il ripetersi dei tagli in un settore così vitale, come quello della sanità, che interessa quella fascia di persone che, per le loro particolari condizioni, hanno bisogno di prestazioni sanitarie rapide e di nosocomi capaci, all'occorrenza, di accoglierle. E una postazione medicalizzata fissa del 118 in un territorio così ampio, come quello di Canosa, che ha servito, nel passato, anche le città confinanti, non può essere considerata un servizio efficiente e rispondente ai bisogni degli ammalati, che già ora sopportano il peso dell'impoverimento delle prestazioni sanitarie, scaturito dal piano di riordino ospedaliero. Non è insomma, quella ideata, la sanità pubblica spettante, per diritto, anche a questo territorio. E' una sanità di nome e non di fatto. Mi auguro che queste mie riflessioni, condivise dalle comunità ecclesiali di Canosa e Minervino, l'aiutino, presidente Emiliano, a rivedere l'ideata soppressione del servizio del Pronto soccorso di Canosa. Faccio appello, quindi, alla sua sensibilità, affinché venga ridata fiducia alla gente e ritrovino ascolto, all'interno dei luoghi istituzionali, le sacrosante richieste degli utenti, mirate al soddisfacimento dei bisogni elementari. E i punti di primo intervento rappresentano una delle necessità essenziali. La loro sostituzione con un'ambulanza medicalizzata del 118 non è affatto proponibile ad un territorio che, allo stato, soffre non poco per l'inadeguatezza dei servizi sanitari. Il riordino della rete ospedaliera è un bisogno, ma altrettanto lo sono la garanzia dei livelli essenziali di assistenza ed il rispetto della dignità del malato.
+ Luigi Mansi, Vescovo
E le comunità ecclesiali di Canosa e Minervino
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