Don Vito Zinfollino
Don Vito Zinfollino
Religioni

La Chiesa è Sposa

Nozze d’argento per Don Vito Zinfollino

Il 29 giugno Don Vito Zinfollino, alla guida della Parrocchia di Santa Teresa del Bambin Gesù di Canosa di Puglia(BT) celebra 25 anni di sacerdozio, una meta importante, un altro traguardo raggiunto con impegno, dedizione, abnegazione per trasmettere quotidianamente alla comunità il Vangelo della gioia senza paura o riserva. In questa lieta ricorrenza ho avuto l'idea di scrivere due righe per ricordare e rinsaldare la nostra amicizia. Caro Don Vito, sei un parroco conosciuto e stimato soprattutto per la tua grande ed innata dote di rapportarti ai giovani ed ai bambini, attraverso l'abile utilizzo di qualsiasi mezzo, ma anche per alcune tue prese di posizione pubbliche su temi "caldi" riguardanti sia la comunità locale che la società in generale, portate avanti con tatto e gentilezza senza danneggiare alcuno.

Caro Don Vito, per questo ringraziamo il Signore per i benefici che ti ha concesso, per la gioia, ed anche per la forza necessaria ad affrontare i momenti più difficili. Sono stati 25 anni vissuti per amore del Signore e per il bene del prossimo. Per la tua giovialità e simpatia sei il nostro "prete di strada", perché sei "per la gente, con la gente". L'occasione dei 25 anni di sacerdozio di don Vito Zinfollino è però anche motivo per ricordare e analizzare il difficile momento che attualmente sta attraversando la Chiesa dove sempre meno giovani rispondono alla chiamata del Signore. La nostra diocesi si ritrova ad avere un numero insufficiente di seminaristi. Fare il sacerdote non è un lavoro, ma una chiamata. E' lasciare i propri affetti, la propria casa, il proprio ruolo di genitore che poi però si ritrova, in qualche modo, a rivestire per la propria comunità che lo chiama "padre" ed "educatore". Il calo di fedeli nelle parrocchie, per molti, è dovuto anche ad un certo atteggiamento intransigente e di chiusura nei confronti di alcuni temi da parte della stessa Chiesa. Atteggiamento che da sempre tu, don Vito, hai rigettato, perché il ruolo primario della Chiesa è quello di annunciare e predicare stando in mezzo alla gente. Non di rinchiudersi. Il dovere è quello di seminare, quello del Signore è di raccogliere. Credo sia inutile "armarsi" di vangelo per condannare, piuttosto bisogna farlo per avere misericordia. L'invito rivolto ai giovani è di non avere paura di essere chiamati al sacerdozio, perché la Chiesa ha sempre le porte aperte "E' la casa di Gesù e Gesù accoglie". L'invito è quello di enunciare sempre la propria idea e rendersi partecipi della vita sociale, mai tirarsi indietro, e soprattutto avere speranza nel futuro.

Caro Don Vito, certamente ricorderai le famose parole di Paolo VI: «L'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni». È un celebre passaggio della "Evangelii nuntiandi", l'esortazione apostolica del 1975. Ecco, caro Don Vito, tu per me sei stato, e sei, un testimone. Lo sei stato soprattutto quando eravamo tutt'e due ragazzi e siamo cresciuti in Seminario ad Andria, abbiamo vissuto gran parte della nostra giovinezza gomito a gomito, condividendo tutto ciò che avevamo, e all'epoca erano ben poche cose, soprattutto il volerci bene, perché lontani dai nostri affetti più cari, sostituiti brillantemente dai nostri educatori che ci hanno riversato tutto il loro amore incondizionato; già allora eravamo testimoni di quel poco che "passava il convento". Se oggi, a cinquant'anni, superati per me e per te raggiunti da poco, mi considero un figlio della Chiesa, se oggi avverto con assoluta certezza la carezza di nostro Signore sul mio volto, se oggi continuo a vedere davvero nella nostra Santa Madre Chiesa una mamma amorevole, che cura con la medicina della misericordia senza però rinunciare a mostrare il volto della Verità e la via della Giustizia, ecco, posso dire che alla radice di questo albero ci sei anche tu Don Vito. Ed è una radice così profonda e così vera che, nonostante gli anni passati e le tante vicende della vita, continui a trasmettere linfa vitale all'anima, al cuore e alla mente. La tua ricetta era ed è una sola: amore per il buon Dio, vicinanza con Gesù, amore tenero per Maria e per i sacramenti, fiducia nel potere del sacramento della riconciliazione, schiettezza nel proporre la Verità evangelica, amore per i piccoli. Con una consapevolezza di fondo: che nel Vangelo e nel Catechismo della Chiesa cattolica c'è tutto quel che serve e non occorre inventarsi niente di diverso.

Gli anni trascorsi insieme sono stati decisivi per la nostra vita, per me quella matrimoniale, mentre per te quella da consacrato. I nostri educatori sono stati decisivi: il vero educatore non inculca valori e convinzioni, come se l'educando fosse un vaso vuoto, ma suscita valori e convinzioni aiutando la persona a scovarli dentro di sé. Il vero educatore alimenta le risorse della coscienza. Fra i ricordi che conservo gelosamente nel cuore ci sono le "indiavolate" partite a pallone sul campo di terra battuta dell'Altomare, e quella sui campetti più piccoli all'interno del Seminario. Su quel campo abbiamo trascorso pomeriggi memorabili. Il fatto che ci fossero porte vere, ai nostri occhi, rendeva quello spazio magico, simile ad uno stadio di serie A. Se penso ai bambini di oggi, che vanno alle scuole calcio come se fossero professionisti, dotati di abbigliamento tecnico perfetto, mi viene una certa tristezza per loro. Noi non avevamo scarpette da calcio all'ultimo grido, ma solo scarpe normali o da ginnastica (a volte anche bucate), ma eravamo liberi nel senso più vero della parola: non liberi di fare quel che volevamo, ma liberi di applicare le norme interiorizzate grazie al lavoro costante dei nostri educatori. Nessun adulto ci stava con il fiato sul collo, nessuna mamma o papà teneva gli occhi fissi su di noi creando ansie e sensi di inadeguatezza, nessun allenatore ci sottoponeva a prove stressanti. Semplicemente, giocavamo! E quella era la meraviglia. Eravamo piccoli uomini impegnati a crescere non attraverso lo sport, ma attraverso il gioco, che è un'altra cosa. Ricordo con gioia i tuoi dribbling ubriacanti, anche in estate e con il sole a picco, le tue battute in dialetto e il tuo sorriso benevolo. E poi, quando era il momento dello studio, della messa o della preghiera, tutti via dal campetto nelle camerate, con le facce ancora arrossate per lo sforzo, ma pronti a dedicarci alle altre attività. Non saremmo quello che poi siamo diventati, se non ci fosse stata quella radice così salda e così bella da ricordare.

A volte familiari ed amici sorridono benevolmente, perché ripeto spesso, e con assoluta certezza, che ho avuto un'adolescenza e giovinezza felice e serena, perché vissuta in pienezza e responsabilità. Alla luce del Vangelo, con l'aiuto dello Spirito, il conforto di Maria e il supporto della preghiera, ti auguro ogni bene affinché il tuo mandato sacerdotale sia sempre florido e ricco di frutti. Non hai quindi bisogno di consigli, né io ho titolo per dirti qualcosa in proposito, sappi che qui c'è un ex seminarista, che ha vissuto con te quell'epoca bellissima, che ti ricorda con tanto affetto, con tanta stima e tanta gratitudine. Se, nonostante tutto, ho mantenuto la fede in nostro Signore e l'amore per la Chiesa, lo devo anche a te che hai sempre fatto il bravo prete. Ti abbraccio fraternamente, tuo Antonio Carbone

La Redazione di Canosaweb porge sentiti auguri a Don Vito Zinfollino per l'immenso valore del suo sacerdozio al servizio della comunità contraddistinto dalle sue qualità umane, spirituali, culturali, sportive e relazionali
Don Vito ZinfollinoDon Vito ZinfollinoDon Felice Bacco e Don Vito ZinfollinoDon Vito Zinfollino e Mons. MansiIl Carretto - Don Vito ZinfollinoI genitori Isa Liantonio e Francesco Bari  con  Don Vito Zinfollino e assessore FacciolongoDon Vito ZinfollinoDon Vito Zinfollino e  Paolo Montemurro
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