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La (quasi) fine dell'Architettura

Le riflessioni di Danilo Dell'Aere

L'architetto di ieri osava, toccava le stelle, dava uno sguardo nell'aldilà con l'infinito come primo obiettivo, sfidava gli dei dell'olimpo uscendone vincitore, tagliava il paesaggio con un gesto di china, erigeva fortezze dell'anima, dello spirito e del corpo nell'epoca buia, rinasceva toccando vette ancora più alte per poi inevitabilmente ricadere nell'ornamento, nella teatralità degli stucchi e di nuovo più niente. Solo un secolo fa l'architetto tentò timidamente di alzare di nuovo la mano ed affermare:" io ho le risposte che cercate!" Ma nessuno gli ha creduto e siamo ricaduti in un'era buia e fredda. L'architetto è morto. Per fortuna l'architettura è dura a morire.

L'architetto di oggi è morto bloccato dalla paura che lo ha pietrificato, reso incapace di rialzarsi per riscrivere l'architettura del suo tempo, incatenato da clientelismi deleteri che ne hanno atrofizzato l'intraprendenza. La paura è una brutta bestia.

La paura di agire sta portando all'estinzione gli architetti di oggi. Tanti studi ed ambizioni giovanili messe sotto i piedi per sopravvivere in un periodo storico comandato da chi architetto non è, questo ne fa una categoria difficilmente salvabile.

La paura più grande risiede nel credere che l'architetto abbia necessità di controllori (spesso politici) al di sopra per agire secondo verità architettonica e dimenticare di essere i custodi del detto/fatto architettonico solo per paura di firmare la propria condanna a morte.

Ricominciate da voi, tornate all'intensità degli anni giovanili in cui credevate che tutto fosse possibile, credete fermamente di essere necessari per la salvezza dell'architettura e lasciate fuori la paura dal vostro studio, fuori dal progetto di architettura.

Qualcuno una volta affermò: "rispetta la legge ma rompi le regole"! Pensa fuori dagli schemi e non aver paura di fallire architetto.
Danilo Dell'Aere
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