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Economia BAT: battuta d’arresto per export e occupazione

Daluiso: "In controtendenza nazionale e regionale nel 2019"

Il 2019 è stato un anno non positivo per l'economia della BAT, che ha registrato una battuta d'arresto rispetto alla crescita registrata negli ultimi anni, dopo l'ultima recessione del 2012-2013. Questo è quanto si desume dai dati diffusi in questi giorni dall'ISTAT riguardanti l'export e l'occupazione.

L'export.
Per quanto riguarda l'export la BAT ha registrato nel 2019 un perdita dell'1,1% passando da 576 a 570 milioni di euro, a prezzi correnti. Si è trattato di un segnale in controtendenza rispetto al trend nazionale, che ha segnato +2,3%, e rispetto al trend regionale, che ha registrato 9,1%. I buoni risultati della Puglia sono arrivati da Taranto (+32,7%), da Lecce (+9,2%) e da Bari (+8,5%).Più contenuto è stato il risultato positivo di Foggia (+1,1%), mentre negativo è stato il risultato di Brindisi (-3,1%). Per quanto riguarda la BAT la battuta d'arresto ha riguardato i principali comparti, quali il tessile-abbigliamento-calzaturiero (-1,2%), l'agroalimentare (-8,3%), la chimica (-13,2%), i prodotti in metallo (-26,9%), l'estrattivo (-16,8%). Positivo è stato invece il trend del comparto della gomma e materie plastiche (+1,6%) e dei macchinari non classificati (+14,9%). Va comunque detto che, nonostante il risultato negativo del 2019, il trend di più lungo periodo rimane positivo. Nel periodo tra il 2010 e il 2018 l'export della BAT ha registrato +8,8%, che dopo quello di Lecce(+9,8%) rappresenta il secondo risultato fra le province pugliesi.
L'aspetto critico dell'export della BAT è rappresentato dalla forte specializzazione in comparti a basso valore aggiunto, ovvero a basso contenuto tecnologico, che sono più esposti alla concorrenza internazionale e con maggiore impatto negativo sull'occupazione. Oltre l'83% dell'export provinciale nel 2019 è stato legato a comparti a più bassa tecnologia, soprattutto a quello del comparto moda. Negli anni a seguire il 2010 e sino al 2017 è emerso un trend in contrazione di questi comparti a favore di comparti a più alto contenuto tecnologico, ma gli anni 2018 e 2019 mostrano una inversione di tendenza, soprattutto perché i comparti a più alto valore tecnologico, in particolare quello ad alto contenuto tecnologico, manifestano difficoltà di affermazione sui mercati internazionali.

L'occupazione e la disoccupazione.
Anche il mercato del lavoro ha registrato segnali negativi. L'occupazione è diminuita dell'1,2%, a fronte di aumenti a livello regionale (+1,2%) e nazionale (+0,6%). Vi è stato, in tal modo, un segnale di inversione della tendenza positiva registrata dopo la recessione del 2012-2013. Tale trend è stato importante, tanto che, pur scontando il risultato negativo del 2019, la crescita dell'occupazione fra il 2013 e il 2019 è stata pari a + 13,5%, contro +6,5% a livello regionale e 5,3% a livello nazionale.Nonostante il trend positivo post 2013 il tasso di occupazione della BAT resta poco sopra il 34%, contro il 45% circa della media nazionale e oltre il 51% delle regioni del Nord. L'analisi settoriale dell'occupazione fa emergere, nel 2019, da una parte una contrazione dei settori dell'industria e dei servizi, non pienamente compensata da un incremento nel settore dell'agricoltura, silvicoltura e pesca. Per quanto riguarda la suddivisione degli occupati tra maschi e femmine, il 2019 ha fatto registrare un lieve incremento dell'occupazione maschile, a fronte di un maggior decremento dell'occupazione femminile.
Passando a esaminare la disoccupazione la BAT ha registrato nel 2019 un tasso di disoccupazione pari al 14,2% contro il 10% nazionale. La disoccupazione colpisce soprattutto il sesso femminile e i giovani. Nella BAT: il tasso di disoccupazione femminile si è attestato al 18,8%, contro l'11,1% nazionale; il tasso di disoccupazione giovanile (con riferimento alla classe di età 15-29 anni) ha raggiunto il 30,5% contro il 22,4% nazionale.

La competitività internazionale.
L'analisi contestuale dell'export e dell'occupazione ci permette di delineare un tratto saliente dell'intera economia della BAT. Mettendo infatti in relazione il valore dell'export con il numero di occupati, otteniamo un indice di produttività economica, ovvero di competitività internazionale: la BAT presenta un valore di appena 5 mila euro di export per occupato, contro oltre 20 mila della media nazionale, un valore che nell'ultimo triennio si è sostanzialmente stabilizzato, anzi con un lieve trend in diminuzione. Questo trend non è giustificato, visto il significativo incremento di occupati, che avrebbe dovuto portare il valore dell'indice in esame su valori più elevati. Questo ci porta a considerare un altro aspetto dell'occupazione: ciò che conta non è il numero di occupati, bensì il numero di ore lavorate. A questo riguardo possiamo verificare che, in riferimento al periodo 2012-2017, ultimo periodo disponibile, nella BAT la crescita dell'occupazione è stata tutta dovuta alla crescita del lavoro parziale (+62,9%), a fronte di una diminuzione del lavoro a tempo pieno (-9,6%).
Questa considerazione ci riporta a quanto dicevo in precedenza, circa la specializzazione dell'economia manifatturiera in comparti a basso contenuto tecnologico più fortemente esposti ai contraccolpi della concorrenza internazionale. Questi comparti sono stati spinti a espellere occupati a tempo pieno e a utilizzare occupati a tempo parziale, in funzione della congiuntura del mercato internazionale. In una prospettiva futura di lungo periodo la diversificazione dell'economia locale verso settori a più alto valore aggiunto, a maggior contenuto tecnologico, è fondamentale per sostenere livelli di occupazione più elevati rispetto ad oggi, soprattutto livelli di occupazione stabile a tempo pieno.

L'emergenza emigrazione.
Le tendenze suddette dell'economia locale non molto positive hanno avuto un riverbero importante sulla tenuta demografica della BAT. Anche nel 2019 la popolazione ha continuato a diminuire, attestandosi a fine ottobre 2019 a 388.563 residenti, con una perdita, rispetto a ottobre 2018 di oltre 1.700 unità, per oltre i ¾ dovuta al saldo migratorio e per circa ¼ al saldo naturale. Quindi: emigrati più di immigrati e morti più di nati portano a un continuo calo demografico. Dall'inizio del 2015 la popolazione è diminuita di circa sei mila unità e considerato che ciò è addebitabile soprattutto al fenomeno dell'emigrazione, possiamo parlare di vera e propria "emergenza emigrazione".
Emmanuele Daluiso-Vice Presidente Euro*IDEES – Bruxelles
Membro dell'AISRE-Associazione Italiana di Scienze Regionali
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