| IPOGEO CASIERI
Dell'ipogeo Casieri non sono note le circostanze e la data della scoperta. Al tempo di H. Nachod (1914), cui si deve la prima ed unica edizione, la tomba era già stata depredata degli oggetti di corredo e ricadeva nella proprietà del mastro Angelo Casieri, imprenditore, usata come cantina e cava di tufo. Oggi è proprietà privata ed è utilizzata come cantina, alla quale si accede da via Santa Lucia.
Orientato a SE e ricavato come le altre tombe a camera di Canosa nel banco naturale, l'ipogeo Casieri è composto da tre ambienti in asse e comunicanti fra loro. Tuttora il dromos è interrato, mentre l'ingresso attuale conduce direttamente nel secondo vano attraverso uno sfondamento della parete ovest della seconda stanza. Il vano d'accesso ha pianta rettangolare (3x1 m). La porta di accesso dall'esterno (larghezza sup. 1,70 m) è fiancheggiata da due pilastri con capitelli che riproducono in proporzioni minori quelli della stanza principale, mentre due mensole piatte (h.0,34 m) sono collocate sul lato opposto in corrispondenza dei capitelli. La copertura piana, poggiante su un semplice architrave, è modanata con dieci travi parallele (0,13-0,25 m). Il vano centrale, comunicante con il precedente attraverso una porta (Iargh. 1,30 m), ha pianta trapezoidale con la parete di fondo più larga rispetto al lato breve opposto (3,12-5,82x4,35-4,62m). Le pareti hanno andamento concavo e sono scandite su ciascun lato da pilastri poggianti su plinti (h. 0,13 m), sormontati da capitelli angolari composti da un' ampia modanatura con due sottili listelli sovrapposti. Due pilastri dello stesso tipo sono disposti ai lati della porta di passaggio al terzo ambiente.

La copertura a doppio spiovente forma una leggera volta modanata con undici travi di differente larghezza e a distanza non regolare, con un columen del quale rimane l'impronta dell'imposta nello spazio frontonale sormontante l'ingresso. Un grande pilastro moderno in tufo è costruito a sostegno del soffitto in corrispondenza dell'angolo nord dell'ambiente. Del terzo vano, cui si accede attraverso una stretta porta (larghezza 0,87 m) si conserva solo la metà occidentale. Originariamente aveva pianta quadrata con i latiteramente conservato la parete è scandita da tre pilastri sormontati da capitelli triangolari. Sulla porta un piccolo frontone con alla base un accenno di dentelli o, forse, resti di applicazione di un rilievo. L'impianto planimetrico dell'ipogeo Casieri, per la sua singolare impostazione, non offre possibilità di confronti. Gli elementi che lo caratterizzano sono rappresentati dai tre vani assiali che lo compongono; dall'ultimo ambiente con le pareti ad andamento concavo e convesso; dall' apparato decorativo che utilizza pilastri sormontati da capitelli per scandire le pareti e fiancheggiare l'interno della porta di accesso.
La totale assenza di materiale di corredo inficia, naturalmente, anche la lettura dell'architettura, ma a ragione si può presumere che essa sia il risultato di un'unica progettazione, restando incerte, tuttavia, le destinazioni degli ambienti, e tenendo conto della probabile perdita del letto funebre, forse collocato in corrispondenza della parete distrutta nell' ambiente centrale. Dunque è la concezione dell'alzato e dell'impianto decorativo a rendere più stretta l'analogia fra questo e l'ipogeo Monterisi Rossignoli solo punto di riferimento per proporre un inquadramento cronologico del monumento nell'ambito della seconda metà del IV secolo a.C.
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