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Schede storico turistiche di Canosa di Puglia
I monumenti, le chiese, i palazzi storici
Siti Archeologici
Ipogei Monterisi-Rossignoli
IV Secolo a.C.

Canosa di Puglia

   
 Galleria Forografica
APERTURA AL PUBBLICO:
TICKET INGRESSO:
Gratuito
SERVIZI DISPONIBILI:
Visite Guidate Accessibile ai disabili Non Disponibile Non Disponibile Non Disponibile
  

IPOGEO MONTERISI  - ROSSIGNOLI

Il 25 settembre 1813 il contadino Sabino Monterisi D' Alesio, nell ' eseguire lo scavo di una cantina nel terreno di sua proprietà, s'imbatte casualmente nella volta dell'ambiente principale dell'ipogeo. Le vicende relative alla scoperta del
complesso e al reperimento del materiale furono alquanto tumultuose prima che i reperti venissero trasferiti a Bari e destinati al museo di Napoli. Infatti, secondo quanto attestato dallo stesso Monterisi e dal figlio Donato, al momento della scoperta sarebbero accorsi sul luogo molti curiosi e fra gli altri il giudice di pace signor D. Vincenzo Lagrasta e il secondo eletto, lo speziale D. Giuseppe Conte, i quali avrebbero scelto alcuni vasi portandoli nelle proprie case; la stessa cosa, sempre secondo la deposizione dei due Monterisi avrebbe fatto il sacerdote Michele Caracciolo, che ricevette un cratere. Tuttavia, quando il direttore degli Scavi Antichi della provincia di Bari, signor abate Pilsi, si recò a Canosa per ispezionare i vasi, il Lagrasta, il Conte e il Caracciolo dissero che erano stati loro donati dal Monterisi, così tacendo l'abuso. Fu poi organizzata una ricerca quasi capillare dei materiali, più volte sollecitata dal ministro dell'Inter-no, consentendo il recupero di gran parte degli oggetti.
 
Dai documenti di archivio risulta sicura la trasmissione a Napoli dei seguenti reperti: il 19 ottobre 1813 due vasi a figure rosse, una patera con manico antropomorfo, la parte anteriore di una corazza, due elmi, uno schiniere e un frontale di cavallo, oltre a cinque piccoli vasi, quattro con il coperchio; il 26 ottobre 1813 una patera, un vaso con il relativo manico, tre piedi di grandi vasi; il giorno 1 novembre 1813 furono spedite due casse ognuna con un vaso antico. Dopo l'invio della parte anteriore della corazza, nel febbraio 1814 furono portate a Napoli la parte posteriore della stessa e tre frammenti del cinturone che il Pilsi era riuscito ad ottenere dal Lagrasta.
 
 
Nell'ottobre 1813 fu poi tipreso lo scavo dell'ipogeo individuando il vestibolo. Alcuni reperti mandati a Napoli ad alimentare il Museo Palatino di Carolina Bonaparte, dopo la fine del regno di Gioacchino Murat, furono venduti a Ludwig di Baviera, passando alle Antikensammlungen di Monaco. L'atto di vendita dei vasi, insieme a parte della collezione della principessa Lipona, fu stipulato a Troschdorf 1'8 marzo 1826 fra il barone de Gayl e Leo von Klenze, rappresentanti rispettivamente Carolina Murat e Ludwig di Baviera. Sin dall'epoca della scoperta l'interesse destato dall'ipogeo fu enorme. A Napoli, oltre ai vasi ricordati furono portati anche alcuni rilievi che ornavano l'interno dell'ipogeo, ricostruendo la tomba a grandezza naturale. Peraltro, già in una comunicazione del consigliere di Stato all'intendente di Bari è espressa l'intenzione di eseguire dei rilievi della tomba. Certamente, comunque, furono il pregio del materiale rinvenuto nell'ipogeo, e soprattutto la sua immediata edizione curata da Millin a contribuire alla popolarità della scoperta e alla sua rievocazione in una cronaca di viaggio del primo.

L 'ipogeo Monterisi Rossignoli è ubicato a NO della città, vicino al cimitero: la proprietà del terreno, al momento della scoperta di Sabino Monterisi D' Alesio, era passata ai primi del Novecento a Riccardo Rossignoli. Sebbene nelle immediate vicinanze del complesso gli scavi eseguiti dopo la sua scoperta non abbiano restituito alcun dato, l' area è da ritenersi di destinazione necropolare, come si può desumere da più fonti sui ritrovamenti canosini.. Come tutti gli ipogei di Canosa anche il Monterisi Rossignoli era ricavato nel banco naturale di tufo . L' accesso era costituito da un dromos a gradini che portava all'ipogeo propriamente detto, composto da un vestibolo e dalla cella orientata ad ovest. La struttura, edita per la prima volta da Millin (1816),sulla base di dati che gli erano stati forniti, dunque senza che egli effettuasse un esame diretto dell'ipogeo, fu studiata in modo più analitico da Nachod. Tuttavia, agli inizi del Novecento il dromos e il vestibolo erano interrati, mentre la parte posteriore della cella era stata tagliata dai muri di una cantina moderna. Pertanto, del primo vano si conservano solo le notizie descrittive contenute negli atti dell'Archivio di Stato di Bari, precisamente, nella relazione stesa da Vincenzo Lagrasta dopo lo scavo compiuto nell'ottobre 1813 per individuare l'accesso alla tomba. In quell'occasione si riconobbe la volta del vestibolo in gran parte già rovinata, mentre il vano, ripieno di terra, aveva forma rettangolare.
 
Con più esattezza Millin, pubblicando la pianta, descrive questa parte dell'ipogeo con il dromos a sei gradini e il vestibolo sostenuto al centro da due pilastri quadrati; per quanto riguarda l'apparato decorativo di questo vano la sola notizia si riferisce alla presenza di due cavalli marini scolpiti negli orli laterali della volta. Questo ambiente era separato da quello deposizionale tramite una porta, posta 25 centimetri al di sopra del piano della cella, sormontata all'interno da un frontone campito da una doppia voluta o una lira a rilievo. La cella, a pianta rettangolare (6,20x3,80 m), aveva il soffitto a doppio spiovente con un trave centrale e travicelli laterali scavati nel tufo e, sui lati lunghi, tre pilastri (h.2,20xo,20 m) con plinto di base.e abaco quadrangolare (h. 0,13 m). I pilastri sostenevano un architrave (h. 0,31 m) nel quale erano ricavati piccoli quadrati equidistanti. il letto funebre (0,85 x2 m), era ricavato nel tufo e su di esso era deposto l'inumato con il capo rivolto ad est ,era ornato con rilievi identificati dal Pilsi con un ippocampo ed una volpe .
 
Sulla stessa parete, fra il letto e il pilastro di fondo, era collocato su una base non decorata un animale scolpito a rilievo nel tufo, un leone o un cane sulla parete opposta, quasi alla stessa altezza, v'era un cinghiale a grandezza naturale su una base rettangolare decorata con un essere fantastico con il corpo serpentiforme, la testa di cane e il muso di maiale.
   Fonte: Tratto da Principi Imperatori e Vescovi, duemila anni si storia a Canosa. Edito da Marsilio - Venezia
 
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