| IPOGEO DELL'OPLITA
L 'ipogeo denominato dell'Oplita per il soggetto figurato rilevato al suo interno, oggetto di un'indagine conoscitiva nel 1984, è ubicato in prossimità del Regio Tratturo, lungo la dorsale occidentale dell'altura occupata dal centro antico, in una delle più estese aree di necropoli, quella in contrada Costantinopoli caratterizzata dalla presenza di altre sepolture aristocratiche che, a Canosa, sembrano addensarsi in relazione alla viabilità principale ; per il problema relativo alla distribuzione topografica delle aree di necropoli .La struttura si presenta interamente scavata nel banco di tufo, particolarità costruttiva che differenzia gli ipogei canosini dalle analoghe manifestazioni dell'area daunia, costruite, invece, con blocchi regolari di pietra come ad Arpi ; Il suo impianto presenta un'articolazione piuttosto semplice e unitaria nella concezione originaria. Un ampio dromos formato da nove scalini conduce nel vestibolo scoperto, evidentemente funzionale allo svolgimento di pratiche connesse con il rito funerario, con cui è da correlare il ritrovamento di un deposito vascolare al suo interno. La camera funeraria, aperta sul vestibolo e in asse con il dromos, presenta la parete di accesso decorata con due lesene angolari su plinto, scolpite nel tufo, verosimilmente sormontate da un timpano di coronamento, l'ingresso, in origine, era chiuso da due lastroni tufacei accostati. Il vano sepolcrale, realizzato ad una quota inferiore rispetto al piano del vestibolo con cui è collegato mediante tre scalini, presenta una pianta irregolarmente rettangolare (6,50X3,95) con volta a botte, copertura pressochè costante nelle coeve tombe a gronicella e anche nei grandi complessi ipogeici pluricellulari come il Varrese e Lagrasta I e II. Lungo le pareti, ad intervalli regolari, sono praticati dei fori che conservano all'interno resti di fusti di chiodi di ferro, destinaticamente documentata dalla pittura parietale.
Ma l'elemento di maggiore interesse dell'intera struttura è rappresentato dalla decorazione figurata che adorna la parete di fondo. All'interno di un pannello rettangolare, appena incavato, delimitata in basso da una semplice cornice aggettante, è scolpita a bassorilievo una scena raffigurante un guerriero in armamento oplitico che precede un cavaliere di cui è leggibile solo la linea di contorno, essendo stata la figura segata in un maldestro tentativo di recupero da parte degli scavatori di frodo. La composizione è, inoltre, danneggiata da profondi colpi di piccone che si rilevano anche in altri punti della camera, evidentemente inferti dai clandestini per accertarsi dell'eventuale esistenza di altri vani comunicanti. Alle spalle del cavaliere è graffita l'iscrizione in lettere greche . Una vivace policromia doveva conferire alla scena e alle singole figure un particolare risalto: tracce di colore rosso, applicato direttamente sulla parete tufacea, sono ancora percepibili sullo scudo mentre una spessa patina nera campisce lo spazio di fondo. Completava l'apparato decorativo una bassa zoccolatura dipinta in rosso lungo le pareti. La tipologia costruttiva e l'impianto plani- metrico rigorosamente monoassiale consentono di inserire l'ipogeo dell'Oplita nel gruppo delle tombe a camera più antiche di Canosa, quali la tomba del Vaso dei Persiani, l'ipogeo Casieri e Monterisi Rossignoli .
Con quest'ultimo, in particolare, è possibile cogliere elementi di affinità, sia per l'adozione di comuni soluzioni architettoniche (il dromos a scalini) sia per la scelta della tecnica scultorea adoperata non in funzione accessoria, ma riservata all'esecuzione di un apparato decorativo carico di riferimenti simbolici, legati alla sfera militare nel caso dell'ipogeo dell'Oplita, al mondo ctonio nell'ipogeo Monterisi Rossignoli, adorno quest'ultimo, com'è noto, di due sculture quasi a tutto tondo, raffiguranti un cinghiale posto su una base ornata da un serpente a sorreggere forse offerte funerarie e ghirlande, secondo una consuetudine realistirilievo e da un leone (o un cane), soggetti con valenza funeraria, diffusi nel repertorio decorativo pittorico e plastico delle tombe a camera etrusche . L'assenza del corredo ostacola ulteriormente la definizione di una chiave interpretativa della scena figurata, che potrebbe riproporre un soggetto di genere con la connotazione del defunto come appartenente al tango militate, in adeguamento ad un atteggiamento ideologico diffuso tta le aristoctazie apule del IV secolo a.C. .
Nel caso specifico la suggestione di poter intravvedere nella raffigurazione del cavaliere un riferimento diretto al destinatario della tomba è suggerita dalla collocazione stessa della composizione figurata, in posizione volutamente enfatizzata all'interno del vano sepolcrale, quasi a volerne sottolineare il legame di continuità nella vita ultraterrena; d'altronde, sono anche i riferimenti letterari a testimoniarci, nell ' ambito dell' organizzazione militare dauna, la prevalenza del ruolo equestre appannaggio delle classi egemoniche a Canosa amano esibire questa condizione nella sfera funeraria attraverso la deposizione nelle loro tombe di panoplie ed equipaggiamenti equini (cfr. ad esempio l'Ipogeo Monterisi Rossignoli).

L 'intervento clandestino che ha portato alla scoperta dell'ipogeo è risultato particolar-mente distruttivo non solo sulle parti struttutali e sul fregio figurato ma anche in relazione al corredo, totalmente asportato, ad eccezione di una considerevole quantità di frammenti ceramici, unici documenti rimasti a testimoniarne la ricchezza ed il pregio. Da questo intervento devastante è stato risparmiato il dromos, essendo i clandestini penetrati nella camera funeraria attraverso un passaggio praticato in corrispondenza della facciata esterna: la sua esplorazione sistematica ha consentito di acquisire nuove informazioni sui riti compiuti in tempi successivi alla deposizione dei defunti.
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