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Schede storico turistiche di Canosa di Puglia
I monumenti, le chiese, i palazzi storici
Siti Archeologici
La Via Traiana ed i suoi Monumenti


Canosa di Puglia

   
 Galleria Forografica
APERTURA AL PUBBLICO:
SERVIZI DISPONIBILI:
Visite Guidate Accessibile ai disabili Non Disponibile Non Disponibile Non Disponibile
  
 
La costruzione della via Traiana risale al II sec. d.C., quando l’imperatore Traiano, per agevolare le comunicazioni con l’Oriente, provvide alla monumentalizzazione di un antico tratto stradale che univa Benevento a Brindisi; si tratta di una variante della più nota via Appia, realizzata a partire dalla fine del IV sec. a.C. ad opera del censore Appio Claudio Cieco, allo scopo di collegare Roma all’Adriatico.
Rispetto alla via Appia il nuovo tracciato consentiva di raggiungere Brindisi con maggiore facilità, abbreviando il tratto montagnoso e sfruttando, una volta superato l’Appennino, la comoda percorribilità del Tavoliere e della pianura costiera.
La strada fu inaugurata nel 113 d.C. e l’evento fu celebrato, a Benevento dove il tracciato aveva origine, con la costruzione di un arco trionfale, ancora oggi visibile; a Brindisi il tratto terminale della strada era segnato da un monumento dedicato nel 110 d.C. e noto soltanto da un’iscrizione onoraria.
 
Da Benevento la strada proseguiva per la valle del Miscano e per quella del Celone; raggiunto il pizzo di Monte Trinità scendeva verso Aecae (Troia) e attraversava il Tavoliere fino ad Herdonia (Ordona); di qui, superato l’Ofanto su un imponente ponte a cinque arcate, raggiungeva Canusium (Canosa di Puglia). Superato il centro canosino, la strada proseguiva verso Rubi (Ruvo di Puglia), e, correndo ad est dell’abitato in direzione di Modugno, fino a Caeliae (Ceglie del Campo), Norba (Conversano) e Monopoli.
 
Da Rubi una variante litoranea raggiungeva Barium dopo aver toccato Butuntum; in entrambi i casi il tracciato procedeva poi, vicinissimo alla costa, fino ad Egnathia, dove la strada, superato un arco trionfale all’ingresso del centro, percorreva la città in tutta la sua lunghezza. Il rinvenimento di un miliario suggerisce che la strada toccasse poi Ostuni e Carovigno, giungendo infine a Brundisium (Brindisi).
Un prolungamento più tardo, forse già qualche decennio più tardi, collegò Brindisi alla città di Hydruntum (Otranto), passando per Valesium e per Lupiae (Lecce); questa strada, di cui ignoriamo il nome antico, è conosciuta come “Traiana Calabra”, poiché Calabria era detta, in epoca romana, la parte meridionale della Puglia.
Lungo il percorso la strada attraversava, oltre ai centri citati, una serie di stazioni di posta (stationes), ovvero dei luoghi di sosta che potevano essere attrezzati per il pernottamento dei viaggiatori e la custodia di carri e cavalli (mansiones), o essere predisposti solo per il cambio dei cavalli e brevi stanziamenti (mutationes).
La strada subì importanti restauri nel corso del III e IV secolo, mantenendo la sua importanza strategica anche sotto i Goti, i Bizantini, i Longobardi e i Saraceni.
  
 
Con i Longobardi, in particolare, crebbe il ruolo della via per i collegamenti con il santuario di S. Michele Arcangelo, sul Gargano, e per la sede episcopale di Siponto.
Oltre ai resti dell’impianto stradale, sono testimonianza, oggi, dell’antica via Traiana: una serie di miliarii, cippi in pietra con indicazione delle miglia percorse a partire da Benevento, alcune iscrizioni menzionanti interventi sulla strada, ponti, e monete emesse all’epoca della realizzazione della via.
Fonte: Tecnopolis - Univ. di Foggia Progetto ROME
 
 
LA RETE STRADALE.
Anche questa contribuì efficacemente allo sviluppo agricolo e commerciale della nostra Città. Se poi c'inseriamo in una prospettiva più ampia e completa della storia di Canusium, possiamo dire che la rete stradale, come uno dei più importanti punti di raccordo con l'Apulia,l'Italia e l'Oriente, mise il nostro paese nella più felice condizione di assolvere con fedeltà la sua missione di irradiazione di progresso e di civiltà nel mondo. Com'era articolata la rete stradale di Canusium? Queste, press'a poco, erano le sue principali vie di comunicazione :
 

 
La Via CANUSIUM -EMPORIO.
Necessariamente la nostra Città doveva essere collegata con il suo Emporio, che, assai probabilmente, sorgeva, come si è detto più avanti, sul litorale adriatico e, precisamente, presso Barduli (Barletta). Partendo da Canusium tale via  attraversava il territorio di Canne e raggiungeva lo scalo. Canusium dovè ad essa, in modo particolare, buona parte delle sue prime fortune perche fu la via che favoti più delle altre, almeno inizialmente, lo sviluppo economico e commerciale della nostra Città.
 

La Via CANUSIUM -ARPI.
Quasi certamente fu realizzata da Canusium sin dai tempi della più remota antichità e per una semplicissima ragione: Canusium e Arpi erano le due Città più importanti e antiche dell'Apulia. Conseguentemente, non mancarono le relazioni politiche e  gli scambi commerciali. Una linea di collegamento doveva esserci perciò tra di loro.

La Via LUCERIA -CANUSIUM.
Si fa menzione di essa nel De bello civili 12 di Giulio Cesare, allorche si parla di Pompeo che parte da Luceria (Lucera), raggivnge Canusium e poi punta su Brundisium (Brindisi). Probabilmente il tracciato Luceria Canusium passava per Arpi e qcindi era un completamento della precedente Arpi-Canusium, la quale poi, attraversando Rubi (Ruvo), Butuntum (Bitonto) e Barium (Bari) raggiungeva, via mare, Brundisium.

La Via HERDONIA -CANUSIUM.
E' citata da Strabone e doveva nascere, probabilmente, da una deviazione della via Appia che partendo da Aquilonia passava per Trèvicum (Trèvico), Aequum Tùticum (S. Eleuterio) Aecae (Troia), Herdonia (Ordona) e raggiungeva Canusium,  per proseguire poi sino a Brundisium.

La Via TRAIANA.
Fu là più importante per Canusium perche divenne il più felice ed agevole punto di raccordo tra la nostra Città e quelle di tutta l'Apulia. Pur essendo stata ricavata dal tracciato Herdonia -Canusium fu resa carrozzabile dall'Imperatore Traiano, dal quale perciò prese il nome. Da Canusium la via Traiana passava per Rubi, Butuntum, Barium e costeggiando l'Adriatico raggiungeva Brundislum.
 
La Via VENUSIA -CANUSIUM.
Anche con Venusia (Venosa) doveva essere collegata la nostra Città. Fu la via che attraversò il console Varrone per
raggiungere, con i pochi cavalieri scappati con lui, Canusium, ove si trovava il maggior contingente superstite alla fatale battaglia. Essa costituiva un raccordo tra la via Appia e la via Traiana. Probabilmente era, in origine, una mulattiera, che poi fu rifatta per agevolare il collegamento tra l'antica, famosa Colonia Romana e Canusium.Una rete stradale così importante e ricca di tante diramazioni si rivelò prodigiosa in tutti i settori. Contribuì a incrementare al massimo l ;industria ed il commercio della lana, come si è detto più avanti. Favorì lo sviluppo agricolo della nostra Città, nella quale si affermò anche, specialmente verso il II secolo avanti Cristo, la coltivazione della vite ed il commercio vinicolo. Ancora oggi, dopo più di venti secoli, la coltivazione della vigna ed il commercio vinicolo rimane una delle maggiori, più caratteristiche risorse del nostro paese.
 
 
 
RITROVAMENTI SULLA VIA TRAIANA
 
La Tomba degli Ori ( Non visitabile perchè ricoperta)
Situata sul tracciato della Via Traiana, nei pressi dell'ipogeo del vaso di Dario e vicinissima all'arco di Traiano , è senz'altro, assieme agli ipogei Lagrasta, la più celebre tomba canosina. La scoperta avviene casualmente nel 1928, ma, in tragica continuità con le distruttive metodologie di scavo preunitarie, anche questa volta viene ignorato qualsiasi tentativo di comprensione del ruolo e della posizione sociale dei defunti; così, dopo aver 'ripulito' con cura le tre celle, la tomba viene ricoperta e dimenticata. Solo dal successivo studio dei reperti, e grazie soprattutto alla riscoperta dell'ipogeo nel 1991, si è giunti ad una sua più completa conoscenza. Straordinaria è la qualità degli oggetti riportati alla luce: coppe di vetro con lamina d'oro, vasi a decorazione plastica e policroma, resti dell'equipaggiamento di un cavaliere e, soprattutto, una serie di suppellettili in argento e in oro tra cui il celebre diadema, esemplare testimonianza dell'abilità degli orafi magnogreci, e l'altrettanto celebre teca con il nome della fanciulla Opaka Sabaleidas. La storia della scoperta e l'inquadramento storico-artistico nonché funzionale dei corredi, sono stati oggetto nel 1994 di una mostra allestita dalla Fondazione Archeologica Canosina e dalla Soprintendenza Archeologica.

 
Ipogeo del Vaso di Dario ( Non visitabile perchè ricoperta)
Scoperto casualmente alla metà del XIX sec., prende il nome dall'eccezionale raccolta di ceramica apula a figure rosse ritrovata al suo interno e attribuita appunto al pittore di Dario; su uno di questi vasi, probabilmente quello più celebrato della ceramografia italiota, al centro di una movimenta scena con sessanta figure, campeggia, in trono, Dario, re dei Persiani. Purtroppo dell'ipogeo, reinterrato dopo l'asportazione dei reperti, si conosce soltanto un'approssimativa ubicazione nei pressi della Via Traiana.
 
 
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