| |
 |
|
| |
Sulla strada che da Canosa conduce a Barletta, ad un chilometro dall'abitato di Canosa, affiorarono nel settembre 1951, in seguito ad una violenta alluvione, lungo il letto del torrente Lamapopoli, i resti di una necropoli romana. Già nota al Tortora (1758), che nella sua relazione sulla chiesa Canosina ricordava un sepolcreto presso le Catacombe di Santa Sofia, e al Mola (1789-1794), che segnalava «sepolcri gentileschi» nell ' area di Lamapopoli, della necropoli in realtà dagli inizi del Novecento affioravano solo alcuni sarcofagi in bilico sul greto del torrente e la catacomba. Lo scavo di emergenza, condotto prevalentemente lungo la riva destra del torrente, ha messo in luce soltanto una parte della zona archeologica che era certamente assai più vasta. L' area esplorata si estende infatti lungo l'attuale corso d'acqua per quasi 120 mt è limitata ad est e a nord dalla collina, nella quale si apre la catacomba, verso ovest da un tratto di terreno pianeggiante nel quale affiorano tracce di murature; verso sud dal tratto di strada provinciale Canosa-Barletta. Quest'ultima scavalca l'area della necropoli con un ponte, la cui costruzione deve aver danneggiato molte murature antiche, in parte ancora affioranti nelle fondazioni dei piloni. Il complesso di tombe doveva dunque estendersi anche più a sud, così come doveva risalire il pendio del terreno dalla parte di levante, alle spalle dell'allineamento di monumenti meglio identificato nell'area scavata. Sulla collina immediatamente adiacente fu rinvenuta una tomba scavata in roccia, certamente cristiana per l' affresco di orante che decorava l'arcosolio.

Anche sulla riva sinistra del torrente, oltre ai tre monumenti superstiti lungo la sponda, si rinvengono tracce di muratura e blocchi sporadici: a qualche distanza dalla necropoli scavata fu rinvenuta anche da questa parte una tomba in roccia, con tre piccole nicchie, che conservava tracce di decorazione. La necropoli detta del Ponte della Lama è stata in uso per lungo tempo con una grande varietà di monumenti. La maggior parte degli edifici è costituita da celle ed edicole sepolcrali di dimensioni diverse, costruite in laterizio o con ricorsi di mattoni alternati a tufel1i (per la tipologia e l'analisi delle murature, Moreno Cassano 1966,398-399). Le facciate sono sempre a cortina accuratamente lavorata e lasciata in vista. Le celle erano ricoperte da volte a botte, messe in risalto da cornici all'imposta: l'estradosso semicilindrico restava forse in vista, come nella necropoli dell'Isola Sacra, ma non sappiamo se in facciata fosse schermato da un timpano, poiche nella necropoli canosina non si conservano elementi dell'alzato. L 'interesse del confronto con la necropoli del Porto di Roma e per molti aspetti con la necropoli scavata sotto la Basilica Vaticana (Apollonj Ghetti, Ferrua, Josi, Kirschbaum 1951, 23 ss.; von Hesberg 1987,43-60) e con quella della via Triumphalis, autorizzato dalla cronologia e dall'analoga disposizione dei monumenti, è limitato da notevoli differenze nella tipologia delle camere e soprattutto dalla natura delle sepolture. A Canosa infatti tutte le costruzioni sono caratterizzate dalla presenza di un arco sulla facciata, e le sepolture sono tutte di inumati. All'interno (Steinby 1987, 85-110), gli edifici erano intonacati e in alcuni casi dipinti. I pavimenti erano in terra battuta, e la quota si ricostruisce agevolmente dal risvolto dell'intonaco o dal piano di spicco dei cassoni di muratura che costituiscono le tombe. Gli ingressi sono aperti sulla facciata con un gradino e talvolta erano chiusi da porte o cancelli. Altri edifici della necropoli differiscono nettamente dal tipo predominante, come la tomba ad arcosolio, quella a baldacchino o il vasto recinto .Un gruppo omogeneo di sepolture è rappresentato dalle numerose arche di tufo carparo che sono forse da considerare la versione più modesta del sarcofago di calcare e di quello con ghirlande . Queste rovine si possono oggi ammirare dopo l'accurata opera di scavo effettuato dalla Università di Foggia.
|