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Schede storico turistiche di Canosa di Puglia
I monumenti, le chiese, i palazzi storici
Siti Archeologici
La Necropoli
Note sulle presenze sul territorio di Canosa di Puglia.
II-IV Secolo a.C.

Canosa di Puglia

   
 Galleria Forografica
APERTURA AL PUBBLICO:
TICKET INGRESSO:
Gratuito
SERVIZI DISPONIBILI:
Visite Guidate Non Disponibile Non Disponibile Non Disponibile Non Disponibile
  

LA NECROPOLI


Nel 1898 Massimiliano Mayer osservava che a Canosa l'abitato e la necropoli, secondo l'uso indigeno, non erano distinti ed erano insieme compresi in un ampio circuito murario calcolato intorno ai 28 km.
Questo aspetto peraltro era già stato evidenziato dall'architetto Carlo Bonucci, direttore degli scavi del Regno di Napoli, nel corso delle sue missioni a Canosa per conto dei Borboni intorno alla metà dell'Ottocento. E anzi questi era stato tanto colpito dall'estensione della necropoli, che defini- va «un laberinto italico di cui non si ha finora alcun altro esempio», da ritenere assolutamente necessaria la redazione di una pianta topografica generale «delle necropoli greche della città, dove fossero segnalati i sepolcri delle varie classi della società». Una planimetria che, come egli stesso dice nella sua relazione del5 ottobre 1854 , fu da lui realizzata, ma che purtroppo è andata perduta. L'esigenza del Bonucci, così insolita in un panorama che vedeva il saccheggio delle necropoli e parallelamente la dispersione del patrimonio archeologico canosino nelle varie collezioni italiane e straniere, risulta drammatica alla luce della storia degli scavi a Canosa, affidata da sempre a recuperi casuali e clandestini piuttosto che a una ricerca organica e finalizzata. Ancor oggi infatti le antiche città daunie, Canosa ed Arpi in special modo, vengono sistematicamente lottizzate con precise aree di competenza da squadre di «tombaroli», profondi conoscitori della realtà sotterranea del territorio.
Un saccheggio, testimoniato dall'enorme massa di materiali solo in parte sequestrata e recuperata, presente invece in maniera vistosa e provocatoria nei cataloghi e nelle collezioni europee e d'oltreoceano; una rapina, iniziata al tempo dei Borbone e da allora continuata con la stessa cupidigia di possesso anche da collezionisti appartenenti a società dichiaratamente composte e misurate come quella svizzera. La parzialità della documentazione esistente diventa quindi ancora più grave se confrontata all'enorme quantità di materiali sicuramente canosini, vasi in special modo, disseminati in ogni parte del mondo, nelle case di modesti raccoglitori come nei più prestigiosi musei.
Il problema è reso ancora più grave per i pesanti condizionamenti dovuti alla crescita caotica della città, che ha da tempo perduto la sua dimensione agricola. Privo di adeguate norme di razionale sviluppo urbanistico, il centro moderno ha quasi sempre ignorato la città antica, ingombrante e fastidiosa nella sua ricchezza ed estensione, con il risultato che la conoscenza dell'abitato e della necropoli passa assai spesso attraverso lo scontro duro e polemico tra i responsabili della tutela e la cittadinanza, con evidenti difficoltà nella ricostruzione organica del tessuto antico.
Sappiamo che, secondo il costume indigeno della Puglia preromana, l' abitato e la necropoli coesistono. Un rapporto che però è stato inquinato e reso difficilmente leggibile dalle sovrapposizioni storiche. È il caso, ad esempio, dell'area monumenta- le di Giove Toro , dove il nuovo impianto romano si sovrappone, distruggendole, alle fasi più antiche dell'abitato e della necropoli daunia, risparmiando solo una fascia marginale. Quando il tessuto daunio riemerge invece
senza le interferenze delle occupazioni successive, si legge assai netto il rapporto tra strutture abitative e cemeteriali. Questo è evidente naturalmente solo nelle aree indagate sistematicamente per superfici ampie, non limitate all'ingombro di una tomba (vedi Ipogeo di vico San Martino). La connessione tra abitato e necropoli rivela la necessità di ribadire l'unità familiare con l' occupazione di uno spazio vissuto sia nella dimensione del quotidiano sia nella sfera funeraria. Un'esigenza, questa della coesione del gruppo familiareche nel rituale funerario viene evidenziata dal fenomeno del riutilizzo, mentre nelle superfici abitative viene segnalata dall'affollamento, o addirittura dalla sovrapposizione delle strutture.

   Fonte: Tratto Da Principi Imperatori e Vescovi, duemila anni si storia a Canosa. Edito da Marsilio - Venezia
 
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