Stilus Magistri

Un suono di “rionetta” come ciaramella

Un pastore della Transumanza in Prefettura

È la sera del 17 Dicembre 2016 e nel Palazzo del Monte di Pietà a Barletta, sede della Prefettura Barletta, Andria, Trani, retta dal Prefetto, S.E. Dott.ssa Clara Minerva, si svolge la cerimonia istituzionale per le onorificenze e per gli auguri di Natale. Al termine dei canti del Coro Polifonico "Il Gabbiano" di Barletta giunge inaspettato un ospite invitato, che, nelle idee manifeste di storia patria, indossa la veste di lana di un pastore che giunge sui sentieri della Transumanza.
Tratturi di transumanza
Sono i sentieri di storia, sono i tratturi, è il Regio Tratturo sul Ponte Romano di Canosa, dove passavano le greggi dei pastori d'Abruzzo e del Molise, che "oltre la terra" (trans-humus) giungevano stagionalmente al Tavoliere delle Puglie, innestando anche le radici della propria cultura in Puglia. Così scrive il poeta Gabriele D'Annunzio nella poesia "Pastori": "E vanno pel tratturo antico al piano". L'economia pastorale e transumante canosina figura già nel basso Impero Romano con le pregiate lane delle pecore di Canosa e nell'Alto Medioevo, ma dopo il Medioevo, le vie della Transumanza portavano le greggi dall'Abruzzo e dal Molise a svernare nel Tavoliere delle Puglie.

Gli Stazzi
Gli stazzi, oggi diroccati, erano i luoghi di sosta delle greggi Canosa, come attestano le fonti dell'Archivio Storico Comunale e la "Regia Dogana della mena delle pecore di Foggia". Canosa era una delle 23 "locazioni principali" della transumanza, con gli stazzi o jazzi che sorgevano presso i pozzi di Canosa e si spingevano fino a Minervino e a Montegrosso.
Così scrive il poeta D'Annunzio nella poesia "Pastori" in un tempo di migranti:
Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all'Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.


La piroccola
Il pastore giunto in Prefettura impugna in mano, come pedo pastorale, la "peroccola", bastone nodoso con testa a forma di "pera", riportato dal libro "Sulle vie dei ciottoli del dialetto canosino" del maestro Giuseppe Di Nunno, già offerto al Prefetto nella condivisa opera. Il pastore alla presenza delle Forze Armate del territorio, dei Comandi della Guardia di Finanza, dei Carabinieri, della Polizia di Stato, della Polizia Municipale, presenta la "piroccola", che serviva anche per difendere le greggi dai lupi, come attesta un verbale del 31 Ottobre 1813 del Sindaco di Introdacqua (AQ), che riporta la difesa delle greggi dal lupo con la piroccola, illustrata anche nell'arte nel dipinto "caccia al lupo" di Filippo Palizzi (1819-1899). Sorride con accoglienza fra i corridoi della Prefettura il Sindaco di Canosa, Dott. Ernesto La Salvia, che il pastore saluta anche nell'incontro del Sindaco di Barletta, Dott. Pasquale Cascella.

Il campanaccio del lattaio
E il pastore giunto in Prefettura si è annunciato con il suono del campanaccio retto in mano, evocando il suono del lattaio che al mattino portava per strada il latte alle case. "Mu pàsse u crapère", diceva la mamma in un paese che aveva molti allevamenti di capre e pecore nel sito agreste di Costantinopoli, oggi sede del prestigioso Presepe Vivente di Canosa e presso la discesa di Via Anfiteatro, detta nel linguaggio dialettale popolare "u Crapellòtte". E con il latte di capra, con le pelli di capra, come otri caprini, c'erano i formaggi, come sottolinea e offre verbalmente il Vice Prefetto, Dott. Valter Spadafina al pastore di Natale in Prefettura.

Invito a S.E. il Prefetto
Venga Eccellenza, Sig. Prefetto, a visitare il Presepe vivente di Canosa in questo sito agreste e rupestre e incontrerà i pastori di Betlemme tra le grotte tufacee premurgiane di Canosa.

I Pastori di Betlemme
La figura del pastore giunto dal Regio Tratturo di Canosa a Barletta in Prefettura evoca la storia dei pastori di Betlemme, dei pastori palestinesi semplici, umili, nomadi senza dimora, primi testimoni di quell'evento della nascita di Gesù, come raccontano i libri sacri di Luca al cap. 2, v.8: "Et pastores erant in regione eadem vigilantes" (c'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge). Sono i Pastori, i primi testimoni della nascita di Gesù nella mangiatoia (praesepium) di Betlemme. La stessa arte pittorica ha suggellato "l'Adorazione di Pastori" come nel dipinto di Guido Reni, del Caravaggio, di Leandro Da Ponte.

La rionetta
Ma il pastore giunto dal regio Tratturo in Prefettura lascia dalle mani il campanaccio e la piroccola e annuncia il Natale con uno strumento musicale a fiato, dove ogni lamella vibrante corrisponde a due note: "è la rionétta" conosciuta da bambini nel '900, strumento di etnomusicologia diffusa tra i pastori e i contadini, detta in Puglia e nella Bassa Murgia argonetta, rigonetta, rionetta.
Così scrive Massimiliano Morabito, organettista: "sénda na rionétte sunà".
Così dicono nel cuore i presenti in Prefettura, insieme alle Forze Armate del territorio, alla gentilissima Segretaria Dott.ssa Castiglione, alle rappresentanti dell'UNITALSI, ai coniugi canosini presenti Minerva e Damiani, alla Presidente della Società di Storia Patria di Barletta, Prof.ssa Antonietta Magliocca, che accompagna e saluta questo pastore di storia patria di Natale. Ricordo i suoni delle "ciaramelle" che giungevano in paese, come scriveva il poeta Giovanni Pascoli: "Sono venute dai monti oscuri / Le ciaramelle senza dir niente".
Quanno nascette Ninno
E dalla voce del pastore si leva il canto natalizio in dialetto napoletano, da cui nasce "Tu scendi dalle stelle", composto nel 1754 dal poeta musicista e Vescovo Sant'Alfonso Maria de Liguori,
Compatrono di Canosa:
"Quanno nascette Nínno a Bettlemme
Era nott' e pareva miezo juorno.
Maje le Stelle, lustre e belle
Se vedetteno accossì:
E a cchíù lucente
Jett'a chíammà li Magge all'Uríente".

Nasce "Ninno", il Bambino di Betlemme nella gioia di ogni "menìnne" nella pace degli uomini di buona volontà.
Mentre nella stessa ora giunge a Barletta sul treno Trieste – Lecce la Luce di Betlemme con gli Scout di Trieste, al canto del pastore in Prefettura si uniscono fuori onda, ma con stupore ed emozione le voci del Coro Polifonico "Il Gabbiano" di Barletta": i Pastori di Betlemme stavano insieme, come i cuori a Natale fanno coro nell'annuncio di festa.
Auguri! Buon Natale!

Il pastore, maestro Peppino Di Nunno
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