La “Velatio” della Croce

Teologia e tradizione di un rito del Giovedì Santo


Venerdì 14 Aprile 2017 ore 18.11

Nel Giovedì Santo, entrando nella Basilica Cattedrale di San Sabino a Canosa di Puglia(BT) abbiamo contemplato il grande Crocifisso della navata di sinistra coperto da un velo di color viola, con la condivisione di Don Felice Bacco e Don Nicola Caputo. Anche nella Chiesa di Gesù, Giuseppe e Maria rileviamo in preghiera il Crocifisso e le immagini sacre del'Altare coperte da un velo viola. I nostri padri evocavano in dialetto il rito quando "s'acchemmògghje la fàcce a Crìste", quando "si copre la faccia a Cristo". La "velatio" del Crocifisso e delle immagini della Chiesa è un rito antico che risale al IX secolo e viene riportato dal Messale tridentino che così scrive: "finita la Messa e prima dei Vespri si coprono le croci e le immagini della chiesa con veli violacei; le croci restano coperte fino al termine dell'adorazione della croce da parte del celebrante il Venerdì Santo, le immagini fino all'intonazione del Gloria nella Messa della Vigilia Pasquale. Il Concilio di Trento, riferendosi in particolare alla S. Messa, motiva questa consuetudine ricordando che "la natura umana è tale che non può facilmente elevarsi alla meditazione delle cose divine senza aiuti esterni". La Velatio della Croce rimanda anche al nascondimento del Cristo e concorre a vivere l'attesa del giorno di Pasqua, giorno in cui quel volto si offre di nuovo ai nostri occhi.

Al di là della sua origine, il rito della "Velatio" conserva ancora oggi un profondo significato e una funzione di catechesi e di spiritualità. Quei veli che nascondono il Cristo alla nostra vista stanno ricordano che quell'evento riaccade ancora oggi.
Il nascondimento di Gesù di fronte ai suoi nemici è riportato nel Vangelo di Giovanni (Gv, 8,59) che nella Vulgata attesta: "Iesus autem abscondit se et exivit de templo" (Gesù si nascose e uscì dal tempio). Il "Deus absconditus", (Dio nascosto), nel Giovedì Santo si fa memoria del "rapimento di Gesù" da parte delle Guardie del tempio, con l'inizio dell'impero delle tenebre. Come riporta Alessandro Scaccianoce, dopo la riforma liturgica la pratica della "Velatio", è stata spesso abbandonata, ma la Congregazione del Culto Divino ha precisato l'opportunità di conservare e recuperare questa usanza e questo rito con la lettera circolare "Paschalis sollemnitatis" del 16 gennaio 1988: "L'uso di coprire le croci e le immagini nella chiesa dalla domenica V di Quaresima può essere utilmente conservato secondo il giudizio della conferenza episcopale. Le croci rimangono coperte fino al termine della celebrazione della passione del Signore il Venerdì Santo; le immagini fino all'inizio della Veglia Pasquale. Terminata la Messa in coena Domini è bene coprire le Croci della Chiesa con un velo di colore rosso o violaceo".

Significativa è la svelatura delle immagini, che avviene in due momenti diversi: il Venerdì Santo viene scoperto il Crocifisso, mentre tutte le altre immagini al gloria del Sabato Santo. Dopo il tempo in cui Cristo è stato sottratto ai nostri sguardi, ci viene restituito innanzitutto nell'immagine del "trafitto" del Signore di un cuore aperto, donato fino all'ultima goccia di sangue e acqua della Divina Misericordia. La svelatura fa memoria della lacerazione del velo del Tempio, riportata nel Vangelo di Matteo (Mt. 21,51): "Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono". A questa prima "ri-velazione" del Venerdì Santo, fa seguito, nella Veglia Pasquale, la definitiva liberazione delle immagini di tutti i Santi. Il Cristo risorto svela il suo volto, la Sua gloria e la Sua Redenzione, con la liberazione dal peccato, quando la Chiesa pronuncia l'EXULTET. Siamo risaliti con trepidazione, come sessanta anni fa da ragazzi con Don Vito Di Nunno, sul Pergamo marmoreo della Cattedrale di San Sabino, dove un ramo d'ulivo proclamerà il Vangelo: "È Risorto!".
Buona Pasqua
maestro Peppino Di Nunno
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