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La Festa dei Nonni

Raccontando il pane della guerra


Domenica 1 Ottobre 2017 ore 21.08

Il 2 ottobre di ogni anno è la Festa dei Nonni, ricorrenza civile istituita dalla Legge nr. 159 del 31 luglio 2005, quale momento per celebrare l'importanza del ruolo svolto dagli stessi all'interno delle famiglie e della società in generale. I nonni sono pilastri fondamentali nella società e nelle famiglie con il loro carico di conoscenze e saggezza, di tradizioni, di storia che hanno vissuto periodi di cambiamenti culturali a testimonianza del passaggio di molte generazioni. La data del 2 ottobre coincide con il ricordo liturgico degli "angeli custodi" nel calendario dei santi cattolici. Quest'anno l'UNICEF dedica la celebrazione della festa dei nonni a tutti i bambini sperduti, in fuga da guerre, violenze e povertà che vivono da soli situazioni terribili senza una guida su cui poter contare, un nonno o una nonna al quale stringere la mano.
Nella ricorrenza della Festa dei Nonni del 2 Ottobre, rievochiamo una filastrocca storica dall'opera di Dialettologia, "Sulle vie dei ciottoli del dialetto canosino". La filastrocca "il pane della guerra" di Suor Teresa Gallo ed evocata in memoria dalla sorella professoressa Titina Gallo, moglie del vegliardo Mario Caporale, cui porgiamo il nostro caro saluto.

Musellòne, Musellòne,
ognè chèse jà nu mulòne,
n'ò dète le zùcchere e nàune le pène,
ce vu mangè li cuppetìdde,
la da fè o macenìdde.

"Mussolini, Mussolini,
ogni casa è un mulino,
ci ha dato lo zucchero e non il pane;
se vuoi mangiare le orecchiette,
le devi fare al macinino".

In tempo di guerra, il razionamento del cibo del 1940, impose la tessera annonaria individuale, detta la 'tessera della fame', che suscitò malumori nella popolazione.Era un documento nominativo, bimestrale che permetteva, in date prestabilite, di recarsi da un fornitore autorizzato per prenotare generi alimentari o di altra tipologia. L'acquirente, dopo una coda spesso molto lunga, la presentava al negoziante autorizzato che tagliava le strisce in cima, imprimendo il proprio timbro. Stampata su carta di colori diversi per distinguere le differenti fasce d'età, la tessera era verde per i bambini fino agli otto anni, azzurra per i ragazzi dai nove ai diciotto anni, grigia per gli adulti. Su ognuna compariva la generalità del possessore, scritta con inchiostro nero indelebile. Il grano, oltre un limite minimo, bisognava consegnarlo all'Ufficio annonario a Canosa, al Consorzio agrario provinciale, situato nella sede dell'attuale Supermercato dei DOK, in via Rovetta. Pertanto non potendo recarsi al mulino, la gente nascondeva in casa il grano, che veniva macinato con stratagemmi, anche …. con il macinino! La tessera ha segnato la vita quotidiana degli italiani per un lungo periodo dal 1940 fino al 1945. Il racconto della nonna vuole educare le nuove generazioni, rileggendo i sacrifici e le rinunce in tempo di guerra, quando la preghiera "dacci oggi il nostro pane quotidiano" era razionata dal Governo e vuole educare ad apprezzare il buon pane di lievito naturale. A Scuola fra i bambini scrivemmo con le colleghe Sabina e Clementina un progetto: "pène e premedòle, se mange péure a la scòle" (pane e pomodoro, si mangia pure a Scuola). Ma ascoltiamo e divulghiamo la voce di un nonno, che entrando dal fruttivendolo di fronte alla Scuola Mazzini ha chiesto in dialetto: "dàmme du premedòle che mangè che le pène", "dammi due pomodori da mangiare col pane". Non è più il pane della guerra, ma il pane della pace e del lavoro, della sana dieta mediterranea.
Buon pane a tutti!
maestro Peppino Di Nunno
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