C’era una volta la camiciaia...

Gina Paulicelli, Francescana non è più tra noi


Mercoledì 15 Marzo 2017 ore 21.52

C'era una volta la camiciaia... "qunàne s'embastève a mène", "quando si imbastiva a mano", unendo due lembi di cotone con cucitura provvisoria, nella connotazione della figura femminile che "sapeva tenere l'ago in mano". Così raccontava Gina Paulicelli un tempo camiciaia, Terziaria Francescana, deceduta all'età di 90 anni presso l'Ospedale di Canosa, dopo essere stata ospite dell'Oasi Minerva, nel conforto delle amiche della Fraternità francescana e dei suoi parenti e nipoti. Ho avuto il piacere di incontrala nella sua abitazione, in un 'sottano' a livello di strada, seduta sull'uscio, nei suoi 86 anni, ascoltando e apprendendo la sua arte di camiciaia e di esperta dei tessuti che abbiamo riportato nel libro di dialettologia "Sulle vie dei ciottoli del dialetto canosino". Nel chiedere conoscenze sul "trecò" di cui parlava la buonanima di mia madre Rosetta, così mi parlò, come riportiamo nel libro, cui si interessò molto dopo la pubblicazione.

Trecò (sost. m.). Significato: tessuto resistente di cotone grezzo. Mia madre cuciva i pantaloni di tricot per mio padre in campagna. Etimologia francese "tricot" (tessuto di cotone). E la nonna Gina Paulicelli, camiciaia, "qua- ne s'embastève a mène", ci descrive i vari tipi di panni in dialetto: la fustàgne (tessuto di cotone doppio); la flanélle (cotone dop- pio caldo); il macò (makò, cotone merce- rizzato dell'alto Egitto) con la cimosa blu; panama; teritàl (fibra sintetica resistente, derivato da ter(eftalico)-ital(iano); per- càlle (cotone lischio e fresco per lenzuola d'estate); pélle d'ùve (pelle d'uovo); lòne (lino); chàntu (shantung in seta, origina- rio della provincia cinese di Shan-tung); taffetà (seta grezza operata, derivata dal persiano taftah, cioè intrecciata); velléute (velluto), come sentivo a Scuola: "mu vène u sugneròne du velléute!". E ancora nonna Gina, senza figli, ma con tante amiche fraterne ci ha riportato molti proverbi nella sua sapienza popolare. Un particolare proverbio ci ha consentito la scoperta delle lunazioni nella cultura popolare. Lo rievochiamo dal libro "sulle vie dei ciottoli" al n. 242 dei Proverbi o meglio "de li pecàbele" (dal lat. vocabulum), come diceva mia nonna Rosinella sulla Via della Passione di paese.

Le lunazioni, quando eravamo povera gente.
Dùdece so li móse, trìdece so le léune,
ma la nòtta cchiù lònghe, quàne te ne vè a còcche disciéune.

(Dodici sono i mesi, tredici sono le lune, ma la notte più lunga, è quando vai a letto digiuno).

Il bel proverbio mi è stato trasmesso da una ottantenne terziaria francescana, Gina Paulicelli. Il proverbio evoca le tredici lunazioni, legate ad antiche tradizioni pagane e popolari. L'anno solare contiene 13 lunazioni con denominazioni rituali della fecondità della terra, legate alle fasi lunari di 28 giorni; l'ultima è la "luna blu". La luna blu, evocata anche dalla canzone "blue moon" del 1934, rappresenta la seconda luna piena di un mese solare, fenomeno raro, che si è verificato nell'agosto del 2013 e nei due pleniluni del Luglio 2015. Ora la notte più lunga è stata quella della morte per la cara nonna Gina e la nuova lunazione ha svelato in cielo il volto di Dio nella sua fede cristiana. Lei aveva conosciuto e stimato Don Peppino Giuliani, partecipando alla vita comunitaria della Chiesa di Gesù e Maria di Canosa di Puglia(BT). La nonna camiciaia non è tra le persone illustri di paese, ma illustra le figure femminili lavoratrici del '900 e ci è maestra con la sua semplicità e memoria popolare. Ti accompagni la nostra preghiera alle tue mani che in vita hanno cucito con ago e filo e ora sono giunte con la Madre Celeste Vergine Maria, con le mani giunte della Fraternità Francescana di Canosa, con la Ministra Maria Grimaldi e le sue amiche fraterne.
Addio nonna camiciaia!
maestro Peppino Di Nunno
Canosa di Puglia, alle idi di marzo 2017
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