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Crollo del prezzo delle ciliegie

Gli agricoltori puntino sull'organizzazione della filiera


REDAZIONE CANOSAWEB
Giovedì 18 Maggio 2017 ore 23.39

Con un crollo del prezzo della qualità "bigarreaux" da 2,2 euro al chilo ad appena 60-70 centesimi, scoppia la crisi cerasicola nella provincia di Bari con relativo allarme speculazione in atto sui mercati a fronte di avversità atmosferiche non rilevanti. Almeno a detta delle stesse associazioni di categoria, come Coldiretti, che denuncia come al nord le ciliegie vengano rivenduta con rincari di oltre il 500%. Alcuni produttori, inoltre, lamentano la mancanza di mediazione, con un vero e proprio "monopolio bello e buono" in atto nel settore, a cui i grandi commercianti replicano asserendo che il crollo dei prezzi è dovuto ai fenomeni atmosferici che danneggiano facilmente le primizie come la "bigarreaux".

"Quel che è certo - dichiara il deputato pugliese Giuseppe L'Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura alla Camera - è che gli anni passano ma chi amministra non si adopera affinché le problematiche di sempre vengano superate. Nonostante la nostra sia la prima regione in Italia per produzione di ciliegie, con il 96,4% concentrato nella provincia di Bari pari al 34% del totale nazionale con ben 47mila tonnellate prodotte e 17mila ettari coltivati, nonché 20 milioni di euro di giro d'affari e circa 10.000 aziende impiegate, si stenta ancora ad attuare quelle necessarie riforme per il futuro del comparto cerasicolo. La filiera agroalimentare - continua il deputato 5 Stelle - riunisce una varietà di operatori (agricoltori, trasformatori, commercianti, grossisti, dettaglianti e grande distribuzione) che operano in un sistema di relazioni fortemente asimmetrico, dove la posizione dei produttori (siano essi agricoltori o allevatori) è tradizionalmente più debole di quella degli acquirenti (industrie di trasformazione e distributori), anche per la possibilità che hanno quest'ultimi di differenziare il prodotto e per il minor grado di concentrazione del settore agricolo rispetto a quelli a valle della filiera. Questa asimmetria - prosegue L'Abbate (M5S) - amplia la sproporzione tra prezzi alla produzione e prezzi al consumo e favorisce pratiche commerciali sleali. Per questo, come già affermato nel 2015, credo sia indispensabile promuovere e potenziare, così come disposto dalla nuova normativa comunitaria sull'OCM unica (Regolamento UE 1308/2013, le aggregazioni tra produttori e quelle tra gli operatori di filiera al fine di stabilizzare i prezzi, incentivare la produzione, gestire le crisi e migliorare la competitività del settore".

Dopo la crisi del 2015, proprio con questi obiettivi, iniziò a prendere piede a Conversano (BA) una OP (organizzazione di produttori) ma il progetto di riunificazione tra produttori, dopo pochi incontri, pare essersi arenato definitivamente. "Infine - conclude il deputato pugliese 5 Stelle - gli agricoltori hanno a disposizione un ulteriore strumento: la Cun.. La Commissione Unica Nazionale, divenuta legge grazie ad un mio emendamento, permetterebbe di conferire trasparenza, compattezza, prezzi più equi e di mercato all'intera filiera. Tocca però ai produttori richiederne l'istituzione e fare in modo che le prerogative normative vengano poi, di fatto, rispettate nella Cun affinché i loro diritti alla redditività siano garantiti".
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