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CANUSIUM -Sorta ai piedi delle Murge, in posizione strategica nel punto in cui il percorso della via Appia Traiana attraversa l'Ofanto, fu, già nel 318 a.C., occupata dal console romano L. Plauzio. Si distinse per la sua fedeltà a Roma, raggiungendo nel III e II sec. a.C. quella prosperità vastamente documentata dai corredi degli ipogei ellenistici, sino alla guerra sociale quando parteggiò per gli italici, accogliendo nell'89 a.C. il generale sannita Trebazio, sconfitto dal pretore C. Cosconio sull'Ofanto. La città romana si sviluppò gradualmente sull'antico centro apulo che aveva un'acropoli in corrispondenza dell'attuale collina del Castello; nella parte bassa, dov'è l'abitato medievale, si possono riconoscere solo alcune tracce di allineamenti stradali regolari piuttosto che un impianto coloniario ben definito sul tipo di Lucera. Nella zona della chiesa di S. Sabino, a giudicare daipezzi architettonici presenti e dalle basi iscritte (tra queste è una dedica a Costantino fatta dal corrector Apuliae Volusio Venusto) doveva sorgere il Foro.
Entro le mura urbane si sono ritrovate le terme, il tempio di Giove e varie domus con mosaici pavimentali della prima età imperiale, mentre ad ovest dell'abitato fu eretto l'anfiteatro. Extraurbano doveva essere anche il tempio su podio di età repubblicana forse dedicato a Minerva, che fu inglobato dalla basilica cristiana di S. Leucio. I monumenti funerari che ancora restano lungo il percorso della via Appia Traiana danno un'idea della prosperità raggiunta nel II sec. d.C. quando la città fu eretta da Antonino Pio a Colonia Aurelia Augusta Pia Canusium e dotata di un acquedotto da Erode Attico. L 'arco in laterizio, coperto forse da lastre marmoree, ad un solo fornice, corrisponde per la funzione, nel punto in cui I' Appia costeggia la città, al ben più monumentale arco di Traiano a Benevento, all'altro capo della tappa appenninica. Gli altri monumenti funerari ripropongono tipologie diffuse nell'area campana e laziale, con camere sepolcrali sovrapposte, vani che si aprono con grandi arcate attraverso le quali erano visibili le statue dei defunti, pareti concave con edicole centrali, poste su alti podi. La tecnica di costruzione in laterizio permetteva finissime soluzioni decorative nella resa delle cornici e negli inquadramenti di archi e nicchie.
Canusium e la viabilità della Puglia romana La politica delle comunicazioni stradali, realizzata dai Romani in Italia Meridionale, in relazione ad un più vasto piano di conquista, ebbe profonde ripercussioni sull'organizzazione del territorio e sul sistema poleografico prima determinato dalle città italiote sulla costa, collegate tra loro via mare, mentre i rapporti con i centri indigeni dell'interno si esercitavano lungo assi di comunicazione corrispondenti alle vallate fluviali. Le grandi strade romane di attraversamento rapido della Penisola ebbero come conseguenza l'esclusione di intere aree, all'interno delle quali i centri abitati subirono un rapido declino. Ciò avvenne in Lucania e nell'area intorno al golfo di Taranto, tagliata fuori sia dal percorso dell' Appia che da quello della strada tirrenica che univa Capua a Reggio. Il fenomeno di emarginazione di Taranto si accentuò con il potenziamento di altre strade nella Puglia centro-settentrionale, alternative al vecchio percorso dell' Appia, come la via Aemilia, la Gellia, che univa Canosa a Bari (dove fu rinvenuto un miliario) e la Minucia. Questo sistema di comunicazioni è stato riconosciuto con sufficiente esattezza e studiato specie nella parte più a Nord (Alvisi), utilizzando l'aerofotografia,i resti di manufatti strad~li, i miliari, come le fonti letterarie e gli itinerari, abbastanza ricchi di informazioni: basti pensare alla satira oraziana che dettagliatamente descrive il percorso sino a Brindisi, alternativo al tratto finale dell' Appia. Anche Strabone si riferisce alla rete viaria che, già nella seconda metà del I sec. a.C., è impostata in quelle linee principali che subiranno poche varianti sino al Tardoantico. Infatti la via più breve per Brindisi, ma percorribile solo a dorso di mulo, che passava per Egnazia, Ceglie, Canosa e Ordona, è quella che Traiano fornì di infrastrutture stradali, ingrandì e fece lastricare per il passaggio dei veicoli. L' Appia era, al tempo di Strabone, già carreggiabile, ma allungava di circa una giornata il viaggio, passando da Venosa a Silvium (Gravina) e Taranto; percorreva quindi quella via istmica sino a Brindisi, che già in età arcaica aveva costituito il tramite naturale dei rapporti tra Greci e Messapi, attraversando le antiche città di Oria e Scamnum. La Puglia settentrionale, che restava tagliata fuori dai due tronconi principali dell' Appia era però servita da altri percorsi stradali, fatti sistemare da Adriano e Antonino Pio: l' Aurelia Aeclanensis, d~ Aeclanum a Ordona, passando per Ausculum, e la strada che costeggiava l'Ofanto, da Canne-Canosa, unendo la costa a Venosa, sulle propaggini del Vulture. In Daunia la litoranea adriatica era collegata alla Traiana da un tratto intermedio che, unendo Aecae (Troia) con Lucera e Arpi, giungeva sino a Siponto, valorizzandone la funzione di porto principale della costa nord della Regio secunda, dove confluivano gli interessi commerciali del Tavoliere e dei centri del massiccio gargaruco. L 'itinerario del pellegrino di Bordeaux, che fece il viaggio di ritorno dalla Terrasanta, ormai nel 334, viag- giando sulla via Egnathia da Salonicco a Valona e poi traghettando di qui a Otranto, ci offre una documentazione molto precisa della viabilità attestando la presenza di mansiones (alberghi per riposarsi) e di mutationes (per cambiare i cavalli). Questa testimonianza, insieme con il rinvenimento di cippi di età costantiniana lungo l' Appia Traiana, mostra che, anche in età tarda, si continuò a dare molta importanza ai collegamenti veloci tra Roma e la nuova capitale d'Oriente. L' Appia Traiana continuava il suo percorso verso sud,parallela alla costa adriatica, toccando Valesio, Lecce e di qui, ad una giornata di viaggio, Otranto, lungo un asse costante delle comunicazioni salentine, sul quale si svilupparono, durante il medioevo, i centri della colonizzazione greco-bizantina. Di altre strade della Puglia meridionale, certo meno importanti, parlano ancora Plinio e Strabone, del tratto costiero per Leuca, attraverso Vaste ( o Castro secondo la T abula Peutingeriana) e dell'altra via interna, da Taranto a Vereto, che toccava i centri più importanti della civiltà messapica, Manduria, Nardà, Alezio, Ugento, tutti in posizione subcostiera, ma facilmente collegati con approdi che continuarono, come Torre S. Giovanni per Ugento e S. Gregorio per Vereto, a svolgere un ruolo, anche in età imperiale, per quei collegamenti marittimi che rivestivano importanza fondamentale in una regione caratterizzata da un cosi notevole sviluppo costiero.
Fonte- La Puglia dal Paleolitico al Tardoromano - Electa Editrice
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