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Il 2 agosto nella Puglia ricorre la Battaglia di Canne avvenuta nel 216 a.C. nei pressi di Canne (apud Cannas). Apprezziamo le iniziative lodevoli che da Barletta valorizzano Canne ed il territorio, ma noto un’ assenza di Canosa e non si cita la storia dell’epoca, quando Cannae nell’epoca romana era un Vicus ed un emporio fluviale di Canusium Apuliae.
Va poi detto che non si può giustamente esaltare la figura, l’intelletto e la strategia militare del condottiero Annibale dei Cartaginesi, senza fare memoria storica e umana dell’eccidio di Canne che riversò sangue da ambo le parti nel fiume Ofanto sia dei Cartaginesi e soprattutto dei Romani, come cita il poeta Virgilio Marone nell’Eneide: “Sanguineus tumidas in campos Aufidus undas eiectat redditque furens sua corpora ripis” (L’Aufido intriso di sangue riversa fuori i suoi flutti rigonfi e rende impetuoso i suoi cadaveri sulle rive).
Forse perché non si studia e si conosce poco il Latino, sfuggono queste conoscenze storiche, ma è rimasto anche il nostro dialetto a ricordare la probabile zona dove avvenne l’eccidio, la contrada dei campi oggi ancora denominata “la chiane du sanghe”.

Ma va anche ribadito da Italici che accanto all’ esaltazione della figura di Annibale, va valorizzato il giovane tribuno Publio Cornelio Scipione, rimasto nei secoli nell’Inno d’Italia e inciso in una colonna da Canosa di Puglia e dipinto su un piatto decorato dei ragazzi della Scuola Media Statale Foscolo Marconi, nel progetto Ab Urbe Condita.
E va anche detto che nella storia non si può parlare di una Battaglia senza ricordare “il giorno dopo” che avrebbe potuto cambiare il corso della storia a discapito della gens italica, senza citare il ruolo di Canosa di Puglia e della Matrona Busa nell’accoglienza coraggiosa dei superstiti, meritando una lode al valore civile dal Senato di Roma.
Per fortuna Tito Livio, principe degli storici, nell’opera Ab Urbe Condita (Libro XXII), ha scritto per le generazioni, e oggi direi per la nuova provincia di BAT, il ruolo di Canusium Apuliae.
Eos qui Canusium perfugerant mulier Apula nomine Busa, genere clara ac divitiis, moenibus tantum tectisque a Caunisinis acceptos, frumento, veste, viatico etiam iuvit, pro qua ei munificentia
postea bello perfecto ab senatu honores habiti sunt.
Quelli che si erano rifugiati a Canosa e che dai Canosini avevano avuto soltanto alloggio entro le mura e nelle case, furono da una donna pugliese di nome Busa, insigne per stirpe e per ricchezze, sovvenuti di indumenti, di frumento e anche di denaro per il viaggio; e per tale Sua munificenza il Senato, a guerra finita, le tributò grandi onori.
Poiché i valori civici oltrepassano le frontiere del tempo e dei secoli e la storia è maestra di vita avanti Cristo e dopo Cristo, si propone senza speculazione di segnalare al Ministero il ruolo di Canusium Apuliae con la richiesta di una medaglia al valore civile per Canosa di Puglia.
Se Annibale e la Battaglia di Canne restano ancora oggi una risorsa culturale, Canosa di Puglia merita di essere riconosciuta una risorsa umana, civile e spirituale accanto alla Matrona Busa, cui era intitolata la strada dove abitava, accanto all’elmo italico del giovane Scipione e di sua figlia, la matrona Cornelia, madre dei Gracchi, la prima donna cui Roma erigerà una statua per le sue virtù perenni.
maestro Peppino Di Nunno, stylus magistri.
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