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C’ERA UNA VOLTA A CANOSA IL GRUPPO SPORTIVO FEMMINILE “GREEN DEVILS” CHE GIOCAVA AL CALCIO...
“Perché, perché la domenica mi lasci sempre sola per andare a vedere la partita di pallone perché?”. Ormai, la canzone di Rita Pavone appartiene alla storia della musica italiana e non è più rivolta al mondo del calcio “prettamente maschile”, giocato tutti i giorni della settimana . Il calcio è uno sport per soli uomini? No, categorico! Le statistiche riportano che negli ultimi anni le squadre di calcio al femminile sono aumentate, il movimento ha avuto uno sviluppo straordinario, tante donne si sono avvicinate al mondo del pallone, si sono appassionate diventando tifose e praticanti.
Le donne si danno appuntamento per vedere le olimpiadi, i mondiali di calcio: il pubblico femminile sui canali di sport e calcio raggiunge il 30%, le ragazze nella fascia tra i 15 e i 24 anni sono le tifose più sfegatate. A testimonianza del fatto che il calcio è anche donna è stato l’inserimento, a grande richiesta, del torneo femminile a partire dalle Olimpiadi di Atlanta nel 1996. Con molto ritardo e un pizzico di rammarico, c’è tanto da scrivere sul calcio femminile, ho deciso di iniziare in questa giornata che si ricordano le 129 donne operaie, tra cui molte italiane, morte a causa di un incendio scoppiato in un laboratorio tessile di New York nel 1908 mentre protestavano contro le disumane condizioni di lavoro. Mi giustifico in parte perché ho dovuto prima documentarmi, come mio solito, raccogliendo dati e notizie, prestando particolare attenzione ai commenti di autorevoli speaker radio-televisivi, prendendo appunti sulla terminologia utilizzata nelle cronache calcistiche “rosa”. Ho notato che nella lettura delle formazioni spesso ci sono numerosi interrogativi del tipo: portiere o portiera? Terzino o terzina? Libero o libera?

Cannoniere o cannoniera?... mentre alcuni termini non possono subire trasformazioni: stopper, centrocampista, ala, goleador. Nel prosieguo dei commenti i cronisti parlano di gioco maschio (duro e grintoso), marcatura a uomo da una parte e gioco a zona… dall’altra, numerosi stop di petto… La più esilarante è stata: “Indossano le scarpe con i tacchetti forse non era meglio vederle con i tacchi a spillo?...nel riepilogo finale il giornalista si è salvato affermando che alcune azioni di gioco non le fanno neanche i maschi! Molti tifosi si son chiesti quando una squadra femminile non rende al massimo, perde di continuo si può inveire, scrivendo sullo striscione :“Tirate fuori gli attributi!”. Un’altra affermazione da eliminare negli spogliatoi maschili è quella pronunciata da molti allenatori irritati : “Il calcio non è uno sport per signorine!”. Carolina Morace, ex calciatrice veneziana che negli anni ottanta ha militato nel Trani ’80, è stata la prima allenatrice di una squadra maschile, la Viterbese in serie C nel 1999, dimostrando savoir faire in panchina e nel ruolo attuale di commentatrice nelle trasmissioni sportive. “Quel sogno che comincia da bambino e che ti porta sempre più lontano, non è una favola e dagli spogliatoi escono i ragazzi…” e “le ragazze”, mi permetto di inserirle nella bella canzone dal titolo “Un estate italiana” dedicata al calcio da un’altra donna Gianna Nannini. Nella nostra città le cronache sportive raccontano che nel 1973 il Gruppo Sportivo Femminile “Green Devils” ha disputato un campionato provinciale.

Nella compagine canosina, presieduta da Di Pinto Domenico e allenata da Angelo Casamassima, erano tesserate: Massari Marica, Piccolo Maria, Piacenza Emma, Abatecola Maria, Rossignoli Agata, Raimondo Franca, Palmieri Maria Antonietta, Fiordeo Annarita, Cignarale Filomena, Acquaviva Grazia, Iacobone Luisa, Maier Elena (capitano), Di Palma Luigia, Todisco Rosanna, Piccolo Teresa, Palmieri Gigia . Le donne giocano bene come gli uomini, però le calciatrici si lamentano nelle interviste perché sono considerate spesso “maschiacci” che non significa essere poco femminile, il fisico muscoloso è sinonimo di atleta in forma, di ore di allenamenti intensi sui campi e in palestra. Inoltre, le partite di calcio femminile non sono trasmesse in TV in prima serata e i giornali danno poco spazio. La parità tra maschi e femmine è un principio sancito dalla Costituzione.
Negli ultimi anni sui campi di calcio il fischietto si è tinto di rosa, molte donne hanno superato gli esami per arbitro, su tutte la fiorentina Cristina Cini assistente arbitrale nel campionato di serie A maschile e in campo internazionale. L’arbitro Silvia Spinelli, barese, davanti a due importanti direttori di gara Romeo e Gianluca Paparesta, per niente intimorita dichiarò: “Con la nostra bellezza possiamo cambiare il calcio, i giocatori si sentono in soggezione e rigano dritto!”. Quale giorno migliore dell’8 marzo “Festa della Donna” per parlare di calcio femminile e delle difficoltà incontrate dal gentil sesso per entrare a far parte di un ambiente maschilista? Auguri a tutte le donne del mondo, in particolare alle mamme che lavano magliette e pantaloncini, a quelle che seguono i figli nelle partite... a Maddalena Strippoli che ha disegnato il calcio tra le bellezze archeologiche di Canosa nel Pallone. Frammenti di Storia.
Auguri Bartolo Carbone
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