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Il 3 febbraio si celebra la memoria di San Biagio, un Santo d’Oriente e d’Occidente, venerato dalla Chiesa Cattolica e dai Cristiani Ortodossi , quale Vescovo di Sebaste in Armenia. Era un medico e fu martire in maniera straziante tre anni dopo l’editto di Costantino del 313 a motivo di persecuzioni romane persistenti nel luogo.
Voglio dedicare questa mia testimonianza umana e professionale alla voce dei maestri e dei professori nel giorno di San Biagio. Dieci anni fa ho incontrato e pregato davanti ad una statua lignea di San Biagio di Ortisei nella corsia del reparto Otorino dell’Ospedale Casa Sollievo di Padre Pio.



Ho lasciato il rapporto di lavoro nella Scuola, ( ma non ho lasciato la Scuola), con il riconoscimento di una causa di servizio, essendomi operato per noduli alle corde vocali, un male professionale dei docenti, usurati oggi ancor più per l’impatto educativo e disciplinare più complesso del passato, quando gli stessi genitori richiamavano con un semplice sguardo il comportamento dei figli. Non è solo una questione disciplinare, ma è l’impegno della voce, strumento per l’insegnamento e l’apprendimento che rende il bambino nella Maieutica socratica partecipe e scopritore delle conoscenze, interprete delle competenze acquisite, gioiosa pagina da scrivere con la bellezza del sapere.
Quanta voce viene profusa a scuola dai maestri con i bambini ..e poi un giorno avverti fatica, disagio nella voce, scoprendo due noduli alle corde vocali, che tu vedi su un monitor nella videolaringoscopia.
Si comincia a fare la logopedia per cercare di recuperare, ma poi occorre la chirurgia con l’apprensione di conoscere il carattere benigno dalla biopsia delle neoformazioni.

Per 15 giorni dopo l’intervento sono stato… muto, evitando di usare la gola ferita: è l’esperienza mortificante ed edificante del silenzio, usando il linguaggio dei gesti e gli stessi biglietti scritti nella pazienza di chi ti aiuta; il collega Antonio mi saluterà a scuola, dicendo col sorriso che si è trattato di un grosso sacrificio per la voce del maestro Peppino. Ma fu ben poca cosa quel silenzio nel vedere in Ospedale le tracheotomie di alcuni pazienti (occorre anche evitare di fumare!) o nel pensare al grande sacrificio di santità del Papa Giovanni Paolo II, il Papa del silenzio nel suo ultimo periodo, impedito nella potenza della Sua voce.
Dopo l’intervento si riprende con la riabilitazione in un periodo di assenza in cui mi sostituì la giovane collega Minerva scomparsa prematuramente, cui va il mio pensiero e la mia preghiera. Si fa la logopedia, tornando a pronunciare correttamente le vocali, come i bambini piccoli!
E’ un esercizio che viene consigliato anche quotidianamente ai docenti per educare bene il diaframma a soffiare aria alle corde vocali, che sono uno strumento a fiato, quel fiato che viene ridotto, strozzato, male convogliato, irrigidito nelle corde vocali.

I logopedisti a ragione mi facevano rilevare che occorre a scuola fare un corso di aggiornamento per impostare bene le corde vocali, ma io osservavo che comunque resta il problema dell’uso e dell’usura della voce e della voce concitata, a volte gridata per richiamare i pericoli, per richiamare le situazioni di conflittualità interpersonale, per richiamare l’attenzione di una classe che negli ultimi decenni è aumentata di numero per la finanziaria, a danno dello spazio educativo, oggi sempre più richiesto (ed è positivo) dal bambino e dal ragazzo.
Nell’ambulatorio dell’Ospedale di San Giovanni Rotondo ho effettuato alcune sedute di logopedia usando il computer, con una tecnologia di progresso in cui la dottoressa mi annotò “lei ha la voce di un tenore!”. Risposi: “lo so, ma ora devo aver cura di una voce ferita”. Mi spiegarono anche dell’uso che facevo e che facciamo noi maestri delle “false corde vocali” nella voce gridata,; -“ma c’è anche qualche cantante che le usa nel proprio stile!”
Ritornai fra i banchi di scuola con l’autocontrollo della voce e ringrazio i medici e il Signore per l’efficienza rimasta, pur nell’iperemia e fragilità che devo cautelare anche dai freddi e dal vento con una vistosa…sciarpa! Imparai anche a riconoscere negli altri la presenza iniziale di difetti vocali, che ho segnalato a beneficio, seguendo il proverbio “vè do patéute e nà une do sapèute” ( ma è meglio incontrare tutti e due!).
La causa di servizio riconosciuta dopo molti anni, come è avvenuto per molti colleghi della scuola italiana, ha riconosciuto un equo indennizzo, per niente equo per un lavoro usurante, non riconosciuto tale. Ma la mortificazione professionale sta anche nel fatto che nell’ultimo decennio i tagli finanziari di diversi governi hanno eliminato il riconoscimento di due anni di servizio ai fini del pensionamento, del rimborso delle spese sanitarie certificate, delle cure termali per curare la voce ferita. Sono tagli finanziari non certo dignitosi del lavoro dei maestri e dei professori, ma grazie a Dio parliamo ancora ai bambini e alla Scuola!
Certo per dirla in dialetto nella cultura popolare del 900, a noi maestri avviene quello che richiamavano alcuni genitori ai figli “m’à fatte fè le scorze enganne!”. Perciò se oggi a volte non viene consentito da alcuni genitori di levare la voce per richiamare alcune situazioni disciplinari, siate voi cari genitori a levare in tempo la voce per educare i figli: sarà un bene per i bambini e… per la voce dei maestri. Alla voce dei maestri ho voluto dedicare questa mia modesta testimonianza, fiero di aver profuso la mia voce fra i banchi di scuola, al servizio che ancora oggi continua nei diversi ambienti, come ho fatto volontariamente il 4 novembre nella stanza del Sindaco di Canosa per l’Albo storico dei Sindaci, davanti a tanti bambini e giovani liceali.
Ma cari bambini, abbiate sempre rispetto della voce dei vostri maestri, perché è importante anche ascoltare e non solo parlare…e questo lo dico anche a me stesso!
Alla voce dei maestri dedico questo giorno e per l’esattezza alla voce delle… maestre, delle gentili colleghe, auspicando che ci sia a scuola anche una voce.. maschile per il completamento delle figure pedagogiche.
Faccio gli auguri alla vostra voce, alla voce dei docenti.
Faccio gli auguri alla Parrocchia di San Francesco e San Biagio di Canosa, dove don Raffaele distribuisce il pane benedetto di San Biagio.
Ho letto questo nome sui Sacri Bronzi della Chiesa di Gesù e Maria: “Parroco don Biagio Saraceno”, che ho conosciuto di persona. Ho visto questa immagine sulla campana del Municipio che rintocca il tempo dell’orologio pubblico, proveniente dallo storico Campanile di San Biagio di Canosa. Ma l’immagine più viva e sofferta è quella della statua lignea nella corsia Otorino dell’Ospedale di Padre Pio. Sia gloria a te San Biagio!
Lodiamo il Signore per la nostra voce!
maestro Peppino Di Nunno
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