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 L’Euribor fa tremare i conti pubblici di molti Comuni, anche del nostro. Il famigerato tasso variabile legato all’euro è arbitro, con il suo andamento (in particolare in questi tempi di crisi), anche del destino delle nostre casse comunali, considerato che l’amministrazione comunale, qualche anno fa, sottoscrisse due contratti swap (derivati finanziari) con Unicredit: il primo (denominato semplicemente “IRS”), stipulato il 17 marzo 2003, il secondo (“Collar Swap”), datato 16 dicembre 2004. Quest’ultimo, per caratteristiche e struttura, è strumento efficiente per la gestione del rischio derivante dalla passività sottostante, rappresentata dall’emissione di B.O.C., Buoni Obbligazionari Comunali, operazione che ha permesso di finanziare l’acquisto del teatro D’Ambra, nonché di disporre di risorse economiche per la realizzazione di opere pubbliche, come si legge sul numero 10 dell’11 marzo 2007 di “CanosaInforma”, notiziario edito dall’amministrazione comunale. Poiché le rate di rimborso del B.O.C. vengono calcolate facendo riferimento ad un tasso variabile, attraverso il “Collar Swap” si è provveduto a fissare un livello minimo e uno massimo del tasso (collare), realizzando un’operazione “di copertura” che può consentire di contenere le perdite generate da un eventuale aumento dei tassi di interesse entro valori predefiniti.
Stabilita la validità di questo secondo contratto, occupiamoci di analizzare più in dettaglio il primo, che fino ad adesso ha reso bene, ma che potrebbe rivelarsi una Caporetto per le finanze pubbliche di casa nostra. Ad oggi infatti, lo swap ha fatto incassare circa 60.000 euro in poco più di cinque anni, ma i rischi che l’Ente ha corso e corre ancora sono notevolmente maggiori dei benefici ottenuti. Infatti, a non far peggiorare il contratto è stata la riduzione “pilotata” di questi mesi del tasso variabile euribor a sei mesi: la certezza che il calo avvenga però anche nei prossimi mesi è da valutare attentamente, vista la mancanza di fiducia che regna sovrana sui mercati finanziari. Il 17 marzo 2003, il Comune di Canosa sottoscrive con Unicredit Banca d’Impresa uno swap che modifica il proprio indebitamento. Il derivato è infatti costruito su un nozionale (importo di riferimento del contratto), in ammortamento, pari al debito residuo di alcuni mutui sottoscritti in passato dall’ente locale.
Con lo swap il Municipio incassa dalla banca un tasso “fisso” (pari a quello pagato sui mutui sottostanti) che va dal 5,85% iniziale al 5,40% dell’ultimo semestre 2015 (anno di scadenza del derivato). Contemporaneamente paga a Unicredit un tasso fisso del 5,60% (che a partire dal 31/12/2011 diventa il 5,35%), se l’euribor a sei mesi (oggi al 2%) è inferiore al 5,80% (dal 31/12/2011 < 6,00%), altrimenti il Comune versa l’euribor a sei mesi più uno spread (ricarico) del 2,40 per cento. Il flusso in scadenza il 30 giugno 2009 è già predeterminato sulla base del valore dell’euribor a sei mesi alla data del 29 dicembre 2008 (3,037%), e sarà quindi ancora una volta positivo per l’Ente (ma si noti che appena il 9 ottobre precedente, il tasso aveva raggiunto il suo livello massimo al 5,448%, avvicinandosi pericolosamente alla soglia del 5,80% che avrebbe invece comportato un onerosissimo esborso per le casse comunali, stimato in circa 60.000 euro: ciò significa che in un sol colpo l’Ente avrebbe dovuto restituire alla banca quanto incassato in cinque anni!). Per la determinazione del flusso in scadenza il 31 dicembre 2009, occorrerà invece osservare il valore dell’euribor a sei mesi al 26 giugno prossimo. Se questo valore sarà inferiore al 5,80% (e molto probabilmente sarà così), il Comune pagherà un tasso fisso del 5,60%, mentre nel caso in cui dovesse risultare superiore al 5,80%, pagherà l’euribor a sei mesi più uno spread del 2,40 per cento.
Con questo contratto l’Ente ha sostanzialmente scommesso sull’andamento dell’euribor a sei mesi: se la scommessa è vincente, cioé il tasso resta sotto il 5,80% (6,00% dal 31/12/2011), il Comune incassa, mentre in caso contrario subirebbe perdite piuttosto elevate e, cosa ancora più grave, senza alcun limite massimo. Il contratto non contiene infatti alcuna opzione cap (copertura massima) che difende l’Ente dal rischio di rialzo dei tassi, ma ha solo opzioni digitali con barriere poste, per fortuna, a livelli attualmente alti. Per fare un esempio: nell’ipotesi più favorevole (euribor a sei mesi sempre inferiore al 5,80% fino al 31/12/2011 e sempre inferiore al 6,00% da quella data in poi), il Comune incasserebbe, fino alla scadenza del contratto (31/12/2015), ulteriori euro 43.000, e questo sarebbe il guadagno massimo che l’Ente potrebbe ottenere; se invece da ora in poi si verificasse sempre l’evento sfavorevole per il Comune (euribor a sei mesi uguale o superiore al 5,80% fino al 31/12/2011 e uguale o superiore al 6,00% da quella data in poi), l’esborso minimo che il Comune dovrebbe sostenere è di circa 500.000 euro.
Il Comune ha incassato fino a oggi flussi positivi per poco meno di 60.000 euro, a cui vanno aggiunti altri 235.000 euro pagati dalla banca nel 2003 (utilizzati per finalità di riduzione della fiscalità locale, come si legge sullo stesso notiziario già citato del marzo 2007). Questi ultimi rappresentano l’up-front incassato dal Comune, dato che il contratto, al momento della sua apertura, aveva un mark to market (valore della sommatoria dei flussi differenziali attesi) negativo (l’upfront è una somma di denaro pagata dall’intermediario alla controparte del contratto, al fine di ristabilire l’equilibrio finanziario della transazione nei casi di valore di mercato negativo al momento della stipula del contratto). Potrebbe essere proprio questa (incasso dell’up-front) la ragione per la quale il Comune è stato indotto a sottoscrivere lo swap, sottovalutandone i rischi connessi. A oggi il prodotto dovrebbe presentare ancora un mark to market negativo per l’Ente, ma di importo decisamente ridotto rispetto a quello iniziale. Se il Comune volesse quindi uscire dal contratto dovrebbe pagare a Unicredit molto meno di quanto incassato fino a oggi.
Tuttavia, eventuali ulteriori abbassamenti della curva dei tassi porterebbero il contratto ad avere un valore ancora migliore dell’attuale, che potrebbe addirittura diventare positivo e ciò consentirebbe al Comune di realizzare un incasso in caso di uscita anticipata. Un eventuale aumento dei tassi a medio termine, però, potrebbe portare la situazione a un peggioramento repentino. Spetta quindi all’amministrazione comunale decidere se continuare a scommettere sulla discesa dei tassi oppure accontentarsi di ciò che è già stato incassato, considerato che “in gioco” ci sono i soldi dei contribuenti.
Giuseppe Cioce
(ringraziamo la redazione di 2 Parole)
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