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Questa redazione partecipa alla gioia del nostro concittadino Vito Balzano, avendo il suo direttore condiviso, qualche decennio prima, le emozioni che egli descrive in questo suo scritto. Grazie Vito a Lei ed a tutti i ragazzi che partecipano al movimento scout di Canosa. Lo scoutismo è una esperienza indimenticabile che la seguirà per tutta la vita...... Estote Parati e "Buona Caccia" a voi tutti! (Mariano ex Caposquadriglia dei Condor del Canosa 1°, ex Rover ex Capo Scout ) .
Chissà che non vengano fuori tutti quei professionisti della nostra città che hanno fatto parte del Gruppo Scout ASCI e GUIDE . Forza ragazzi e ragazze di un tempo, venite fuori........Adriano, Franco, Antonio, Beppe, Felice, Angelo, Nicola, Domenico, Giuseppe, Vincenzo e tanti altri...... tutti professionisti seri e nessuno di loro è stato mai inquisito dalla giustizia .....una intera generazione di "uomini" onesti anche grazie allo scoutismo!
Riceviamo e riportiamo:
Erano passati ormai sette mesi dal mio ingresso nel gruppo, attendevo giorno dopo giorno, che il mio capo Marinella valutasse con successo il mio cammino di avvicinamento e di scoperta dello scautismo. Sette mesi in cui, da perfetto sconosciuto, fui accettato come un fratello, coinvolto sin dalla prima attività come protagonista, sette mesi in cui mi approcciai alla vita scout fatta di corde, nodi, bussole, boschi e fuochi, sette mesi che m’innamorarono dello scautismo.
Quel giorno, all’improvviso arrivò. Mi si avvicinò il capo e mi sussurrò “Vito, sei pronto?” io, da perfetto scout, senza esitazione, risposi con il nostro motto “SEMPRE PRONTO” gonfiando il petto d’orgoglio, e nascondendo a stento la mia emozione. Passata una settimana ci trovammo tutti in chiesa, su al Carmine, vecchia sede del Canosa 1.
C’erano tutti, i miei genitori, le mie sorelle e i miei fratelli scout pronti a testimoniare il mio cammino e lì, ai piedi dell’altare, quel triangolino di stoffa blu – il colore dei fiumi – bordato di verde – colore dei boschi – pronto per essere arrotolato e avvolto attorno al mio collo. Dopo aver partecipato alla Santa Messa, ci ritrovammo tutti vicino all’altare, in cerchio, con lo stesso altare parte integrante del cerchio. C’era Gesù, gli altri scout, i capi, don Michele, io, il fazzolettone e i distintivi, tutti in silenzio, tutti in perfetta uniforme, tutti in calzoncini corti, camicia celeste, scarponcini da trekking, tutti presi da un’emozione forte, chi perché chiamato a promettere e chi preso dal ricordo della propria promessa.

Dopo aver creato l’atmosfera giusta, quella che porta al silenzio e alla riflessione, Marinella mi chiamò davanti all’altare e mi chiese: “Vito, cosa chiedi a questa comunità ?”, ed io cercando di balbettare il meno possibile risposi: “Di diventare uno scout”, e mi invitò a promettere. Di quel momento mi ricordo il silenzio. Feci un passo avanti, con la mano destra feci il saluto scout (indice, medio e anulare distesi verso il cielo ad indicare i tre punti della promessa, ed il pollice piegato sul mignolo a simboleggiare il ruolo di guida e di protezione che il più grande ha nei confronti del più piccolo) e, guardando la croce, recitai la mia promessa: “Con l'aiuto di Dio prometto sul mio onore di fare del mio meglio: per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese; per aiutare gli altri in ogni circostanza; per osservare la Legge scout”.
Subito dopo Marinella, con gli occhi visibilmente lucidi, mi disse: “Sono sicura che farai del tuo meglio per mantenere questa promessa e ricorda: una volta scout, sempre scout”, pose intorno al mio collo il fazzolettone e mi consegnò i distintivi della promessa, del gruppo e tutti gli altri. A seguire gli altri scout mi regalarono dei fermafazzolettone (utilizzati per bloccare il fazzolettone sul petto) realizzati a mano, per sottolineare il legame che da quel momento sarebbe diventato sempre più forte.
Salutai tutta la comunità e ritornai al mio posto, ancora visibilmente emozionato, felice come un bambino, ma consapevole dell’impegno assunto. Da quel pomeriggio di dieci anni fa, ne abbiamo vissute di avventure, io e il mio fazzolettone, sudando alle prese con pali e corde, camminando per sentieri di montagna, bivaccando esausti attorno ad un caldo fuoco serale o semplicemente ammirando il paesaggio che si perde all’orizzonte dalla cima di un monte.
Da allora il mio spirito scout è sempre vivo, e ancora oggi che sono un capo scout, ogni volta che mi trovo davanti ad un ragazzo, pronto ad annodargli il fazzolettone al collo, la mia emozione è sempre forte, ripensando alla mia promessa, e ad ogni promessa ripeto sempre le stesse parole: “Ricorda: una volta scout, sempre scout”, e rivedendo nello sguardo di chi mi sta di fronte la mia stessa emozione, mi ripeto “Se Dio vuole, per sempre”.
Vito Balzano
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