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Il Lapidarium   Il Lapidarium
La raccolta lapidaria della Villa Comunale nasce intorno agIi anni '50.
Mons. Francesco Nicolai.   Mons. Francesco Nicolai.
IL PREVOSTO DEL ‘600 CHE SALVO’ LA CATTEDRALE SAN SABINO
La Prima Cattedrale di Puglia.   La Prima Cattedrale di Puglia.
Chiesa dedicata a Santa Maria collocata accanto al Battistero di San Giovanni.
Martnas c-l  Laganedd ricc   Martnas c-l Laganedd ricc
Purea di fave con pappardella riccia

Il centro di Canusium, sede del corrector Apuliae et Calabriae, è certamente in età tardoantica il più importante della Puglia, sul piano politico-istituzionale e sul piano economico. È naturale che anche sul piano religioso Canosa assuma notevole rilevanza in quanto sede della maggiore diocesi della regione, ruolo questo particolarmente evidente durante il lungo episcopato di Sabino, che copre l'intera prima metà del VI secolo (514-566). Il Dipartimento di studi classici e cristiani dell'Università degli studi di Bari e l'Università degli studi di Foggia, d'intesa con la Soprintendenza Archeologica della Puglia nella persona dell'ispettrice dott.ssa Marisa Corrente, hanno avviato indagini archeologiche in località Colle San Pietro, tradizionalmente indicata come il luogo dell'antica cattedrale canosina, che hanno permesso di verificare tale tradizione e di evidenziare, inoltre, dopo il Battistero di s. Giovanni e il tempio di S. Leucio, un nuovo importante elemento della Canosa tardoantica.
Le indagini hanno avuto inizio nel settembre del 2001. In via preliminare, all'avvio dello scavo era stata effettuata una prospezione geomagnetica, i cui esiti hanno guidato la scelta delle zone da sottoporre a scavo archeologico. Le ricerche hanno portato alla luce un articolato complesso di strutture che documentano la frequentazione del sito in età tardoantica e altomedievale.
Sono state indagate in parte le strutture pertinenti a una basilica a tre navate, separate da un colonnato, e preceduta da un nartece. L'edificio era pavimentato da un mosaico policromo, con le tessere disposte a formare un motivo geometrico. Nel nartece è stato individuato un ricco sepolcreto, le cui tombe sono risultate intatte, poiché coperte in antico dal crollo di uno dei muri perimetrali dell'edificio.
Lo spazio antistante era interessato da un ambiente interpretato come atrio. La parte centrale è risultata pavimentata con un mosaico a grandi tessere di forma quadrangolare disposte irregolarmente. Quest'area era divisa dallo spazio porticato attraverso un colonnato, di cui sono state individuate, per ora, due basi marmoree modanate e uno stilobate. Una delle funzioni primarie del portico fu senza dubbio quella sepolcrale.
Nell'ala porticata meridionale è stata messa in luce una serie di tombe, tutte conservate intatte, che hanno restituito significativi corredi sepolcrali. Al centro dell'atrio è stata individuata una struttura da interpretare come una fontana, collegata a un impianto idraulico che correva al di sotto dei pavimento dell'edificio ecclesiastico ed era collegato all'acquedotto cittadino, costruito nel II secolo.
Le indagini hanno permesso di ricostruire la vita del sito dalle fasi preesistenti la costruzione della basilica fino alle occupazioni più tarde, quando, verosimilmente nel medioevo, alcune capanne circolari furono sistemate proprio al di sopra dei piani pavimentali della chiesa e dell'atrio antistante.
In un'area limitrofa al complesso paleocristiano è stata individuata e parzialmente scavata una fornace, relativa a un impianto di produzione di materiale ceramico e laterizio. La struttura contribuisce ad arricchire i dati acquisiti sul quartiere episcopale, che si può ritenere uno dei più importanti dell'Italia meridionale, e -senza dubbio- il solo ad essere stato indagato in maniera estensiva e sistematica.
 
Gli esiti scientifici delle campagne di scavo sono stati pubblicati a cura dei responsabili dell'équipe nella riviste Vetera Christianorum, 2002 e Archeologia medievale, 2003. A partire dal 2004 gli scavi archeologici interesseranno anche il comprensorio suburbano della città di Canosa in località 'Ponte della Lama'. La necropoli tardoantica individuata a nord-est dell'abitato (a circa 1 km), sul costone che fiancheggia la strada statale Canosa-Barletta, nell'area denominata Ponte della Lama, rappresenta un vasto complesso funerario, solo in parte indagato, che comprende sepolture a cielo aperto e insediamenti ipogei (catacombe).
 

Informazioni presso il Dipartimento di studi classici e cristiani (Strada Torretta - Borgo antico), dott. Donatella Nuzzo, Paola De Santis, Anita Rocco e Giacomo Disantarosa, al numero telefonico 080-5717904 e agli indirizzi e-mail d.nuzzo@dscc.uniba.it - p.desantis@dscc.uniba.it.
Tratto da Principi Imperatori e Vescovi 2000 anni di storia a Canosa.  
«Chi non ha sentito parlare degli ipogei di Canosa? Chi, appena arrivato, non si appresta a dirigersi verso la celebre necropoli? Ahimè è ormai impossibile percorrere questo tragitto senza provare tristezza e pena. Il terreno è stato dappertutto rivoltato, macinato, con febbrile accanimento, con un incredibile desiderio di guadagno. Non ci si è accontentati di portar via gli oggetti trasportabili, sono state mutilate mura, infrante colonne, è stato distrutto di proposito tutto ciò che poteva avere un qualche interesse. Andando avanti di questo passo, tutte le questioni risolte della nostra epoca potranno di nuovo essere messe in discussione dai nostri discendenti:  scomparse le prove, perche le nostre asserzioni dovrebbero avere ai loro occhi un qualche valore?»  
 
Le impressioni di Leon Palustre de Montifaut, l'archeologo francese che  visita la Puglia e si ferma a Canosa nel marzo del 1867 non restano isolate: esse sono condivise, con espressioni più o meno dolenti,dai viaggiatori che nel corso dell'Ottocento toccano, durante il «tour» in Magna Grecia, la nostra regione e si trovano di fronte al paesaggio di una città già grande, ma ora «un ammasso di brutte case e di brutte strade». L 'immagine del passato riemergeva, come è evidente nelle incisioni del Deprez nel Voyage Pittoresque dell'abate di Saint-Non (Paris 1783), dai monumenti medievali, la cattedrale e il mausoleo di Boemondo, dall'arco e dai mausolei romani sulla via Traiana, dagli imponenti ruderi senza nome sparsi lungo il tracciato di antiche strade, segni sconnessi di una storia millenaria. Probabilmente l'insistenza con cui il giudizio negativo sulla città moderna ritorna nelle pagine dei visitatori costituisce in qualche misura un luogo comune riprodotto talora per suggestione altrui più che per esperienza diretta. Purtroppo però ancora oggi il rapporto che la città ha con le sue memorie, quelle dissepolte e quelle del patrimonio ricchissimo del suo sottosuolo, non suggerisce un'impressione diversa.
 
L'edilizia disordinata e in taluni casi selvaggia ha stravolto il senso dell'antico, relegando i monumenti, testimonianze scomode, negli scantinati delle case, o stringendoli d'assedio, privandoli dello spazio per il quale erano stati concepiti, o intercettando e distruggendo per la pianificazione industriale, per le trasformazioni agricole e per la nuova viabilità, le antiche necropoli e i frammenti dell'abitato superstite. Uno strano rapporto questo dei canosini con la loro città: essi sembrano infatti fieri della sua storia, ma trascurano o rifiutano gli strumenti idonei per conservare e valorizzare lo straordinario patrimonio di cui sono depositari e che, proprio per mancanza di un programma unitario di indagine, è recuperato da sempre in maniera frammentaria. Alle lacune topografiche e cronologiche dovute alla casualità dei rinvenimenti si aggiunge la dispersione, nei musei e nelle collezioni private di tutto il mondo, di oggetti rinvenuti sia nel corso dell'Ottocento che più di recente, attraverso le ignobili rapine degli scavatori clandestini....

 
Testo della Dott.ssa Raffaella Cassano Scritta nel 1992 a prefazione del Catalogo
"Principi Imperatori e Vescovi 2000 anni di Storia a Canosa". Edizioni Marsilio Venezia.
 

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