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A differenza che per il Neolitico, la consistenza delle tracce archeologiche nel territorio canosino non è tale da consentire ancora una ricostruzione esauriente perl'età dei Metalli, le cui vicende, strettamente legate, come già per il Neolitico, alla valle dell'Ofanto, vanno analizzate nel quadro più generale di situazioni e rapporti che si stabiliscono in ambiente ofantino e su più larga scala nell'Italia sudorientale.In un'organizzazione del territorio che vede, nel corso dell'età del Bronzo, l'incremento costiero degli abitati, incentivato dall'intensificarsi dei rapporti con il Mediterraneo orientale, cui fa riscontro un'occupazione delle aree più interne fino ai contrafforti murgiani più arretrati, la rete di insediamenti che viene delineandosi lungo il corso dell'Ofanto, soprattutto nel tratto medio-basso, ne conferma l'importanza come elemento territoriale di rifermento primario, per la disponibilità di risorse naturali e per la funzione di collegamento e di penetrazione verso l'interno.
Per vocazione naturale l'Ofanto, che si origina sull'altopiano irpino non lontano dal Sele, costituisce un tramite diretto tra i versanti adriatico e tirrenico. Nel suo percorso di 130 chilometri caratterizza e definisce ambienti diversi, di pianura e bassa collina nel medio-basso corso, nel tratto alto con le caratteristiche pedemontane e d'alta collina del Vulture e delle Murge alte. Elementi per ora molto sporadici e non particolarmente caratterizzati da un punto di vista tipologico, come alcuni frammenti d'impasto pertinenti a pareti di contenitoci, a volte con decorazione a cordone, e per questo non più che genericamente inquadrabili nell'età del Bronzo, emergono tra la messe eterogenea di reperti di superficie da alcune tra le principali aree archeologiche del territorio di Canosa. Tra queste il Castello, sede preferenziale per la posizione dominante in altura (140 m sul livello del mare), alle ultime propaggini settentrionali delle Murge, affacciata sulla valle dell'Ofanto, e l'area di San Leucio, alla periferia di Canosa, su una serie di terrazzamenti rilevati a sud del Castello.
C'è da augurarsi, in entrambi i casi, che future indagini possano evidenziare, in una situazione stratigrafica resa complessa dall'intenso sfruttamento insediativo di epoche diverse, le tracce della frequentazione protostorica. Non è inoltre possibile allo stato attuale, per mancanza di elementi, precisare l'attribuzione dell'area di tumuli segnalati da latta in località Murgetta a sud di Canosa, che sembrerebbero rientrare nella stessa tipologia delle tombe a tumulo con loculo o cassa centrale a lastroni attestata sulla vicina Murgia andriese, alle pendici del sito di Santa Barbara, inquadrabili a grandi linee tra la fine dell'età del Bronzo e la piena età del Ferro e che, comunque, sono indicativi di un'occupazione circostante la collina di Canosa fitta di presenze. Lo iato nella documentazione, certamente apparente, è dovuto allo stato della ricerca e, di conseguenza, l'impressione di un avvicendamento insediativo non del tutto privo di soluzione di continuità, è bruscamente interrotta dalla documentazione della necropoli del Pozzillo). Scoperta ne11969, a NO della collina del Castello sulla sponda destra dell'Ofanto, formata da più di due cento cinerari deposti gli uni accanto agli altri entro pozzetti artificiali, protetti da pietre, in base alla tipologia dei contenitori e degli oggetti di corredo, il suo utilizzo è stato collocato tra il 1400 e il 1200 a.C. .
Un gruppo di cinerari di forma globulare, con orlo svasato e decorazione incisa a meandro a nastro campito da punteggio, a catena di losanghe opposte ai vertici tra due nastri orizzontali, a scacchiera e, in un caso, a linea ravvolta in più spirali a nastro liscio su un'olla a breve collo cilindrico, attesterebbe l'orizzonte più antico, da collocare nell'ambito del XIV secolo a.C. . Una fase più recente, che scenderebbe fino al XV secolo a.C., è documentata da un gruppo di contenitori situliformi e di forma tendente al biconico preludenti i tipi della necropoli di Torre Castelluccia. L'analisi puntuale del materiale e delle relative associazioni potrà consentire l'inquadramento contestuale del complesso. Al momento, insieme alla sepoltura a cremazione di Molinella, la necropoli del Pozzillo, nelle sue attestazioni più antiche, documenta la precoce diffusione del rito dell'incinerazione, sulla spinta delle relazioni più strette con il Mediterraneo orientale, in un'area in cui convivono forme e riti funerari estremamente diversificati.
Ci si riferisce, in particolare, all'uso di tradizione più antica della cavità naturale o artificiale o alla costruzione di grandi tombe monumentali, in devato o ipogeiche,sul cui significato e sulla cui destinazione esiste attualmente un largo dibattito.. La densità di deposizioni e l' omogeneità dei corredi, privi di particolari beni di prestigio da considerare elementi di distinzione, porterebbe a non restringere la destinazione ad un ambito familiare, ma a vedervi piuttosto l'utilizzo da parte di una intera comunità. Seguendo la riva destra dell'Ofanto, benche sulla base di una documentazione affatto esauriente, si può tuttavia seguire con maggior continuità lo sviluppo e l' avvicendamento di fasi nell'area di Canne. In località del Pozzo alcuni elementi sporadici come una ciotola monoamata in impasto scuro con ansa a nastro verticale fortemente schiacciato, orlo sottolineato da linea continua incisa e decorazione a triplice linea a largo zig-zag corrente, di tipologia Laterza, rinvenuta in una tomba a pozzetto, portano a riconoscere le tracce di un popolamento che passa attraverso la prima età dei Metalli. I riferimenti più immediati di supporto al quadro frammentario che si può per il momento delineare sono da ricercare in quei siti di lunga durata, gravitanti nella valleofantina, e che, per essere stati oggetto di indagini sistematiche, offrono una documentazione più completa, anche in senso diacronico. il territorio per esempio, a SO di Canosa, oltrepassato l'Ofanto, offre in questo senso già una serie di dati interessanti di confronto, con un'evidenza Picena, con distribuzione prevalentemente meridionale: il complesso nelle sue caratteristiche composite attesta la formazione di una koine metallurgica meridionale ben rappresentata in ambito pugliese .
I riferimenti più immediati di supporto al quadro frammentario che si può per il momento delineare sono da ricercare in quei siti di lunga durata, gravitanti nella valle ofantina, e che, per essere stati oggetto di indagini sistematiche, offrono una documentazione più completa, anche in senso diacronico. il territorio per esempio, a SO di Canosa, oltrepassato l'Ofanto, offre in questo senso già una serie di dati interessanti di confronto, con un'evidenza archeologica ben più consistente ed organica nel sito di Santa Maria di Ripalta, su di un'alta balza scoscesa, dominante la valle ofantina, e, risalendo più a monte, oltre i confini pugliesi. L'attività prevalente nell'economia di sussistenza era costituita dall'allevamento, testimoniato da un'alta percentuale di ovicaprini, integrato dalla caccia al cervo. A fasi più avanzate dell'età del Bronzo è da riferire lo strato medio, con capanne circolari con pavimentazione in tema in cotto, su un vespaio formato da uno strato di ciottoli fluviali. La vita dell'insediamento sembra concludersi nel corso del IX secolo a.C.: all'ultima fase sono da riferire capanne di grandi dimensioni, con focolare a lastre litiche giustapposte. Accanto agli impasti fa la sua comparsa la ceramica dipinta protogeometrica japigia. La constatazione dell'esistenza di differenti moduli espressivi dell'immagine femminile, per cui stenta per il momento a ricomporsi un philum continuo, porta d'altra parte a valutare il grado di autono- mia nell' ambito del quale le singole culture neolitiche si esprimono con produzioni originali, se pur riconducibili a matrici ideologiche comuni.
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